Il sonno della ragione

“Salendo a Palazzo Chigi, il professor Mario Monti aveva promesso mari e monti; come, del resto, pareva suggerire il suo nome stesso – perdonate la facile ironia. La promessa era contenuta in misure economiche conosciute come “Salva Italia”. È sembrato all’inizio che la “salvezza” dovesse venire, principalmente, dall’abbassamento dello spread dei titoli di stato. Risparmio ai lettori le mie personali considerazioni sul valore effettivo di questo indicatore economico; da incompetente in materia, me lo immagino come il tachimetro della mia automobile che si limita a registrare se ho pigiato troppo sul pedale dell’acceleratore. È una cosa che serve soltanto a evitare una multa dell’autovelox; ma manco per sogno posso illudermi serva a far andare meglio l’automobile.

Tenere cioè sotto controllo lo spread – questo possono capirlo anche i bambini – non basta a far andare meglio l’economia. Nemmeno il prof. Monti, ovviamente, pensa una cosa del genere. Ed è per questo, probabilmente, che ha dovuto inasprire le misure “Salva Italia”.

Su questo non ci sarebbe niente da dire; si sa che per salvare il malato bisogna dargli, talvolta, medicine amare. Tutti i farmaci sono un po’ tossici. Pensiamo, per esempio, alla chemioterapia.

Ovviamente, anche nel campo dell’economia, c’è cura e cura. La vera ricetta del governo è quella di rientrare al più presto dal debito pubblico. In sostanza, questa è la più tossica delle terapie che ci potessero dare. Dobbiamo sottoporci – è bene che gli italiani lo sappiano – a una pesante chemioterapia. Sopravvivrà il malato? Non è sicuro. Non tutti, almeno, sopravvivranno. La tua famiglia ha dei debiti e tu dici a tua moglie, ai tuoi figli, che bisogna rientrare dai debiti e che quindi, se si vuol salvare la famiglia, da quel giorno in poi non si mangia più. È chiaro che in questa maniera non si salva la famiglia. Mi spiace che il prof. Monti si faccia questo tipo di illusioni.

Salvare l’economia azzerando il debito pubblico, non è sicuro che salva l’economia. Salverà al massimo il bilancio dello Stato. Capisco perché un governo confonda l’economia nazionale con il bilancio dello Stato. È una cosa che conviene ai governanti: dovesse  crollare l’economia, potranno dire di aver salvato comunque qualcosa.

Il prof. Monti deve fare urgentemente qualcosa per chiarire l’ambiguità di una pericolosissima situazione che potrebbe avere conseguenze molto spiacevoli. Queste cose – faccio un paragone – i medici le sanno benissimo; un medico serio, oltre a conoscere le conseguenze di una malattia, deve conoscere anche le conseguenze della terapia. Perché i medici sanno che ci sono dei malati per i quali la terapia è più pericolosa della malattia stessa. Perciò a un buon medico non si chiede tanto quale medicina bisogna prendere, ma quale probabilità di guarire ha il malato.

Quando un malato deve sottoporsi a una chemioterapia, non gli interessa sapere come questa agisce tecnicamente, ma quali speranze di sopravvivenza il medico gli dà. Gli interessa sapere a questo proposito quali conoscenze ha il medico cui si è affidato. Non è una questione di scienza, dunque, ma di conoscenza. In altri termini: il problema, non è tecnico, ma culturale.

Purtroppo, però, Mario Monti è un tecnico. E i tecnici hanno questo limite: ti danno tante ricette, ma nessuna speranza. Invece, è proprio la speranza ciò di cui abbiamo bisogno.

P.S. Apprendo che a Bologna un imprenditore disperato si è dato fuoco. Ha lasciato delle lettere in cui ha spiegato che non riusciva a tenere in piedi la sua azienda. Del mio discorso, è questa una conferma che avrei preferito non avere mai. È proprio la speranza ciò di cui abbiamo bisogno.

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.