Il surrealismo concreto degli Heroscimmia

Quando ero bambino non avevo granché voglia di studiare. Anche io rientravo tra i cosiddetti “intelligenti che non si applicano”, e che hanno continuato ad applicarsi a fasi alterne nel prosieguo di una carriera scolastica trascorsa a lottare contro il mostro invisibile della omologazione e dell’impostazione poco stimolante del sistema.
In me, infatti, c’era una dote innegabile che nessun docente poteva fare a meno di notare, trovandosi spesso a doverci fare i conti: la fantasia.
E’ la fantasia che mi ha guidato tra i banchi e le cattedre e che mi ha sempre permesso di cercare percorsi alternativi a strade spesso tortuose o dissestate.
Ed è la fantasia che oggi, purtroppo, manca, complici l’appiattimento sentimentale, emozionale, agevolato da una onnipresente televisione stupida che instupidisce e di una rete spesso alienante.
Ecco perché chi è fantasioso cerca a tutti i costi di conservare, immutato, in sé questo dono, tentando di condividerlo con chi dimostra di volerlo apprezzare e farlo proprio.
L’arte, in quest’ottica, ha una grossa responsabilità e infinite possibilità e gli Heroscimmia, alla quarta uscita discografica, imponente come al solito nella mole di tracce al punto da essere doppia, intitolata “I like Gazebo”, mettono in pratica il concetto con la musica, abbattendo le barriere dei generi, la necessità di giustificare suoni e parole entro qualunque classificazione, decidendo di parlare direttamente alle sinapsi degli ascoltatori, raccontando loro il reale mediante un sistema figurativo e umano che pero’ lo supera, una sorta di sublimazione della quotidianità per approdare ad un livello di comprensione successivo e in codice, riservato soltanto a chi è ancora pronto a recepire, sensibile e capace di immaginare.
Gli Heroscimmia, così, con una naturalezza quasi inconsapevole, si sono trasformati progressivamente nei fautori di una sorta di nuova corrente filosofica, il surrealismo concreto, neologismo che riassume bene quanto Antonio Andrisani, con le parole e le voci, e Peppino De Florio, con i suoni e la musica, fanno: rielaborare la quotidianità, mettendone in luce funzioni (dimenticate) e disfunzioni (assecondate), con una capacita di innalzarla ad una dimensione surreale per, in un ossimoro senza precedenti, renderla ancora più concreta.
Analizzare ogni testo con questa chiave sarebbe impossibile, visto che il doppio cd è composto da 62 tracce, e poi, parafrasando la song “Tagli”, “con tutti questi tagli alla cultura sarò sintetico”: “I like Gazebo” e’ filosofia post-contemporanea, avanguardistica, ed è il tipico disco-spartiacque di una band. Dopo questo lavoro gli Heroscimmia non saranno più gli stessi, dovranno alzare ancora la posta in gioco, osare ulteriormente.

Cosa faranno ora? Bella domanda, ma altrettanto bello sarà attendere che maturino i tempi per la risposta. E’ confortante sapere che nella musica, se pure quasi sempre e solo in quella underground, ci sia ancora la possibilità di contare sull’imprevedibilità, che è ancora possibile restare sorpresi.

Intanto, gli Heroscimmia ci omaggiano del loro nuovo video, in anteprima per F052 e pubblicato nella mediagallery, realizzato per il brano “Vivere e morire negli anni ’80”. Buona degustazione.

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.