Il tappo della gassosa

 

La mia generazione  ricorda con nostalgia alcune cose ormai scomparse dalla scena economica italiana. Una di queste è la gassosa. Per il vero, ci sono ancora piccole produzioni anche in Basilicata di quell’acqua frizzante aromatizzata leggermente al limone e con poco zucchero. Imprenditori da premiare, innanzitutto per il fatto di essere sopravvissuti alla concorrenza delle multinazionali “gassate” che dominano il mondo. Anche i colossi producono una sorta di gassosa, ma più zuccherata e con un sapore marcatamente dolciastro. Per la gassosa siamo, ormai, al prodotto di nicchia, dal momento che in Europa, penso, la produca ancora la Spagna, la famosa “Gaseosa Casera”. Tramontati i tempi in cui si “migliorava” il sapore del vino che viaggiava verso l’aceto con  l’espediente di mescolare tre quarti di rosso con una gassosa, oggi ben pochi la bevono e, soprattutto, la riescono a trovare nelle rivendite. Ora la gassosa è soggetta alla normativa comunitaria sull’igiene e la preparazione delle bevande. Sterilizzata e sigillata con il tappo a corona, ci fa tornare agli anni Cinquanta, quando la chiusura delle bottiglie era costituita da un tappo a leva di ceramica e una guarnizione di gomma di colore arancione. Il vetro, ovviamente, a rendere. Erano tempi in cui non si sprecava niente e le bottiglie di gassosa potevano contenere una giusta dose di vino per il pasto di chi restava sul luogo di lavoro o essere utilizzate per la preparazione della salsa di pomodoro “a pezzetti”. Qualche anno prima, nel secondo dopoguerra, l’imbottigliamento delle gassose era fatto in modo geniale, ma  non del tutto igienico. Le bottiglie contenevano, al loro interno, una pallina di plastica dura che con l’effetto del gas immesso all’interno, faceva salire la piccola sfera. La pressione del gas la manteneva in posizione di chiusura, tanto che per berne il contenuto bisognava vincere la pressione del gas, spingendo con l’indice la pallina nella bottiglia, con la buona pace di ogni norma igienica. Del resto, uscivamo da una guerra devastante, che ci aveva lasciato morti, macerie e pidocchi. I parassiti furono sconfitti dal DDT, che poi si rivelò essere terribilmente cancerogeno e fu sostituito con altro. Noi, quelli del tappo di gomma, eravamo considerati dei fortunati, perché non avevamo vissuto il peggio della guerra, ma solo il “meglio” del Piano Marshall e delle sue ultime provvidenze.Tappo di ceramica compreso, roba da privilegiati.

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.