In un disco tutto il Teardo per il cinema

Questa penultima settimana di novembre per gli affamati di nuove, e soprattutto interessanti, uscite discografiche sul mercato italiano si apre con una “chicca”.

Da oggi, infatti, nei negozi di dischi e negli store on-line, è disponibile “Music, film. Music.”, una raccolta delle migliori composizioni (21 per l’esattezza, ndr) per il cinema scritte e interpretate da Teho Teardo, al momento IL compositore più quotato tra le new generation della settima arte italiana.

Nell’arco di pochi anni, dal 2000 ad oggi, Teho Teardo è riuscito a ricavarsi un posto prestigioso tra i compositori da cinema, complice uno stile veramente originale, poco italiano e molto europeo (sarà perché è friulano? ndr), che è stato capace di connotare indelebilmente, rendendole ancor più distinguibili, pellicole già di culto, oltre 20, otto dei quali rientrano in questa raccolta. Oltre a “Il divo” di Sorrentino, già citato nella copertina con il camaleontico Toni Servillo di spalle in vesti “andreottiane”, nella tracklist ci sono brani tratti da “Il gioiellino” di Molaioli; “Una vita tranquilla” di Cupellini; “Gorbaciof” di Incerti; “Il passato è una terra straniera” di Vicari”, “La ragazza del lago”, ancora di Molaioli; “L’amico di famiglia”, altra pellicola di Sorrentino e “Lavorare con lentezza” di Chiesa”.

“Music, film. Music.”, con la sua uscita, colma un vuoto editoriale non indifferente per gli estimatori di Teardo ma scegliere le composizioni da inserire al suo interno, come lo stesso Teho ha spiegato in esclusiva a F052, è stata veramente un’impresa ardua. Ecco l’intervista:

Circa dieci anni di produzione confluiscono in un unico cd: una selezione difficile o naturale?

Ho dovuto lasciar fuori molti brani a cui tenevo particolarmente, ma è anche il bello delle raccolte. In ogni caso sono soddisfatto del risultato perché suona come un album e non come una semplice collezione di musiche prese da contesti diversi. Inoltre non ha nulla di celebrativo.Che percorso evolutivo, dal tuo ascolto in primis del disco, emerge a livello artistico e compositivo?

Che percorso evolutivo, dal tuo ascolto in primis del disco, emerge a livello artistico e compositivo?
Che ad ogni risultato ottenuto corrispondono svariate possibilità ancora da esplorare, come se qualcosa intervenisse sempre a smorzare gli entusiasmi per i risultati costringendoti piuttosto a guardare direttamente quanto ancora rimane da fare, da capire.
Immagino l’ascolto di questo disco accompagnato dalla visione muta delle sequenze cui fanno riferimento i brani che contiene: la tua musica è fortemente evocativa, di pulsioni positive ma anche negative, e sembra plasmarsi perfettamente, in modo armonico per dirla in termini musicali, sulle immagini. Quasi come se sceneggiatura e partitura fossero state scritte contestualmente…
La musica è sempre scritta sulla sceneggiatura e per un bel po’ entrambe rimangono sorelle, comunque intime.  La musica, a differenza di altri ambiti espressivi ha la capacità di manifestare, di rendere visibili i suoni. In quello sguardo incontro il cinema.
Eppure, a volte, i suoni utilizzati, principalmente quelli che richiamano la tua matrice industrial, teoricamente striderebbero con la situazione in sé narrata nella sequenza, ciò però non accade…

La mia presunta matrice industrial è un’invenzione della stampa. Ho esordito da ragazzino facendo dischi molto rumorosi e sperimentali che per comodità di catalogazione sono stati etichettati in quel modo, anche per il periodo storico in cui sono usciti, ma poi c’è stata un’evoluzione che porta al suono in cui mi muovo ora. La presenza del rumore nella mia musica può innescare paralleli con l’industrial, ma a me quel genere, proprio in quanto tale, interessa meno.  Per me si tratta di suono, il suono contiene anche il rumore e nella ripetizione di entrambi ci sono i riferimenti di cui parli, ma poi potrebbero esser anche qualcosa di radicalmente diverso.

Sei sicuramente il compositore più interessante, al momento, tra le nuove leve italiane, e sul disco spicca un messaggio di Morricone. Lui, diciamolo, è il primo grande sperimentatore nelle soundtrack tricolori?

Ennio Morricone ha portato al cinema elementi musicali che solitamente non c’erano nelle colonne sonore. Andrebbe ricordata la sua presenza nel Gruppo di Nuova Consonanza. Ha lavorato tantissimo e con registi dal talento straordinario, una stagione irripetibile. Non credo oggi avrebbe a disposizione una schiera così numerosa di talenti del cinema. Sono onoratissimo che abbia deciso di scrivere le note introduttive del disco, anche perché credo non sia un gesto che solitamente compie e mi piace pensare alla sua musica perché andava ben oltre il film ed è quanto mi interessa nel rapporto tra musica ed immagine. Nel disco c’è anche una frase di Colin Newman degli Wire che riguarda la mia musica, quando l’ho letta mi ha steso. C’è talmente tanto in me dei suoi dischi…

Visto che parliamo di colonne sonore e di cinema, salutandoti: a cosa stai lavorando ora?

Sto lavorando a Diaz, il nuovo film di Daniele Vicari sui fatti di Genova durante il G8. A teatro tutto il mese di febbraio 2012 sarò in tour con Elio Germano per il nostro progetto Viaggio al termine della notte, tratto dal capolavoro di Celine.

Teho Teardo sul web: www.tehoteardo.com

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<p>La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.</p>