Incontro tra Titani

 

Non credo che Sergej Mihajlovič Ejzenštejn abbia bisogno di particolari presentazioni. Nel nostro paese gode di una certa fama anche per una celebre scena di un film di Fantozzi in cui uno dei capolavori del cineasta russo viene definito con un colorito epiteto. Ma, a parte questa aberrazione nella catena della comunicazione, Il regista de “La corazzata Potemkin” è uno dei più importanti ed innovatori registi della storia del cinema, definito all’unanimità, il padre del “montaggio”. La sua ricerca in tal senso, è documentata negli importanti testi  che ha dedicato alle assolute potenzialità estetiche ed intellettuali del montaggio nel creare emozioni e convincimenti nello spettatore.

Meno noto è il saggio di Ejzenštejn dal titolo inequivocabile: Walt Disney (1). Il geniale autore sovietico aveva del collega americano una stima che rasentava la venerazione. Ecco cosa scriveva:

A volte ho paura a guardare le sue opere. Paura di quella loro perfezione assoluta. Sembra che quest’uomo non conosca la magia di ogni mezzo tecnico, ma sappia anche agire sulle corde più segrete dei pensieri, delle immagini mentali e dei sentimenti umani. Cosi’ dovevano agire le prediche di San Francesco D’Assisi, cosi’ ci incantano i dipinti del Beato Angelico, cosi’ ci affascina Andersen, e Alice nel suo Paese delle meraviglie. Disney è, molto semplicemente, “al di là del bene e del male”. Come il sole, come gli alberi, come gli uccelli, le anatre, i topi, i cerbiatti e i piccioni che attraversano il suo schermo.

Questa dichiarazione di ammirazione e di amore illustra egregiamente la totale considerazione che Ejzenštejnnutriva per il “mago” di Burbank, o meglio, per il “Santo” di Burbank. Tra i tanti meriti tecnici e poetici che il regista russo attribuiva a Disney, quello che forse, lo colpiva di più, era la sua capacità di umanizzare gli animali ed infondere loro un’anima. E attraverso questi disegni viventi raccontare poeticamente la natura e l’umanità, mirabilmente compenetrati l’una nell’altra.

Il 12 maggio 1930 Sergej Mihajlovič Ejzenštejn sbarca in America, a New York, con un contratto cinematografico siglato a Parigi con i vertici della Paramount. Hollywood punta sul celebrato regista russo come risorsa rigenerante per la propria industria cosi’ come aveva fatto con Ernst Lubitsch e Eric Von Stroheim, tra i tanti. L’avventura americana di Ejzenštejn si rivelò presto una disavventura. Il grande innovatore del cinema non solo non riusci’ a ricoprire il ruolo che Hollywood gli proponeva, ma si rese presto un personaggio scomodo, a causa della sua proverbiale irrequietezza e della sua insofferenza verso l’etichetta borghese. Tra le tante disillusioni di Ejzenštejn nei confronti del Paese che aveva idealizzato, la più cocente fu proprio quella di constatare che l’industria cinematografica americana fosse del tutto scollegata dalla società e dai suoi bisogni. Fenomeno invece fondamentale nella cinematografia del suo Paese.

Ma, a parte questo disagio culturale e produttivo, la sortita americana permette ad Ejzenštejn di realizzare il suo sogno. Incontrare Walt Disney. I due non si frequenteranno molto durante la trasferta statunitense ma ebbero modo di conoscersi e di scambiarsi reciproca ammirazione. Alcune voci riferiscono addirittura di un progetto cinematografico da realizzare in tandem. Non oso neanche immaginare cosa sarebbe potuto venir fuori. Di certo sarebbe stato grandioso. L’incontro con Walt Disney rimane l’unico regalo che Ejzenštejn riceverà in America prima di trasferirsi in Messico per nuove imprese cinematografiche. Persino Charlie Chaplin, altro suo mito, lo delude quando ha modo di frequentarlo nel privato ma Walt Disney no. Non Disney, l’unico uomo che era riuscito ad “animare” davvero i cartoni.

(1) Pubblicato dall’”enigmatica” casa editrice SE nel 2004 a cura di Sergio Pomati. 

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