Intervista: Amerigo Verardi

 

Ho molto amato gli Allison run. Ho ancora tutta la discografia in vinile. Mi sembrò un miracolo, al tempo, che un brindisino potesse scrivere canzoni di matrice pop anglosassone, tanto sofisticate. Poi sono arrivati altri progetti altrettanto interesssanti, forse ancor di più, i Lula ed i Lotus e la produzione per band illuminate dalla luce della popolarità. Deus ex Machina di questo imprevedibile e coraggioso Teatro musicale è Amerigo Verardi. L’artista pugliese preferisce la luce dell’ispirazione e della indipendenza a quella elettrica dei grandi riflettori. Per me che lo seguo da sempre è un grande privilegio intervistarlo per voi.

 

Amerigo, non sei su Wikipedia. Come si conquista questo privilegio?

Ma è terribile, ero assolutamente convinto di esserci… dici che se entro in politica, corrompo dei giudici, distribuisco mazzette, faccio leggi per parare il culo a me e ai miei sicari, mi metto in affari con la mafia e induco minorenni alla prostituzione, mi inseriscono?

A quale progetto stai lavorando in questo periodo?

Stiamo per concludere i mix e la masterizzazione dell’album a nome Amerigo Verardi & Marco Ancona. La Lobello Records lo pubblicherà in ottobre. Contemporaneamente, tra luglio e settembre sono in studio con i Missiva per la produzione artistica del loro secondo album… sono ragazzi che meritano molto, hanno un grande cuore, una grande energia e un muro di suono davvero notevole. Poi ci sono altri due progetti in cantiere, ma è ancora troppo presto per parlarne.

I tuoi progetti dagli esordi pop (in inglese) sino all’ultimo intransigente lavoro come Lotus sono ingiustamente misconosciuti ai più. Ma a pensarci bene, come poteva essere altrimenti in un Paese come il nostro? Sarà pure reale ma fa impressione.

Non so, io sono concentrato su altre cose… una rivista specializzata ha inserito uno dei miei dischi tra i migliori 100 di sempre della musica rock in Italia… ma anche questo giudizio lascia il tempo che trova… non è che la presunta ufficialità di un consenso ti renda effettivamente migliore o peggiore, al massimo ti può aiutare a guadagnare più quattrini… e il che non è comunque male se serve almeno a realizzare cose che desideri di base, come una casa dove stare con la tua famiglia e uno stanzone per suonare e registrare musica. La mia occupazione sul pianeta Terra è creare musica che mi dia intima soddisfazione e che possibilmente possa essere da stimolo per gli altri… ed è questo ciò che considero il mio vero privilegio, e non certamente il fatto di essere eventualmente inserito su Wikipedia da qualche parte tra Manuel Agnelli e Adolf Hitler. La mia preoccupazione è come riuscire a procurarmi da vivere con queste attività, cosa assolutamente non semplice in un’Italia così immiserita sotto il profilo culturale e non solo. Di certo preferisco arrangiarmi con poco e fare qualcosa che amo fare piuttosto che regalare il mio tempo a un lavoro di cui non me ne frega un accidente, o peggio, sprecarlo tra coloro che sgomitano per arraffare il più possibile sfruttando l’ingenuità o l’ignoranza delle persone. Io produco suoni e sensazioni, qualcuno può inventarsene o no un uso per la propria persona, oppure può preferire altri suoni ai miei. Mi sta bene tutto questo, non ho niente da recriminare, per me il mondo non si divide tra quelli che mi conoscono e mi apprezzano e quelli che invece no… Hai citato l’album dei Lotus… io sono convinto che sia una delle cose migliori che ho pubblicato, anche se la critica ufficiale sembra averlo un po’ snobbato. Ma d’altronde, e questo è peggio, l’ha in qualche modo snobbato anche la Mescal che era la mia etichetta… hanno avuto la faccia tosta di rifiutarsi di spendere un centesimo per pubblicizzarne le canzoni con uno o più videoclip anche quando – come nel caso  di IO SONO IL RE – la canzone era entrata miracolosamente nella classifica dei primi 30 singoli più venduti. Si può essere più indifferenti e autolesionisti? Per uno come me è terribile lavorare con gente così, perché io stesso sono uno che non sa affatto curare i propri interessi, è sempre stato il mio limite. Mi ha fatto specie leggere parti dell’intervista fiume in ventitrè puntate a Valerio Soave sulla rivista IL MUCCHIO, è sorprendente notare come certe persone si mostrino così convinte di essere sempre nel giusto. Ha fatto passare alcuni dei suoi artisti come degli stronzi ingrati, e magari avrà pure le sue ragioni per pensare così, io non posso sapere come stanno veramente le cose e non voglio difendere proprio nessuno né entrare in affari che non mi riguardano… però so che per sei mesi ho dovuto tendere dei veri e propri agguati telefonici a Soave per farmi dare ciò che avevamo pattuito per le spese di registrazione dell’album, denaro cioè con cui dovevo pagare lo studio, i musicisti e qualche arretrato dell’affitto di casa. Denaro che per lui non era altro che il corrispondente di qualche puntata al casinò con gli amici, mentre per me era una questione di sopravvivenza e di rispetto nei confronti di chi aveva lavorato per me. E sono convinto che dall’alto della sua “magnanimità” farebbe una fatica bestiale a ricordarsi di queste “piccole e insignificanti” cose, così come dei mille perché che mi spinsero ad allontanarmi da lui, dall’etichetta e anche dal rock italiano in generale per qualche anno. Ero nauseato. Non ce l’ho veramente con Soave, non me ne importa un fico secco, è solo per farti un esempio di cosa davvero alle volte mi fa sentire frustrato nel mio lavoro con la musica… Il fatto è che… sai, anch’io ho commesso un’enormità di errori nella mia vita… accidenti se ne ho fatti… ma perdio non vado in giro a rilasciare interviste in cui cerco di farmi passare per un santo martire… Insomma, queste sono le difficoltà e talvolta le delusioni dell’essere un musicista come lo sono io e come lo sono anche altri in Italia. E sono difficoltà che spesso arrivano da dove sarebbe lecito non aspettarsele. E’ vero, è davvero un’impresa cercare di rimanere in piedi, e per me è già un miracolo essere vivo e cercare ancora di fare musica con la stessa passione di sempre, tenendo sempre presente che alla fine dei conti viviamo in un Paese tenuto da decenni in pugno da una manica di irresponsabili sciacalli. Arrabbiarsi, denunciare il marcio e fare qualcosa di concreto per cambiare il verso delle cose, secondo me, in certi casi è un dovere che dovrebbe andare di pari passo con il piacere di condividere grandi sensazioni attraverso l’amore e la musica.

Il cambiamento mi sembra la costante della tua carriera. Ci vuole coraggio per essere incondizionati. Ma il prezzo da pagare per l’indipendenza è la solitudine?

No, non utilizzerei mai questo termine per riferirmi a una situazione così parziale… e in ogni caso la solitudine non è in assoluto una condizione necessariamente negativa. Semmai è la paura della solitudine a farci pagare un prezzo altissimo rispetto alla realizzazione dei nostri sogni, nel senso che spesso ci impedisce letteralmente di compiere il gran balzo per tentare di realizzarli. Per il resto, non mi sento tanto diverso da molti lavoratori italiani. Come ti accennavo, lottare per potermi permettere una dignitosa autonomia è la conseguenza della precarietà della mia attività di cui sento di più lo stress… Ma è vero anche che conosco persone che guadagnano tanti soldi, e noto che spesso non hanno meno stress di me e in più non hanno nemmeno la percezione di stare a pagare un prezzo che da certi punti di vista è molto più alto di quello che quotidianamente pago io. Penso di essere una persona come tante, che paga il prezzo di chi vive qui, ora. Ma di sicuro cerco fortemente di non vivere mai in funzione di ciò che mi manca.

Carmelo Bene a chi gli chiedeva se i suoi film avessero un pubblico rispondeva “Spero di no”. Che mi dici?

Bene aveva sia l’intenzione sia la forza per staccarsi da una mediocritas umana e artistica. Un artista intelligente sa bene che in mezzo a un pubblico numeroso e plaudente si può sempre nascondere un ottuso gregge di pecoroni.

Ma vivi a Brindisi?

Da sei o sette anni, dopo aver vissuto altrove per una ventina d’anni.

Quanto ti ispira la letteratura? E comunque a parte l’ispirazione che effettivamente è inevitabile, sarei curioso di sapere cosa leggi.

Mi piace molto leggere… di tutto, davvero… saggi, narrativa, qualsiasi cosa stimoli la mia fantasia e la mia curiosità. Mi piace molto anche la poesia… sia leggerla che scriverla… e molta della letteratura americana del ‘900… e poi gli italiani, naturalmente… Pasolini, Pavese..

E a cinema? Come sei messo?

Da un po’ di anni vado meno al cinema perché mi manca il tempo, e anche perché in dvd si riescono comunque a vedere un sacco di cose. Fino a una decina di anni fa la letteratura e il cinema costituivano una parte fondamentale del mio quotidiano e soprattutto del mio immaginario. Ora ci sono altre cose che mi attraggono e che probabilmente mi condizionano in misura maggiore… comunque tutte relative alla natura delle cose, delle persone, dei luoghi, dei sentimenti e dei suoni.

Torniamo alla musica ed al tuo lavoro, non trascurabile, di produttore. Tu hai prodotto i l primi due sensazionali dischi dei Baustelle. Ne sono seguiti altri due di grande importanza, poi è arrivato il turno del disco ripetitivo e un po’ asfittico. Cosa puoi dirmi dell’esperienza con il gruppo di Montepulciano?

E’ stato bello lavorare e passare del tempo con un artista di talento quale è Francesco. E poi c’era anche Fabrizio Massara, un musicista veramente creativo… Erano davvero un bel gruppo e non nascondo di averli amati molto, non solo musicalmente. Così come non posso negare che la loro musica da un po’ di tempo a questa parte mi lascia un po’ freddo. Ma molto probabilmente è a causa dei miei cambiamenti, non dei loro. Rimangono una delle realtà italiane più intriganti. Ad ogni modo, preferisco parlare delle mie produzioni più recenti, o comunque di artisti che ho prodotto e che sto producendo e di cui ancora si sa poco. O dobbiamo aspettare necessariamente che diventino famosi prima di ascoltarli?

E’ evidente, analizzando il tuo percorso artistico che hai una conoscenza della scena musicale che non si limita al pop, ma se ti dico XTC?

Negli anni ’80 non sono mai stato un loro fan, più che altro mi piacevano molto alcune loro canzoni come “Dear God” o “Making plans for Nigel”… anche “Grass”… Non ascolto un loro disco da almeno dieci anni. No, aspetta, non è vero, ho ricomprato “Drums and wires” qualche anno fa ma ricordo di esserne rimasto un po’ deluso… C’è un mio vecchio album che si chiama “Morgan”, dove forse si avverte qualche influenza inglese di quel tipo, ma è principalmente un’influenza apportata dal musicista che lo ha co-prodotto insieme a me, Ramon Brut, che effettivamente era un grande fan degli XTC…

E Robyn Hitchcock?

Per Hitchcock il discorso è differente. Credo di poter dire di essere stato un suo grande ammiratore per molti anni, e sono certo di esserne stato anche influenzato durante i miei primi anni di attività. Ho avuto anche il piacere di conoscerlo personalmente e incontrarlo varie volte sia a Londra che in Italia. Un autore brillantissimo e un vero signore.

Si parla tanto di scena pugliese, io sta storia delle “scene” non l’ho mai capita bene. Ci mancherebbe che in una regione grande come la Puglia non ci fosse qualche gruppo. Tra l’altro i Negramaro saranno pure del Salento ma sembrano i cugini di campagna dei Radiohead. Tu che ne pensi delle “scene”?

Non mi sono formato un’opinione particolare al riguardo, mi limito a osservare gli eventi. Ho vissuto altri periodi analoghi, come quando negli anni ’90 si parlava della “scena catanese”, grazie soprattutto al grande movimento di artisti creato da Francesco Virlinzi e dalla sua Cyclope Records di cui sono stato felice di far parte anch’io con i Lula. La verità è che in Puglia si suona un casino e raramente ho assistito a un tale movimento di artisti, di pubblico e di locali e manifestazioni in cui si danno spettacoli. Poi devo dire che non condivido affatto la tua scarsa generosità nei confronti dei Negramaro. Potranno non piacerti, ma sono dei professionisti di notevole caratura e vengono dal basso come molti artisti underground. E poi non ci sono solo loro ad aver “spaccato”… anche Caparezza potrà piacerti o no, ma è un assoluto fuoriclasse ed è anche uno coraggioso. Discorso analogo farei per una formazione ormai storica come i Sud Sound System… Gli Apres la Classe e i Nidi d’Arac lo scorso luglio hanno rappresentato l’Italia al Festival di Montreaux… Il Genio è un fenomeno difficilmente classificabile,  Gianluca De Rubertis è certamente uno dei musicisti di maggior talento in circolazione in Italia. Naturalmente evito di citarti artisti di musica più leggerina che comunque tutti conoscono perché sono ai primi posti delle nostre classifiche. E poi ci sono soprattutto molti artisti che in pochissimi conoscono, che io amo e che meriterebbero un’attenzione a livello nazionale, questo è certo… i Leitmotiv, Valentina Gravili, i Mela&Newton e i Missiva con ho avuto il piacere di collaborare personalmente, e poi quelli a cui sono vicino artisticamente come i fratelli Alessandro e Davide Tomaselli, Oh Petroleum, Birdy, i Fonokit, i Lenula, Tobia Lamare & The Sellers, Girl With The Gun, Lola & The Lovers e molti altri ancora. E se mi permetti, vorrei infine ricordare che l’anno scorso al MEI-PIMI con il progetto Verardi-Ancona ho vinto il premio come migliore autoproduzione dell’anno, mentre i Fonokit hanno vinto il premio per il miglior video con un regista di Lecce. Altro che “qualche gruppo”… è una vera esplosione di musica e di generi diversi ma non necessariamente incompatibili tra loro… credo sia una grande energia e una grande passionalità ad aver creato il collante di questa presunta scena. Guarda, sono sicuro che anche in altre regioni d’Italia il sommerso potrebbe essere altrettanto interessante… ma comunque in qualche modo devi pure provare a spiegarti perché in Puglia è stato trasferito l’Italian Wave Love o come cavolo si chiama, e adesso persino il MEI PIMI ecc… Non sto cercando di fare delle considerazioni a base campanilistica, non sono così sprovveduto, conosco da sempre i limiti e le contraddizioni del luogo in cui sono nato, da cui sono fuggito e in cui attualmente vivo, e non ho nessuna intenzione di andare in giro a raccontare idiozie senza senso su chi sarebbe meglio e chi peggio… io devo molto di quel poco che ho costruito all’organizzazione e alla vitalità culturale delle città del Nord in cui ho vissuto per molto tempo… ma credo sia sempre importante analizzare i fatti e l’attualità che abbiamo sotto gli occhi se proprio vogliamo fare considerazioni pubbliche con un minimo di pretesa di arguzia.

Comunque ammesso che esista, mi sembra che l’unica vera grande star sia Vendola. Come si sta comportando? Sta parlando anche a tuo nome?

E’ la sua stessa storia a parlare anche per me, e non solo per me evidentemente. Mi auguro che la politica italiana fangosa e corrotta non lo macchi mai e in alcun modo, e che quindi non diventi affatto una “star” ma semplicemente una figura politica nazionale di grande spessore… gli auguro e CI auguro che possa mantenere la lucidità che ha dimostrato fino alla sua rielezione, dimostrando di essere il degno rappresentante della parte migliore del Paese. E per tornare alla tua domanda precedente, sottolineo che non è solo questione di stigmatizzare l’attività di qualche menestrello che suona e canta un successo dell’estate… distinguersi e quindi avere la possibilità di creare una “scena” – o come la vogliamo chiamare – al giorno d’oggi può anche voler dire votare in maggioranza un uomo di grande intelligenza e sensibilità, un poeta, un omosessuale dichiarato, un comunista alla guida della propria regione in controtendenza nazionale assoluta. Ecco, di questo ammetto di essere sinceramente felice, e anche con una punta di orgoglio che sarebbe stupido negare. Non so quanto durerà tutto questo, ma comunque sono anni che la nostra Regione incentiva e sovvenziona numerosi e importanti progetti artistici tramite Bollenti Spiriti e l’Apulia Film Festival e non solo. Che la chiamino come gli pare, ma è quasi banale dire che sia molto più dolce avere intorno una situazione del genere ed essere rappresentati da uomini come Nichi Vendola piuttosto che essere nelle mani di politici leghisti che sovvenzionano al massimo l’elezione di Miss Padania, una radio che lancia insulti ai meridionali e agli extracomunitari, i corsi di recupero al Trota e i megaraduni per rozzi personaggi anti-italiani con buffe corna di bue in testa.

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.