Intervista: Enzo Carella

 

Le canzoni semplici e seriamente giocherellone di uno come Enzo Carella difficilmente scompariranno dall’immaginario musicale e sensitivo postmodernista italiano, perché sono quel genere – sempre più raro – di cose che nascono vive e vivide rimangono, conservando quel fuocherello che le ha generate pur tra le ceneri di un sottosuolo disordinato (più per via di rimescolamenti dall’alto che di sovraffollamento). Un’attitudine paciosa ma sincera fino alla più spietata amarezza nei confronti della musica, e un fortunato incontro con il re dei parolieri d’Italia Pasquale Panella, sono forse i fondamentali elementi che hanno reso i dischi di Carella patrimonio irrinunciabile cui ancora attingere (e al quale qualcuno, evidentemente, attinse) e da apprezzare direttamente con l’ascolto, come tutto ciò che non ha poi così bisogno di particolari filtri né orpelli presentativi.
Fosse vero, Barbara e Malamore (quest’ultima recentemente inserita dal siciliano Colapesce in un suo album digitale di cover, unico segnale d’omaggio pervenuto dal mondo delle più o meno nuove “leve cantautorali di questi cavolo di anni zero”) sono tra i suoi pezzi più noti, eppure non ci si riesce a spiegare come mai una canzone come Veleno – lato b del 45 giri del 1979 – possa contare solo 1252 visualizzazioni su youtube (ma chi scrive la sta ascoltando già per le terza volta). Lanciamo una sfida: ce la facciamo ad arrivare almeno a 3000? Eddai.

Abbiamo chiesto a Enzo di concederci un po’ del suo tempo per fare due chiacchiere, e lo ringraziamo davvero molto per la disponibilità e simpatia. Speriamo di portargli fortuna e di poterlo quindi presto rivedere in giro, impegnato nella realizzazione del progetto a cui accenna nell’ultima parte di questa intervista.

Enzo, cominciamo dalla tua discografia. Vere gemme di un tesoro di cui sembra smarrita la mappa. Perché siamo privati di tanta bellezza? Hai qualche novità riguardo all’eventuale ripubblicazione dei tuoi album?

Devi sapere che, col fatto che la gente non compra più i cd, le case discografiche stanno chiudendo in massa, per esempio la Sony non c’è più a Roma …. quando ci voglio parlare devo telefonare a Milano, e lì la segretaria che risponde nemmeno mi conosce e non mi fa mai parlare con nessuno. Insomma, se vorrò ristampare i miei dischi passati mi sa che dovrò pensarci da solo! … E se poi la gente non li compra?

Il contributo di Pasquale Panella alle tue canzoni è straordinario. Io adoro il Poeta tuo concittadino. Com’è nata la vostra collaborazione, e cosa si prova ad avere consapevolezza di tanta grazia e sapere allo stesso tempo che si è troppo avanti rispetto a tutto?

Lino Panella mi è stato presentato dal mio manager quando dovevo fare “Fosse vero””, il mio primo disco. Il suo modo così particolare di scrivere mi ha subito conquistato ed ho accettato volentieri di averlo come collaboratore. Purtroppo eravamo tutti e due troppo avanti e la gente ci mise molto tempo prima di cominciare ad apprezzare le nostre canzoni….la cosa durò a lungo e ci procurò non poco dispiacere.

Battisti è stato il più grande, secondo me. E’ innegabile sia stato una tua fonte di ispirazione (come credo per tutti). Allo stesso tempo i suoi dischi con Panella, anni dopo, sono fortemente ispirati da quanto tu avevi sperimentato con la forma canzone in precedenza. Come hai vissuto questa specie di paradosso temporale?

Più che una fonte d’ispirazione diretta, penso che tutti e due ascoltavamo lo stesso tipo di musica, americana e inglese, che a quei tempi quasi nessuno ascoltava. Ciò non toglie che Battisti sia stato il più grande di tutti per me, ma anche per lui io lo ero; difatti dopo aver ascoltato “Malamore” fece di tutto per “scipparmi” il paroliere ed in seguito, a detta di molti, per ispirarsi al mio stile. Ciò per me è motivo di grande orgoglio!

 

L’album “Sfinge” dell’81, pur conservando il classico “impianto musiche tue e testi di Panella”, segna un cambiamento perché pare aprirsi maggiormente a suoni più funky e latini, roots o “mediterranei” potremmo anche dire (anche per via degli arrangiamenti di Elio D’Anna degli Showmen e poi degli Osanna), e Mare sopra e sotto possiamo considerarla come il pezzo che segna un po’ questa nuova linea. Mi sbaglio?

Dopo il successo di Sanremo con Barbara passai dalla piccola IT alla casa madre RCA (oggi Sony), e lì mi presentarono Elio D’Anna coi suoi musicisti napoletani. Dopo un po’ incidemmo “Sfinge”, che naturalmente segnò un lieve cambiamento di stile rispetto ai primi due long playing, suonati con i Goblin… fu il disco che ebbe maggiore successo di vendite.

Dopo una pausa un bel po’ lunghetta sei tornato negli anni Novanta: prima con “Carella De Carellis” del ’92, in cui c’erano cinque inediti (i cui testi erano a firma di “Carmillas”, che poi è sempre Panella), e poi con “Se non cantassi sarei nessuno: L’Odissea di Carella e Panella” del ’95, album in cui racconti come ci si possa sentire moderno Ulisse musicale. L’ultimo tuo lavoro è infine “Ahoh Yé Nanà”, pubblicato nel 2007. Facciamo un gioco: scegliamo le canzoni che preferiamo di questi tuoi ultimi dischi; io scelgo assolutamente Aspetta e S.p. A. (“E piango come pioggia sulla frutta / leggendomi la tua posta asciutta / E’ buono il dibattito cardiaco / per noi che siamo di cattivo amore”… è irresistibile) e Solitudine vera, che pur recente trovo sorprendentemente simile alle tue canzoni più aprezzate degli anni Settanta. Tu invece?

Sono d’accordo per Aspetta e S.P.A., anch’io penso abbia un testo davvero irresistibile. Del secondo, oltre a Solitudine vera mi piace My baby is back, mentre di “Ahò ye nanà” direi Oggi non è domani.

Tre anni fa sei stato ospite della trasmissione di Carlo Conti, “I migliori anni”, dove hai ricantato Barbara per ricordare il 1979, anno in cui appunto quel pezzo arrivò secondo classificato al Festival di Sanremo. Cosa ci dici di quell’esperienza, intendo quella che ti ha permesso di tornare in tv dopo tanti anni? E il fatto che come musicista tu sia sempre abbastanza defilato rispetto ai media è una scelta oppure altro?

Ne “I migliori anni” è stato bello cantare con una buonissima orchestra e di fronte a un pubblico così numeroso. Il fatto che io sia così poco presente in Rai dipende esclusivamente da loro… probabilmente è perchè non ho un pubblico poi così vasto, e poi perchè preferiscono avere come ospiti personaggi più omogeneizzati, più “tranquilli”, in linea cioè con le loro trasmissioni.

Sei un artista “cult”, come si dice oggi, e godi della stima e ammirazione di molti colleghi, anche delle nuove leve. Tu invece, che musica ascolti? E, se ci sono, puoi dirmi dei nomi di artisti che segui o apprezzi anche tra i più giovani?

Attualmente non ascolto più musica, se non quella degli anni 70. Degli artisti italiani non seguo nè conosco nessuno, la musica di oggi è per me inascoltabile.

Un mesetto fa abbiamo letto sulla tua pagina facebook che annunciavi di voler fare qualche serata voce e chitarra per riproporre i tuoi brani senza arrangiamenti, così come furono da te composti. Ci sono novità a proposito? La risposta a questo tuo annuncio è stata calorosissima, e ovviamente anche noi ti diciamo che siamo stati molto contenti nel leggerlo, e non vediamo l’ora che ciò si realizzi.

Sì, spero proprio di realizzare questo progetto. Non è semplice, ma ci proverò… se non per questo inverno, per l’estate prossima.

A presto allora!

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<p>La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.</p>