Intervista: Lucia Manca

 

In occasione dell’uscita del suo primo album omonimo (Libellula Music), ho il piacere di scambiare qualche pensiero con Lucia Manca. Cantautrice raffinata (forse troppo) e persona di grande disponibilità.

 Partiamo dalla copertina. Molto Francois Hardy e più in generale anni ’60. Come mai?

Sin da piccola sono sempre stata legata alla musica e allo stile degli anni 60, pur essendo nata negli anni 80. Gli anni sessanta sono la dolce vita di Fellini, un periodo di grande rivoluzione per la musica, per il cinema e per i costumi. Sono molto affezionata allo stile delle cantanti francesi come Francois Hardy e Sylvie Vartan ecco perché la scelta di quella copertina.

 Lucia, senza scomodare Lewis Carroll, ti piace Neil Gaiman?

Preferisco Lewis Carroll, sarà perché da piccola ho letto e visto un milione di volte Alice nel paese delle meraviglie… Non ho avuto modo di conoscere bene Neil Gaiman.

 Quanto ti ispirano ed influenzano le altre espressioni artistiche?

Diverse forme artistiche hanno contribuito in qualche modo a definire il mio profilo. Difficile capire in che modo e in che quantità mi hanno influenzato, finisce tutto in un grande pentolone da dove poi traggo automaticamente inspirazione.

 Il tuo cinema preferito? Anzi facciamo cosi, quale sarebbe la programmazione perfetta di una multisala cinematografica? Diciamo composta da sette sale.

Sicuramente il cinema degli anni 60/70.
Sala1: La notte di Michelangelo Antonioni
Sala2: Otto e mezzo di Federico Fellini
Sala3: Mamma Roma di Pasolini
Sala4: Fino all’ultimo respiro di Jean-Luc Godard
Sala5: Ultimo tango a Parigi di Bertolucci
Sala6: La ragazza con la pistola di Monicelli
Sala7: Amore e guerra di Woody Allen

“Dea”, il singolo del tuo album, appena uscito, è accompagnato da un video delicato e idilliaco, quanto la canzone stessa. Mi sembra un racconto di formazione.

Dea è una canzone che esplora i conflitti interiori di ognuno di noi, il concetto di alterego e di trasfigurazione. L’idea del video è stata imbastita su questo concept del testo, e poi è stata sviluppata dal regista Gianni De Blasi.

Hai collaborato con “Il genio” (non per me) e il tuo album è prodotto da Giuliano Dottori (Amor fou). Con quale altro artista italiano ti piacerebbe lavorare e magari la tua collaborazione “da sogno” con un collega straniero.

Con Gianluca De Rubertis del Genio abbiamo scritto un pezzo per bambini che è inserito ne “I Prepotenti”, una collana di albi illustrati. La collaborazione con Giuliano Dottori, mi ha fatto crescere tantissimo dal punto di vista musicale e credo che abbia fatto un ottimo lavoro sul mio disco. In futuro mi piacerebbe collaborare con Populous e Colapesce, anche se con loro ho già fatto qualcosa. La collaborazione da sogno sarebbe quella con Sufjan Stevens e Fleet Foxes.

Perché Mina, secondo te, invece di circondarsi di grandi autori italiani e stranieri continua a produrre roba mediocre. Non pensi che un’artista come lei avrebbe il dovere di contribuire ad evolvere il gusto musicale degli italiani sempre più rincitrulliti.

Si, hai proprio ragione! Lei, come molti pilastri della storia musicale italiana, dovrebbero farsi carico di una maggiore responsabilità. Questo succede anche ad altri artisti del suo calibro. Non riesco a capire il motivo per cui questi grandi artisti, con gli anni, si abbandonino alla routine di dischi mediocri, affrettati. Forse proprio perché si è creato un circolo vizioso con chi compra i dischi solo fidandosi del nome e non del contenuto. Se invece ci fosse un approccio più critico anche verso di loro, allora magari pubblicherebbero solo dischi fatti da canzoni belle davvero. Personalmente preferisco la vecchia Mina, quando interpretava la bella musica italiana.

La famigerata scena pugliese. Luci ed ombre. Per questo sito ho intervistato Amerigo Verardi e Popolous ed ognuno ha detto la sua. Tocca a te, se vuoi.

La scena musicale Pugliese è molto varia e interessante da certi punti di vista. Credo ci sia un carattere abbastanza esotico. C’è una grossa mole di artisti appartenenti al filone Reggae-derivati che riempiono i festival e grandi club pugliesi e non. Ma in questo io non mi ci riconosco. Poi, in quantità minore, ci sono altri fenomeni a me più cari; come Populous, Girl With The Gun e anche il sopra citato Amerigo Verardi.
Lucia, cercando di te in internet, il tuo nome evoca tragici eventi legati ad una tua omonima. Parto da questa coincidenza per porti un’altra domanda: Ritieni che una cantautrice che si rispetti debba necessariamente avere un nome e cognome e non uno pseudonimo?

No, potrebbe andar bene anche uno pseudonimo. Nel mio caso il mio nome non mi suonava male e poi ero troppo pigra per cercarmene uno più complesso. Purtroppo non potevo immaginare che sarei finita nelle trasmissioni di Salvo Sottile.
Il sottoscritto ha une veneranda età. Per questo, ricordo il giorno in cui comprai il primo 45 giri degli Sugarcubes. Da quel momento ho seguito con grande interesse la carriera di Bjork ma oggi, francamente, solo a sentirla nominare mi viene l’emicrania. Cosa ne pensi della Musa islandese?

Quando Bjork era nei punti più alti della sua parabola artistica, io purtroppo avevo forse 10 anni e quindi l’ho vissuta successivamente di riflesso. Quindi ho ascoltato i dischi meno belli e poi a ritroso quelli più belli come Debut, Post e Telegram. Comunque icona.

Adesso, dopo la pubblicazione del disco cosa succede? Cosa fa una cantautrice folk-pop di talento in Italia?

Cambia genere e si dedica alla musica leggera perché in Italia il folk-pop non è ancora contemplato. Scherzi a parte, spero di portare presto in giro il mio disco attraverso i live.

 Hai molti impegni dal vivo?  Come è organizzato un tuo concerto?

Sarò in giro dai primi mesi del 2012 con la mia band. Siamo con una formazione standard, ed io suono il piano. Mi piace essere fedele al disco fino a un certo punto, perché il live per me deve avere la sua dimensione.

 

 

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Sono tizio e gestisco f052.it