Intervista: Medullary Paralysis

In un’intervista per Ritual Magazine, tre tizi apparentemente un po’ bislacchi raccontano di aver fondato un nuovo stile di vita. Padovani, stanchi di sterili vittimismi e alibi giovanilisti, attraverso la musica interpretano la realizzazione della morte della nostra epoca, anche un po’ culturalmente asettica. A partire dal 2007 iniziano così un percorso di distacco dal contesto socio-culturale in cui vivono, frutto di un’evoluzione naturale.

The Medullary Paralysis hanno deciso che avrebbero portato questo nome prendendo spunto da una cartella clinica in cui sono riportati i quattro stadi precedenti alla morte e, con riferimento all’ultimo, si sono lasciati affascinare dall’idea che quello sia il più intenso momento dell’esistenza, perché il più bello e il più brutto contemporaneamente. L’impossibilità di descrivere cosa accade in quel momento né raccontare come ci si senta, libera invece una fase di fantasticheria capace di aprire un nuovo momento creativo per la musica rock sperimentale.

Nel 2009 iniziano ad elaborare qualcosa di definito ed autonomo, proponendo un ep di tre brani.Forte la matrice industrial-rock, il primo impatto prova già la presenza del gene Talento: consapevolezza, studio e preparazione tecnica ad oltre una certa dose di ambizione. Ma continuano a lavorare sodo enel 2010 dopo un tour in Cina stringono amicizia e iniziano la collaborazione professionale con un attorney davvero ferrato in fatto di trend internazionali Martin Frascogna. Nel 2011 decidono di volare in Ontario, Canadaper registrare il loro primo album: lo fanno scegliendo André Doucette, studio engineer che ha accompagnato recentemente i 30 Seconds To Marsin “This is War”.

“We Don’t Drink, We Don’t Take Drugs, We Don’t Have Sex, We Feel Compassion” non è solo il titolo del loro ep ma è diventato nel tempo una sorta di manifesto che esplora l’idea perversa di sentirsi parte di un gruppo attraverso dei mezzi artificiosi. La dipendenza verso meccanismi di accettazione, di inclusione sociale, la paura della non approvazione e la caduta nella depressione sono alcuni degli argomenti che, attraverso la musica, vengono analizzati, per affrontare quindi la possibilità di liberarsi da tutto ciò che inibisce la possibilità di esistere nella migliore vita possibile per se stessi. Nella loro versione, la Compassione non è da interpretare frettolosamente solo come “pietà”, ma la sua etimologia, più vicina alle passioni che al distacco da queste ultime, vuole indicare più un “sentire con” e quindi non rimandare ad un livello superiore in contrapposizione alle nostre esistenze, quanto piuttosto ad un incontro con quanto ci è intorno, un’esperienza attraverso quello che ci è intorno. Vivendo, appunto, empaticamente.

The Medullary Paralysis indossano tute in latex viola. Sempre. E’ così che girano tra la gente, fanno cose banali, giocano ai video game sul divano. Hanno trovato in questi abiti su misura il proprio spazio espressivo. L’esigenza di comunicare attraverso immagini chiave nasce proprio perspiegare che c’è qualcosa da approfondire. Utilizzare il concetto stesso di “immagine” per indicare che viviamo su una visione del mondo che ci viene venduta, ma che dentro di essa vi è un’alternativa (quindi ancora il superamento attraverso morte di una fase e rinascita successiva) inizia a dare visibilmente forma ad un lavoro artistico impegnato e non relegato, appunto, alla scelta di abiti e trucco. “Non si tratta di una scelta fetish, per amore della sensazione del latex sulla pelle. È invece un pretesto per parlare di uno stile di vita che molti scambiano, fermandosi ad un livello superficiale, per puritanesimo e straight-edge. Il fatto di aver scelto il latex è un cortocircuito voluto visto che si tratta del materiale più “trasgressivo” e peccaminoso nell’immaginario collettivo. Unitelo poi al rifiuto dei cliché droga, sesso e rock and roll e vi ritroverete un bel po’ di critici e detrattori che abboccano stizziti e colpiti forse nel profondo. E della musica non ne parlano. Tutto torna”.

L’elemento glam” in particolare, probabilmente quello da sempre più rifiutato dal filone rock e che, quando ha iniziato a subire contaminazioni ha iniziato ad essere corretto come pop-rock, qui è portato all’estremità: il trucco, l’androginia, l’annullamento delle connotazioni sessuali, perché sull’ambiguità sessuale ci piace giocare, ci piace considerarla in evoluzione. Siamo stati svezzati con gli anni Ottanta nelle orecchie. Lo hanno fatto i nostri genitori con le loro canzoni, con la radio e la tv. Mescolate poi questo retroterra subliminale agli anni Novanta in cui abbiamo passato l’adolescenza”.

Le influenze stilistiche sono altrettanto forti: Marilyn Manson, Smashing Pumpkins, Tears For Fears, Nine Inch Nails fanno da base al forte impatto visivo che accompagna la loro cultura musicale. Il risultato è stato un tour in Cina nel 2010 e l’immediata accoglienza da parte del pubblico cinese, attento, oltre che amante, di un forte impatto visivo come questo.In Cina i ragazzi venivano davanti ad ascoltarti attaccati alle transenne oppure saltavano sul palco e poi si buttavano sugli amici sotto, abbiamo anche un video online in cui si vedono scene di questo tipo. Lì sembra che vengano proprio per godersi il live tanto che non esiste il dj-set alla fine del concerto, almeno dove abbiamo suonato noi. I gestori dei locali erano impressionati già dalla locandina e il passaparola ha funzionato alla grande. La data più soddisfacente è stata quella ad Hong Kong dove abbiamo trovato un pubblico forse più europeo e più “preparato” alla nostra proposta. Dopo lo show non si sa a che piano di quel palazzo, siamo rimasti lì a parlare di musica tutta la notte”.

Per sintetizzare qualche risultato ottenuto, parliamo di un tour in sette delle grandi città come Beijing, Shanghai, Wuhan, Changsha, Hong Kong e Canton; finalisti poi al Music Think Tank 2010 –

 

Allora ragazzi, i lettori di F052 non sanno che i progetti e le comunicazioni dei Medullary Paralysis sono segretissime e di nicchia, per riuscire a seguirvi occorre praticamente diventare vostri amici e vivere con voi questa grande esperienza. Abbiamo un blog a disposizione, http://themedullaryparalysis.com/per poterlo fare, ma c’è di più, perché com’è capitato a Matteo Rosinquando ha collaborato con voi per la realizzazione dell’artwork dedicato al China Tour 2010, chiunque può attivamente partecipare alla grande esperienza che la band sta vivendo. Ma vi va di dirci cosa state facendo in questo momento, a che punto siete arrivati, soprattutto quali saranno i passaggi successivi?

Ciao Rosanna, che bello vedere citato anche Matteo, il nostro designer di riferimento, ci capisce al primo colpo quando spieghiamo o anche solo abbozziamo un’idea, per esempio quella legata alla copertina e all’artwork del cd a cui stiamo lavorando proprio ora. Sì, siamo tornati dal Canada quest’estate e ora ci aspetta un grande lavoro, che si svolgerà tra Canada e Italia, di scelta dei take, avendo registrato ore di musica, senza dimenticare editing, poi il giusto equilibrio tra ogni singolo strumento tramite il mixing e infine il mastering. La nostra esperienza in Canada è stata molto soddisfacente ma non bastano certo 18 giorni per registrare il cd che abbiamo in serbo, opinione condivisa anche da André JNon abbiamo fretta, il lavoro si fa sempre più delicato ed è giusto dedicare il nostro meglio a questo nostro primo vero album.

 

Qualcuno ha parlato del potere della musicofilia per portare cambiamento nella vita delle persone, che agisce grazie all’influenza della musica sul nostro cervello lavorando sulle dissociazioni mentali. In che maniera lo stile indie industrial glam on the dance floor permette questo meccanismo spingendoci a morire e poi rinascere, secondo la vostra filosofia?

Ci piacerebbe saperlo da chi la ascolta la nostra musica. Abbiamo delle immagini molto forti e forse buffe, se vuoi, a riguardo, bene impresse nella memoria: c’era un ragazzo cinese con una camicia bianca e i capelli sparati in aria al 46 di Changsha che per tutto il concerto è rimasto attaccato alle transenne tenendosi le mani tra i capelli e… poi si schiacciava la testa durante i ritornelli come se gli stesse per esplodere. Aveva la faccia felice, adrenalina e estasi. Non è questo il vero motivo per cui suonare?

(emmh… la mia faccia è un tantino perplessa, ndr)

 

Dunque, andiamo avanti. L’industria creativa oggi è definita “alternativa”, perché trova le sue infrastrutture nelle piattaforme della musica digitale e della pirateria. Ciò è sicuramente chiaro sintomo di un cancro che sta combattendo la cultura in generale in questo momento e probabilmente non è ancora chiaro ai nostri occhi che ci sono metodi di “cura” alternativi, rispetto alle regole ostinate di mercato che conosciamo a memoria. Sono infatti queste che hanno portato alla crisi discografica e alla perdita di valore della musica come linguaggio. Di contro, nascono dal basso continui progetti come via d’uscita da tale meccanismoe, tanto per indicare un altro punto a favore della geniale trovata della vostra band, occorre che io sottolinei la strategia crowdfunding che avete scelto di adottare per sostenere parte dei vostri obiettivi. Ce ne parlate?

L’idea del crowdfunding è una risposta naturale alla speranza di avere qualcuno che metta tutti i soldi per te, il sogno del contratto discografico con cui ti sistemi per la vita. Quel contratto non c’è e quindi? Non si fa nulla? Si ferma tutto? Abbiamo deciso di mettere in piedi una campagna di fundraising indirizzata ai nostri fan, non abbiamo voluto ricorrere a piattaforme come Eppela, Kickstarter e simili. Abbiamo voluto mantenere un rapporto esclusivo, elitario con chi ci segue da sempre. Così in base al nostro database, sono state create delle comunicazioni ad hoc, una in italiano e una in inglese che rimandavano a delle landing page in cui ognuno poteva scegliere il pacchetto più adatto, con vari benefit e vantaggi (segreti, ahah!).

(rido anch’io, ndr)

 

Tra l’altro proprio nel 2010 ci sono stati segnali incoraggianti da parte dei governi verso un mutamento di opinione della musica digitale mentre, il fatturato complessivo dei maggiori 50 tour mondiali registrava un calo del 12%. A questo vi aggiungo una stima: pare che l’ammontare delle perdite delle industrie creative europee potrebbero subire entro il 2015 perdite pari a 240 miliardi di dollari per effetto della pirateria. Ora che vi ho presentato questo quadro, cosa proporreste, invece, come azione dall’alto?

Non ci siamo mai occupati della situazione “dall’alto” e sinceramente non abbiamo nessuna bacchetta magica da proporti, così, su due piedi. Di sicuro dal basso, possiamo dirti che un gruppo non può certo basare la propria vita sulle vendite di un cd “fisico”, da solo. Ora è il gadget a fare cassa e il cd viene distribuito gratuitamente insieme semmai. La creatività deve svilupparsi in questo settore, a nostro modo di vedere. Il cd inoltre è una scelta quasi anacronistica: ad un certo punto (non nel nostro ora, per una serie di ragioni strategiche), ha più senso sfornare dei mini-ep e poi racchiuderli in un cofanetto deluxe oppure pubblicare un singolo ogni due mesi e cercare un remix di richiamo per esempio di volta in volta…. Ci sono poi le partnership a tenere in piedi un gruppo, gli sponsor, bisogna sempre capire dove finisce una collaborazione vantaggiosa per entrambe le parti e dove inizia una pura e semplice marchetta.

 

E invece il consiglio che dareste ad un emergente? Quale potrebbe essere invece il vostro messaggio ad un giovane che volesse ripercorrere lo stesso percorso artistico dei Medullary Paralysis?

Sbagliare, provare strade sconosciute, osare, con un business plan in testa.

 

Perché al gatto nel video “Rehearsing for the upcoming tour in China” non avete messo una tuta purple? Me ne regalate una? Dai, vi prego…

Perché la gatta (Nuvola) non aveva ancora deciso di entrare nel gruppo… ah, quindi condividi la nostra visione? Pronta la tuta!

Ci piacerebbe poi invitare Mr. Wiggles in sala prove, una volta o l’altra ci riusciremo visto che Neil (Swaab ndr) su Facebook ogni tanto risponde a Valentino…

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.