Intervista: MISSIVA

 

I Missiva sono cresciuti portando in giro per lo stivale una lunghissima serie di live fatti di sudore, testi intensi ed incisivi ed una buona dose di sana rabbia rock da decibel all’estremo.

Questo leggo nella cartella stampa dei Missiva. Arrivano dal Salento, terra di spiagge e musica. Il tacco d’Italia sforna cantanti e band senza soluzione di continuità. La lista è lunga, noi di F052 ne abbiamo incontrati alcuni, Andrea Populous Mangia, Lucia Manca e il “grande vecchio” Amerigo Verardi. Ed è proprio il cantautore brindisino a produrre il nuovo album dei Missiva. Mi è sembrato un incoraggiante punto di partenza per intervistare la rock band.

 

Come nasce l’incontro con Verardi e soprattutto cosa vi ha fatto “comprendere” il poliedrico autore? Utilizzo questo verbo non a caso perché ritengo che un personaggio della sua esperienza più che tecnica possa trasmettere pensiero.

Amerigo è brindisino come noi, quindi non è stato difficile conoscersi. Noi lo abbiamo cercato perché avevamo l’impressione che oltre ad avere una grande esperienza, fosse un’artista libero, non vincolato alle mode passeggere, ma nello stesso tempo con una grande apertura alle nuove sonorità e alle nuove soluzioni. Considerata la nostra precedente esperienza discografica (“Sospeso” 2008 , con la Produzioni Rock Italiane di Firenze), nella quale avevamo sofferto non poco la mancanza di una vera e propria produzione artistica, ci sembrava la cosa più importante da fare. Crediamo che lui abbia apprezzato e abbia scommesso sulla nostra schiettezza e la nostra compattezza su e giù dal palco.

Il percorso di Verardi (ho avuto il piacere di parlarne con lui su questo sito) è coraggioso e intransigente. Vi rispecchiate anche voi in questo modo di approcciare la carriera e l’arte che non significa cercare comunque di guadagnare la più ampia visibilità?

Come ho detto prima, di Amerigo apprezzavamo e abbiamo imparato ancora di più ad apprezzare la libertà artistica con la quale approccia la sua musica e quella degli artisti che segue. Diciamo che a nostro modo, forse per motivi diversi, ci sentiamo abbastanza liberi anche noi, visto che suonando per passione e per voglia pura di comunicare, non ci sentiamo assillati dall’obbligo di raggiungere una visibilità esagerata: tutti e cinque abbiamo il nostro bel lavoro quotidiano e quindi non sentiamo addosso la pressione di chi deve emergere per forza o guadagnare dalla musica per pagare il mutuo o l’affitto. OH è chiaro, non vorremmo correre il rischio di sembrare ipocriti, è ovvio che allargare il nostro pubblico è un’avventura che ci incuriosisce affrontare.

Il vostro disco “Niente addosso” esce ad aprile per la Orquestra Records. Il titolo mi sembra abbastanza esplicativo della vostra musica. Scarna, diretta e senza fronzoli. Ma, essere nudi è poco alla moda. Ritenete che in Italia ci sia un pubblico per voi?

Sappiamo di proporre una musica non facilissima, sia nella forma che nei contenuti. Sappiamo che il nostro linguaggio e i nostri testi non sono proprio quelli che vanno per la maggiore nei grossi canali di distribuzione musicale. Ma non potevamo fare qualcosa di diverso per strizzare l’occhio ad altre politiche, non ci saremmo riusciti mai. Siamo convinti però che ci sia tanta gente interessata ad ascoltare ancora musica con profondità e attenzione. Ne abbiamo conferma ogni volta che andiamo a suonare nei posti più disparati: quando riesci a creare un legame con chi ascolta, nasce qualcosa di magico e molto forte…quello che vogliamo fare con questo disco è appunto toccare l’anima di chi si sentirà disposto a farsela toccare.

Suonate da molti anni e l’attività live mi sembra sia fondamentale per i Missiva. Come promuoverete il nuovo album?

La promozione radiofonica e del video del singolo “L’Alternativa” è partita con il piede giusto. Cercheremo di fare lo stesso con il resto del disco. Abbiamo un contratto con L’Altoparlante, un ufficio stampa che sta lavorando molto bene, ma anche noi daremo il nostro contributo, da questo punto di vista, internet è uno strumento valido. I live sono sempre più complicati da organizzare soprattutto per una band come la nostra che (per una questione di decibel…) non può definirsi “da piccolo club”. Come fatto in passato, anche stavolta cercheremo di muoverci il più possibile senza stare a contare troppo i km fatti e da fare…

Il singolo che precede l’album si chiama “L’alternativa” e lo pubblichiamo nella sezione media gallery dell’articolo a beneficio dei nostri lettori. È piuttosto tirato e rabbioso. Ad un certo punto si vedono della mani in controluce che mi hanno ricordato una copertina degli inglesi Sound. Partendo da questa mia associazione molto personale e probabilmente superficiale vi chiedo quali sono i vostri riferimenti musicali. Non mi sembra ci sia molta Inghilterra.

In effetti non particolarmente, anche se i primi dischi dei Radiohead e qualcosa dei Depeche Mode sono fondamentali per la crescita musicale di qualcuno di noi. Anche se qualcuno definisce ormai “antiche” le schitarrate grunge di Seattle, non possiamo negare di essere stati influenzati un po’ tutti da quello stile. Le maggiori band alternative italiane dell’ultimo decennio hanno fatto la loro parte e credo che nel disco questi orientamenti vengano fuori, anche se ci siamo impegnati a rispettare uno stile nostro e coerente.

Da anacronistico collezionista di dischi sono ancora molto attento all’artwork dei dischi. Un elemento che completa il progetto musicale. Insomma, sono uno di quelli che dalla cover del CD spesso intuisce quale possa essere la proposta musicale. Ma non perché sono un genio ovviamente, semplicemente perché ogni genere ha dei codici visivi ormai consolidati. Per fare un esempio, Verardi, nonostante il suo ultimo disco (con Ancona) si chiami “Il diavolo sta nei dettagli” non metterebbe mai l’illustrazione di un demonio alla Iron Maiden. Nel vostro caso, invece, avrei una sorpresa. La grafica della copertina del singolo è piuttosto cold wave. Nulla a che vedere con la canzone. Ci avete pensato?

Ci siamo concentrati sulla ricerca di un’immagine che nell’immediato si associasse all’espressione “niente addosso”, e da lì poi siamo arrivati a scegliere una maschera che cade a terra e si rompe…tutto sommato, non crediamo che disco e copertina siano così lontani…ma questo è il parere e l’impressione nostra e del nostro grafico (Emiliano Amicosante) …eheheh…

Devo confessarvi una forte idiosincrasia per i vostri conterranei Negroamaro. Certo c’è anche di peggio ma mi disturba pensare che molti pensino che quello sia il rock. Parlatemi di qualche italiano che secondo voi è stato davvero rock!

I Negramaro stanno rappresentando per tutta la nostra terra un forte volano musicale, è indubbio che anche grazie a loro i riflettori oggi sono puntati maggiormente sulla nostra terra. È evidente tuttavia che tante altre realtà pugliesi e soprattutto salentine si stiano facendo apprezzare in maniera importante. Per rispondere alla domanda su chi sia davvero rock, Amerigo vale? Eheheh…bè, lui a parte, attualmente ci sono tante realtà che restano coerenti e che suonano alla grande…solo per citarne alcuni, ci piacciono molto i leccesi Fonokit, mentre allargando la visuale , ci piace la schiettezza de Il Teatro degli Orrori e dei Ministri e la poliedricità dei Marta sui tubi. Girando un po’ l’Italia comunque ci siamo resi conto che siamo pieni di ottime band che hanno qualcosa da dire, ma che restano nel “sottosuolo”.

Per una band che si chiama Missiva, la domanda è d’obbligo, a dispetto della discutibile efficienza delle Poste Italiane. Quali risposte cercate?

Come ho detto prima, la nostra intenzione è quella di creare dei legami con quanti saranno disposti a farlo. Siamo convinti che lavorando sulle relazioni personali è possibile far in modo che la gente si affezioni ai nostri lavori, perché no, anche a quelli futuri…e ci piace pensare che chi si affaccerà all’ascolto del disco con attenzione possa facilmente riconoscere e magari apprezzare la trasparenza e la schiettezza di tutti brani.

Grazie. I Missiva sono Paolo Marsella: Voce / Giuseppe Scalone: Programmazioni, Mac, Midi Sounds, CVhitarra e cori / Fabio Cazzetta: Batteria / Simone De Blasi: Chitarra / Valerio Vantaggiato: Basso.

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