Intervista: Pasquale Frisenda

Ho il piacere di scambiare qualche pensiero con Pasquale Frisenda, uno dei più talentuosi fumettisti italiani. Cresciuto professionalmente sotto la guida di autori del calibro di Milazzo e Ambrosini, oggi Frisenda è un raffinato artigiano e il suo stile matura e sorprende di albo in albo. Disegna le più importanti testate della casa editrice Bonelli: “Magico vento” “Ken Parker” e “Tex”.

Pasquale, forse è scontato ma vorrei cominciare, chiedendoti un pensiero su Sergio Bonelli. Un aneddoto su questo gigante dell’editoria scomparso il settembre scorso.

Con la scomparsa di Sergio Bonelli si chiude un’era, sicuramente. Era forse l’ultimo rappresentante di un certo modo di intendere il mestiere di editore e l’editoria a fumetti ancora di più. Lavorare con lui in questi anni, in particolar modo dal mio passaggio alla serie di Tex avvenuto nel 2005, è stata una bellissima esperienza, dove mi è arrivato molto, sia professionalmente che umanamente parlando, e la sua assenza si fa e si farà sentire in tutte le persone con cui aveva a che fare quotidianamente. Ma il forte volere di tutte queste persone è oggi più che mai quello di mettercela tutta per proseguire il lavoro da lui fatto in tutta la sua vita, portandolo avanti con impegno e orgoglio, cercando di stare si al passo con i tempi ma allo stesso modo di rendere merito e non tradire la linea editoriale che ha fortemente caratterizzato la Sergio Bonelli Editore nel panorama nazionale e internazionale del fumetto.
Il tuo primo impegno importante come professionista è stato disegnare Ken Parker. Io, come tanti altri, sono un fan sfegatato di questo personaggio. Vuoi parlarmi del grande Milazzo e di quanto, o come, abbia influenzato il tuo stile?

Lavorare a stretto contatto con un autore come Ivo Milazzo ha segnato profondamente il mio modo di disegnare, senz’altro, ma anche di intendere il racconto a fumetti.
Da lui ho imparato come agire nel preparare una storia, partendo dalla documentazione necessaria, cercando fotografie, illustrazioni, film o quant’altro per rendere credibili gli ambienti, i costumi, gli oggetti di varia natura che possono apparire in una sola vignetta oppure essere importanti dal punto di vista narrativo, le armi… ma anche la ricerca di atmosfere, in modo da far entrare il più possibile il lettore all’interno della storia. Passando poi all’attenzione necessaria per caratterizzare i personaggi, sia principali che secondari, oltre che la loro recitazione. Il tutto va insieme all’attenta scelta delle inquadrature adatte per sottolineare i tanti passaggi narrativi che compongono un albo a fumetti, scartando, dove è necessario, quelle magari più spettacolari ma anche inutili o solo più dispersive all’occhio del lettore, che deve sempre essere l’obbiettivo principale di un buon narratore.

In Italia, abbiamo avuto dei disegnatori straordinari e seminali. Quando guardo una tavola di Sergio Toppi, ad esempio, faccio fatica a immaginare sia opera di un umano. Eppure. le sue storie erano ospitate su riviste per ragazzi. Cioè l’arte si insinuava nei contenitori popolari. Questo contribuiva ad una crescita culturale, anche inconsapevole, in chi le guardava. Cosa è accaduto? Perché, secondo te, nel nostro Bel Paese, tutto, dal cinema al fumetto, si è svigorito?

Stiamo attraversando sicuramente un periodo difficile dal punto di vista culturale, sotto tanti punti di vista, ma io vedo anche molta brace sotto la cenere…

Bonelli, ritorno a lui, è stato l’unico, nonostante fosse un colosso quasi monopolistico, a cercare di fondere il fumetto d’autore con quello popolare. Pensiamo alla collana “Un uomo, un’avventura”. Se quell’esperienza fosse ancora in vita, quale “uomo” vorresti raccontare?

Difficile rispondere… sono davvero troppi i contesti storici che mi interessano per poter dare una risposta secca. Mi andrebbero bene moltissimi soggetti, li accetterei volentieri se questo potesse significare prendere parte ad un’operazione editoriale simile al giorno d’oggi.

A tal proposito, Pasquale, vorrei condividere con te una mia riflessione sul “Texone”. L’idea di far interpretare il cow boy nazionale da grandi nomi del firmamento fumettistico è eccellente, ma ogni volta, l’opera presentata appare sbiadita. Come se ogni disegnatore, forse per la mole di lavoro, apparisse al 50% delle proprie possibilità. Font, Bernet, persino Kubert (Magnus è una storia a parte e forse difetta di un eccessivo impegno rispetto ai risultati) danno una prova pallida. Insomma, invece che ritrovarci tra le mani delle pietre miliari del fumetto sembra di imbatterci in surrogati dei disegnatori stessi. Tu che il Texone lo hai disegnato, forse puoi spiegarmi il perché.

Non ti saprei dire. Certo è che la mole di tavole da realizzare è grande, ma non impossibile da affrontare, e molti disegnatori si sono espressi con ottimi risultati in quella collana.
Forse alcuni meglio di altri, ma credo che il motivo sia tutto nel come hanno sentito il personaggio (o la storia), e quanto “Tex” gli appartenga o meno.
Dal mio punto di vista posso dire che dalla prima all’ultima tavola ho cercato di non cedere mai dal punto di vista dell’impegno, per l’enorme rispetto verso la figura di Bonelli e verso l’enorme affetto che ho verso di Tex.
Ho visto alcune tavole di Batman che hai realizzato, credo per una mostra. Splendide. Goran Parlov, il cui stile è simile al tuo, sta diventando una star della Marvel. Hai mai pensato di far “emigrare” il tuo talento?

Di proposte ne ho ricevute diverse, sia dal mercato americano ( Marvel e Image, per la precisione) che da quello francese. Per ora non si è concretizzato nulla, ma in futuro chissà… In ogni caso, la serie di “Tex” mi impegna davvero molto, e mi fa piacere che sia cosi, oltre che altri progetti saranno affrontati a breve in Bonelli, dunque gli impegni di certo non mancano.

Cosa mi dici della Santa Trinità: Moore / Gaiman / Morrison? Anche loro raccontano di icone del fumetto. In fin dei conti Superman o Batman e i Super eroi in generale sono assimilabili al nostro Tex o Zagor. Eppure loro sono riusciti a creare nuove epiche intorno alle loro gesta, spesso mettendoli in discussione. Pensi che sia possibile anche con i nostri eroi popolari? Non sarebbe interessante creare delle realtà alternative ai monolitici eroi Bonelliani?

Non penso che i super-eroi, cioè la linea di fumetto più d’intrattenimento sviluppata in America, siano cosi paragonabili agli eroi dei fumetti nostrani o europei in generale, perché spesso si muovono con caratteristiche narrative diverse e facendo fronte ad un pubblico e ad un mercato differente. I super- eroi hanno avuto ciclicamente bisogno di un “rilancio” (uno avvenuto proprio recentissimamente, che ha coinvolto i personaggi della DC comics) per tenersi al passo con i tempi o per catturare nuovi potenziali pubblici, problema che molti personaggi del fumetto italiano non hanno mai avuto (penso sicuramente a “Tex” e “Zagor” ma anche a “Diabolik”). Tutto questo ha portato spesso a trovare nuovi stimoli narrativi da parte degli autori, sicuramente, ma non sempre accompagnati dall’apprezzamento del pubblico, che di troppi stravolgimenti o cambiamenti non sentiva il bisogno ne li ha mai davvero cercati. In più, questi cambiamenti sono stati poi spesso successivamente rinnegati dagli stessi autori (ed editori), spiazzando e amareggiando più volte i lettori che si erano impegnati a seguirli. Sono operazioni difficili e molto delicate da decidere e mettere in atto, e anche se gli editori si muovono con le migliori intenzioni non sempre i risultati ottenuti premiano lo sforzo, perché si va a toccare un’immaginario ormai consolidato e dei personaggi che sono entrati nel cuore di generazioni di lettori. In ogni caso, tra i tre sceneggiatori che hai nominato, il mio preferito è senz’altro Neil Gaiman, che trovo autore più completo, equilibrato e che riesce a rimanere sempre e comunque leggibile rispetto agli altri nomi citati.

Immaginiamo tu debba curare una rassegna sulla storia del cinema. Diciamo in una multisala con 7 schermi. Cosa programmeresti?

Acc… domandona… diciamo una rassegna che presenti una panoramica di titoli ed autori quanto più possibile completa per rappresentare la storia di questo mezzo, con film di Lang, Welles, Lean, Zimmerman, Kubrick, Visconti… ma sono solo i primi nomi che ora mi vengono in mente.

Corre l’obbligo di chiederti dei tuoi progetti futuri o imminenti.

Ora sto disegnando la mia seconda storia di “Tex”, sempre su testi di Mauro Boselli, che dovrebbe uscire entro l’anno o al massimo nei primi mesi del 2013. Poi… beh, se vorrai, ci sarà modo di riparlarne a tempo debito!

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.