Intervista: Seaside Postcards

 

Leonardo Centola intervista Andrea Terenzi, drummer dei Seaside Postcards, la band che  interpreta e rilegge il genere cold-wave in Italia come nessun altro.

 

Dove, come e perché nascono i S.P.?

I Seaside Postcards nascono a Pesaro nell’autunno del 2010, banalmente, come nascono milioni di altri gruppi al mondo. Michele e Massimiliano avevano iniziato a comporre i primi brani con l’ausilio di una drum machine, constatato che quest’ultima non sbagliava un colpo (che palle!!) e soprattutto non era modesta come il sottoscritto, hanno deciso bene di avvalersi del mio fascino e del mio irresistibile charme.

Come nasce un lavoro così attuale che comunque non rinnega un certo tipo di fondamentale tradizione musicale?

Un lavoro come il nostro primo EP può nascere solo e soltanto se hai trascorso gli anni più belli e fecondi della tua giovinezza a deprimerti in una stanza in penombra ascoltando tonnellate di dischi della Factory o della Postcard. No, scherzi a parte (poi mica tanto!) sin da subito ci siamo trovati in sintonia frequentando quelle sonorità, il tutto è avvenuto piuttosto spontaneamente perché quelli erano i nostri ascolti (per lo meno miei e di Massimiliano, il nostro ex bassista) e  ciò che è scaturito dall’unione delle nostre sensibilità è l’EP di cui stiamo disquisendo. Mi fa’ piacere che tu abbia definito “Seaside Postcards” un lavoro “attuale”, perché ci teniamo a non essere inclusi nel bandwagon del revival anni ’80, così in voga in questo ultimo lustro. Ovviamente per fare un buon parcheggio in auto, non devi trascurare lo specchietto retrovisore, però la manovra avviene adesso ed è con il presente che devi fare i conti (ma che caxxo di metafora è?!)

Una domanda che mi sono sempre fatto, quale tipo di pubblico live avete e come trovate gli spazi dove suonare dal vivo?

Dell’attività di booking e dei contatti con locali o situazioni dove è possibile esibirsi live, me ne occupo io con la mia agenzia stampa Indie Press. Da poco siamo entrati anche nell’agenzia booking di Darkitalia e l’unione delle forze speriamo possa dare dei buoni frutti. Mah, il pubblico che sin’ora ha avuto la bontà di venire a vederci dal vivo devo dire che è stato piuttosto eterogeneo, si passa dal dark duro e puro alla fighetta frangiata, dall’hipster presenzialista al cinquantenne con la piazza che a fine concerto ti tormenta con i suoi trascorsi di squatter a Londra.

Nella Rete il vostro lavoro è stato, da subito e meritatamente, accolto molto positivamente. Cosa pensate dei social network e della cultura del passaparola (c.d. Peer2Peer) e che peso hanno le nuove tecnologie nel diffondere (oltre al resto) cultura in qualsiasi forma essa si manifesti?

Io ne penso tutto il bene possibile, nel senso che in rete ci vivo, ci lavoro e manca poco che ci dorma (un giorno si potrà dormire anche in rete, fidatevi).  I social network, le webzine e tutto l’indotto che si è venuto a creare attorno alla musica indipendente italiana se da una parte hanno avuto il merito di fornire gli strumenti per  farsi conoscere e promuovere la propria musica, dall’altra hanno creato “mostri” che purtroppo per loro, dopo essere stati osannati, incensati ed immensamente sopravalutati, nel breve volgere di qualche mese torneranno mestamente alla pompa di benzina che hanno lasciato pensando di aver svoltato. E’ un discorso piuttosto lungo e che andrebbe affrontato su più livelli, ma la facilità e la paraculaggine con le quali si possono racimolare attenzioni in rete sono direttamente proporzionali alla velocità utile a sparire.

Mi parli dei componenti della Band?

Negli ultimi mesi ci sono stati degli avvicendamenti all’interno dei Seaside Postcards. Massimiliano, il nostro bassista nonché fondatore della band, se n’è andato in seguito a divergenze stilistico/musicali con il resto dei componenti. Se nell’immediato la cosa ci ha creato non pochi problemi, poiché eravamo a ridosso di date importanti ed in procinto di entrare in studio per registrare il nostro nuovo EP, tutto si è poi risolto per il meglio. Fortunatamente, nel giro di qualche giorno, abbiamo trovato in Manuele Magnini (chitarra e voce dei Versailles) un degno sostituto ed abbiamo portato a termine i nostri impegni. Da pochi giorni i Seaside sono diventati quattro, il buon Manu si è spostato alla chitarra (suo strumento naturale) ed al basso è arrivato Thomas Koppen, il nostro oriundo e già mio compagno in un altro gruppo precedente. Credo che questa sia la miglior formazione che i Seaside Postcards abbiano mai avuto, c’è del buon feeling tra noi e le due chitarre ci permettono di sperimentare soluzioni che sino ad ora ci erano state precluse. Per il resto, io e Michele (Chitarra e Voce) continuiamo ad essere i due membri originari ed azionisti di maggioranza.

Cosa ascolti oggi?

Non sono il tipo che si fossilizza, mi piace essere aggiornato e conoscere cosa propone il panorama musicale internazionale. Ovviamente i miei ascolti “della vita” risiedono quasi tutti nel periodo che va dal 1979 al 1985, però non mi piace fare il nostalgico e, parlando con “colleghi” più giovani di me, scadere nel “ho visto cose che voi umani …”. Ad oggi ascolto prevalentemente tutto quel sottobosco di band che provengono dal regno unito (ma non soltanto) che sanno mischiare sapientemente umori tipicamente eighties con una sensibilità figlia di questi giorni: Hatcham Social, Crocodiles, Citizens, Dunes, DIIV, Exlovers, Friends, soltanto per fare qualche nome.

Quanto la scena di gruppi quali Boohoos – Paul Chain – Death SS – e vari compleanni dell’iguana hanno contribuito alla crescita musicale di una città come Pesaro (e dintorni)?

Mmmmm …. domanda piuttosto complessa. Mah …. direi che direttamente non vedo nessi causali tra le band da te citate ed i ragazzi che oggi, a Pesaro,  imbracciano chitarre e si mettono a comporre canzoni. E’ differente il periodo storico, sono differenti le sensibilità e l’approccio musicale, però i personaggi da te citati hanno dato grande lustro alla nostra città ed erano dei veri professionisti da cui noi tutti avremmo tanto da imparare. Uno come Paul Chain (che tra l’altro frequento e di cui mi pregio di essere amico) non nasce tutti i giorni, la sua conoscenza del mondo delle sette note spazia a 360°, lui è un fonico, un produttore, un ingegnere del suono, un musicista, un manager, è uno che ha saputo reinventarsi innumerevoli volte e che mai si è venduto al music business che, al contrario, lo ha attratto con mille lusinghe. Ecco, se c’è un’eredità da non dover sperperare e che sarebbe bello che i gruppi pesaresi odierni tenessero sempre in considerazione è proprio questa: la dirittura morale e l’integrità artistica dei nostri predecessori.

Uso della lingua italiana nei vostri prossimi lavori?

Tra il serio e il faceto se ne è parlato un po’di tempo fa’, qualcuno di noi (non ricordo chi) buttò lì l’idea di provare a cantare in italiano, ma poi la cosa è naufragata nel disinteresse generale. Al momento non credo sia all’ordine del giorno, siamo troppo abituati ad accostare certe sonorità alla lingua di Shakespeare per poter pensare di fare qualcosa di meglio con la nostra.

Anticipazioni sul novo progetto?

il nuovo lavoro si chiamerà “Hope and Faith” e sarà un EP con quattro tracce. Abbiamo voluto registrarlo in completa autonomia, senza l’assillo dello studio di registrazione e del “tassametro” che corre. Ci siamo presi tutto il tempo per sperimentare soluzioni diverse e, grazie all’ausilio di Manu in cabina di regia, credo sia venuto fuori un prodotto davvero valido. Il sound si differenzia di non poco dal il nostro primo lavoro, se in questo avevamo privilegiato una cura dei suoni quasi maniacale cercando di esasperare gli stilemi del Post-Punk, nell’ultimo abbiamo posto l’enfasi su di un rinnovato feeling ed una maggiore apertura dei pezzi. Ovviamente il nostro background è ben piantato negli anni ’80 di Joy Division, Gang Of Four, Wire … ecc…. però credo che questa volta sia uscito, in modo del tutto inconscio, anche tutto il nostro vissuto musicale degli anni ’90. A testimonianza di ciò (ossia della nostra voglia di sperimentare e non cadere nei cliché) nel pezzo d’apertura abbiamo avuto l’onore di ospitare la voce di Laura Casiraghi, bassista della band milanese Starcontrol, una delle realtà più apprezzate e valide dell’intera scena indipendente italiana.

Quanto gruppi come Lotar2 e/o Heroscimmia hanno influenzato (nel senso medico del termine) i S.P.?

Direi tanto. Andrisani, l’anno scorso, spedendomi l’ultima fatica degli Heroscimmia, mi deve aver passato qualche strano virus (o era antrace?) attraverso … sai … quella busta gialla con le bolle all’interno? Si perché non appena aperta, ho avvertito un forte disturbo ossessivo compulsivo che mi ha costretto a mettere sul piatto un disco di Gazebo. J

Grazie ad Andrea per la pazienza, la continua disponibilità ed alla band tutta per la grazia delle loro composizioni.

Grazie a te Leonardo!

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.