Ipocrita mobilitazione femminile

Lo scorso 13 febbraio fu indetta una giornata di mobilitazione femminile, “Se non ora quando?” per denunciare le discriminazioni che le donne subiscono in Italia e sensiblizzare quanti possano finalmente fare dell’Italia un paese per donne. La manifestazione sarà ripetuta il 9 e 10 luglio e per l’occasione è stato girato uno spot, per la regia di Cristina Comencini, che trovate in coda all’articolo.

A sentire lo spot, la manifestazione di febbraio ha “cambiato il corso della politica e trasformato l’immagine del nostro paese nel mondo”. Una visione degli accadimenti fuori dalla realtà. Ecco lo spot.

Claudia Pandolfi e Valentina Lodovini passeggiano in mezzo ad una strada di Roma con alcuni pesanti sacchetti della spesa, che evidentemente devono portare a casa del loro padrone-compagno maschio, ed affannate, elencano alcune caratteristiche che rendono la donna migliore dell’uomo, ma meno retribuita. Con uno scatto d’orgoglio, lasciano i sacchetti per strada e raggiungono Siena dove avranno finalmente due giorni di saltellante libertà, in attesa di tornare a riprendere i sacchetti della spesa e la routine quotidiana.

Cristina Comencini, figlia del famoso regista Luigi, che ha spalancato alle sue due figlie le porte del lavoro nel cinema e ai lauti contributi statali, ci spiega quanta discriminazione ci sia nel mondo del lavoro. In effetti, chi meglio di lei…

E chi può spiegarci meglio di Claudia Pandolfi quanto la società italiana apprezzi le donne solo un giorno all’anno, il giorno più degradante per le femministe, quello dell’elezione di Miss Italia, se non proprio lei che vi ha partecipato nel 1991, piazzandosi ai primi posti e che le ha aperto le porte dello spettacolo?

Una regista figlia di papà gira uno spot con una ragazza di Miss Italia per spiegare che l’Italia non valuta quanto dovrebbe la profonda preparazione culturale delle donne e pertanto le discrimina sul lavoro. Sembra una voluta parodia ed invece è solo il frutto della più becera retorica femminista.

Sia chiaro, senza dubbio le donne hanno vita più difficile nel realizzarsi, in genere, e la gravidanza, anche quella solo potenziale, è a volte una discriminante negativa. La discriminazione riguarda però le donne che non riescono ad accedere agli studi per pressioni familiari o sociali, quelle che non sono belle come la Lodovini e la Pandolfi, e non hanno papà famosi come la Comencini, quelle che non hanno mai pensato a loro stesse come lavoratrici e che si sono sempre identificate in un ruolo marginale e a servizio esclusivo della famiglia, sia di origine che di destinazione. Le donne davvero discriminate non sono rappresentate in questo spot.

Questo è lo spot di e per donne completamente emancipate, che leggono le statistiche sul Sole 24 ore senza comprendere che una buona fetta del 20% di remunerazione in meno che le donne laureate percepiscono rispetto agli uomini laureati dipende anche dalle facoltà in cui ci si laurea: abbiamo molti ingegneri uomini e molte insegnanti donne, e le loro retribuzioni rispecchiano le professioni, non il sesso. Donne che per motivi solo ideologici si dichiarano femministe, senza essere in alcuna posizione subordinata rispetto agli uomini, e che approfittano della reale discriminazione di altre donne per potersi sentire rivoluzionarie.

Se si guardassero oggettivamente i dati, si scoprirebbe che altre fette della società se la passano molto peggio. I giovani sotto i 35 anni hanno studiato, loro sì, molto di più dei loro genitori e guadagnano, quando lavorano, molto meno, aspettando una pensione che non arriverà mai. I meridionali, sia donne che uomini, percepiscono, quando trovano un lavoro, quando questo viene retribuito, e quando decidono di non emigrare, se va bene, uno stipendio molto più basso di quelli settentrionali, già oggi senza gabbie salariali.

Oggi i discriminati sono i giovani. Lo sono ancora i meridionali. Non abbiamo bisogno della miss Italia Claudia Pandolfi che fingendosi affannata ci dica “noi donne studiamo di più” mentre dietro la cinepresa la Comencini ascolta come “noi donne facciamo il triplo della fatica” per lavorare. Genitori, figli, marito, far la spesa: basta! Giù i sacchi della spesa, facciamo un weekend a Siena.

Le discriminazioni nell’Italia di oggi, compresa quella femminile, meritano ben altre manifestazioni e ben altri protagonisti che non uno spot che promuove un fine settimana da sballo per due ragazzine viziate.

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.