John Landis torna nelle sale con Ladri di cadaveri

 

Arriva oggi nelle sale italiane, in 60 copie distribuite da Archibald, “Ladri di cadaveri”, il nuovo film di John Landis, che torna sul grande schermo dopo 11 anni. Presentata nel cartellone Extra all’ultimo Festival di Roma, la pellicola è una commedia nera, che si preannuncia davvero molto divertente, tratta da un racconto di Stevenson, “Trafugatore di salme”.

“Butch & Hare”, questo il titolo originale, è la storia di due irlandesi, Simon Pegg e Andy Serkins, definiti da Landis “moderni Stanlio e Ollio”, che cercano di sbarcare il lunario nella Edimburgo dell’Ottocento, sede di una prestigiosa facoltà di medicina. Sarà proprio l’anatomia a suggerire il business ai due: commerciare in cadaveri da vendere al medico che offre di più. Il problema è che a un certo punto i decessi naturali diminuiscono e, in qualche modo, occorre provocarli in modo indotto. Nel film, tra l’altro, c’è anche un cameo di Christopher Lee.

Un plot tipicamente da Black Comedy che in John Landis trova un punto di forza in più.

A Roma, nell’Embassy, Landis ieri ha incontrato gli studenti del Dams e del liceo Tasso, oltre a qualche giornalista, e del film ha parlato ben poco. Piuttosto, da irriverente doc, ha punzecchiato le produzioni cinematografiche standardizzate attuali, sempre più realizzate in studios “di morti” e con una computer graphic paragonata alla “shit”. Anche se Landis è intellettualmente onesto quando parla della professione del regista, “tutt’altro che nobile, visto che i film sono realizzati per arricchire i produttori”. E se ciò non accade, sei fuori. Fortuna che a lui questo non è mai accaduto anche se, per essere apprezzato a fondo dal pubblico mainstream, ha dovuto attendere i suoi 60 anni di oggi. John Huston, ha ricordato Landis all’uditorio romano, diceva che “registi, prostitute ed edifici diventano rispettabili col passare dell’età. Sono completamente d’accordo. Prendete me: i miei film che prima erano considerati beceri ora sono improvvisamente diventati dei classici. Il tempo è il miglior test per il cinema”.

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