La Biennale di Architettura di Venezia 2016

Il countdown è partito per la vernice della 15. Mostra Internazionale di Architettura (26 e 27 maggio) a Venezia.

Dopo la grande Biennale di ricerca sviluppata da Rem Koolhaas, e interamente dedicata alla ricerca del curatore, si ritiene di dover dar vita a una Biennale che convochi gli architetti e dedicata all’indagine sulla frontiera delle realizzazioni che dimostrano la vitalità dell’architettura, frontiera che attraversa varie parti del mondo e che vede l’architettura impegnata a dare precise risposte a precise domande.

Sono le parole del Presidente della Biennale di Venezia, Paolo Baratta, quando ha annunciato la nomina a Direttore, il premio Premio Pritzker, nonchè affascinante uomo, Alejandro Aravena.

Per l’architetto cileno, Venezia è una seconda casa, dove ha studiato Storia e Teoria allo IUAV dopo la laurea all’Università Cattolica del Cile e nel 2008 ha vinto il Leone d’Argento in occasione della 11. Biennale di Architettura.

Chissà come sarà la la prossima Biennale di Architettura di Venezia?
Di certo tra buffet inaugurali e molta mondanità, infatti, si annuncia la presenza di big come Tadao Ando, Rem Koolhaas, Peter Zumthor, David Chipperfield, Grafton Architects, Kazuyo Sejima, il team italiano G124 coordinato da Renzo Piano, Barozzi Veiga e studio TAMassociati, curatori del padiglione nazionale e molti altri sparpagliati per la città lagunare come ad esempio i Dontstop architettura con Stefano Boeri a Ca’ Tron, si parlerà anche di conquiste, battaglie e frontiere dell’architettura nel mondo.

Reporting from the Front è il titolo dell’edizione 2016. Lo spunto nasce da una foto di Bruce Chatwin che ritrae l’archeologa tedesca Maria Reiche in una mise casual e floreale, intenta ad osservare dall’ultimo gradino di una scala da cantiere delle linee Nazca.

Bruce Chatwin la Biennale 2016
Intervista di Baratta raccolta da Valentina Silvestrini ed Emilia Giorgi su Artribune:

Cosa ci racconta questa donna, in bilico, quasi al limite delle proprie possibilità fisiche, con la sua osservazione? In un certo senso, quella donna è la Biennale stessa, ricca e gravata dalla sua storia. Osservando dall’alto il panorama contemporaneo, vede un suolo desolato fatto di immense zone abitate dall’uomo, delle quali l’uomo non può certo andare orgoglioso, realizzazioni molto deludenti che rappresentano un triste infinito numero di occasioni mancate per l’intelligenza e l’azione della civiltà umana. Ma vede anche segni di capacità creativa e risultati che inducono a speranza, e li vede nel presente, non nell’incerto futuro delle speranze e dell’ideologia.
Questa volta ci si vuole soffermare sui quei fenomeni che sono stati capaci di attivare una ricucitura. Vogliamo indagare in modo più esplicito se e dove vi sono fenomeni che mostrino una tendenza contraria di rinnovamento; si va alla ricerca di messaggi incoraggianti. Questi ci interessano non solo in nome dei risultati ottenuti, ma in quanto fenomenologia in grado di produrre esempi positivi anche altrove. Vogliamo capire come è nata la domanda di architettura, come si sono evidenziati ed espressi le necessità e i desideri, quali procedimenti logici, istituzionali, giuridici, politici e amministrativi hanno indotto una domanda per l’architettura, e quindi consentito all’architettura di trovare soluzioni oltre quelle banali o autolesioniste.

Della serie #staytuned!

Author

<p>Arte, arte e ancora arte. Non posso farne a meno… Il mio motto è: “Meglio essere piccoli e vedere grande, che essere grandi e vedere piccolo!”</p>