La Duramadre di Eva

“Una voce fuori dal coro nel panorama musicale italiano”. Eva Poles si presenta così e la definizione è decisamente azzeccata. Dopo aver spopolato coi Prozac+, in lungo e in largo, lungo tutta l’Italia, dal finire degli anni ’90 in poi, la storica voce della punk-band italiana si è ritirata per un bel po’ di tempo a vita privata, lasciando svanire quell’immagine pur fortunata costruitasi tra “Pastiglie” e “Acido/Acida”, per poi ritornare, oggi, con modi e attitudine completamente diversi.

Il 30 aprile scorso, infatti, è uscito il suo primo disco da solista, “Duramadre”, dieci tracce che si avvalgono della produzione artistica dell’ex-Deasonika, Max Zanotti, il quale ha ben reso l’idea di cosa sia Eva oggi: una cantautrice dalla doppia anima, solare e crepuscolare, che ha la capacità di dar voce a testi emozionali ed emozionanti, toccando rabbia, delusione e dolore ma anche incarnando sogni, passione ed energia.

“Duramadre” è un disco in cui musica, arrangiamenti e testi si compenetrano e siautoalimentano a vicenda, sincero e variegato, proprio come i sentimenti e le sensazioni dell’autrice che, dopo la pausa artistica volontaria, è qui per restare:

Il disco si apre con “Malenero”, un brano ipnotico che segna subito una linea di discontinuità col passato?

Nel passato a differenza di oggi (in cui sono io a scrivere la mia musica ed i testi) non ero autrice dei miei brani, così il mio modo di esprimermi, a livello musicale e testuale, è naturalmente diverso dai precedenti lavori. Seppure il mio disco si trovi in un altro mondo sonoro, sono riconoscibili le tracce delle mie radici musicali.

Però i temi del testo, buio, malessere, disagio, fanno parte di un universo che coi Prozac avevi percorso abbastanza. Se lì però i testi li scriveva GM, qui l’autrice sei tu: come mai, quindi, questo incipit?

Certe emozioni ed alcune tematiche sono particolarmente vicine alle persone.. buio, malessere, disagio, sono esperienze comuni a noi tutti , che ci toccano da vicino, immagino perciò che scrivere di questo genere di argomenti non sia così anomalo. Se a questo poi aggiungiamo una frequentazione/collaborazione con GM, durata (per ora) circa 18 anni, è indubbio che una sorta di contaminazione comune ci abbia vicendevolmente influenzati.

E come si evolvono, poi, le tematiche dei testi lungo il resto del disco?

I testi di DURAMADRE raccontano delle storie diverse tra loro, ma in comune hanno l’analisi delle emozioni, di uno stato d’animo, raccontano un esperienza spesso difficile ed il suo superamento tramite la crescita, o comunque l’evoluzione verso la consapevolezza. In sintesi raccontano la vita.

E la “Duramadre” del titolo?

UNA dura madre è la vita, spesso impartisce lezioni difficili da digerire, eppure fondamentali per la nostra evoluzione. LA dura madre (pachimeninge) una fondamentale membrana che protegge il sistema nervoso nel suo insieme. Due parole in così forte contrasto tra loro sia nel significante che nel significato, eppure così complementari nell’esprimere concetti di protezione, forza, educazione, crescita, esperienza. Ritengo questo titolo più che adeguato al contenuto, dopo averlo lungamente cercato sono molto soddisfatta del risultato.

Nell’immaginario musicale degli anni ’90 tu eri molto quotata, il tuo stile e la tua voce molto particolari. Quanto ti è mancato questo feedback col pubblico e chi è Eva oggi?

Due domande in una, ed entrambe impegnative! Il feedback con il pubblico è una lama a doppio taglio, spesso ci rimanda un immagine che non sempre corrisponde a chi siamo realmente, ma piuttosto siamo noi a finire con l’immedesimarci in essa… si rischia di confondere la propria identità rincorrendo un prototipo inafferrabile! Eva è una donna ed un artista che vuole sentirsi libera di vivere seguendo la sua strada, qualunque essa sia, ed attualmente è un bel viaggio!

Il disco, andando avanti con l’ascolto, poi suona movimentato, compatto, poco italiano e con sonorità che sanno di anni ’80, quelli della new wave…

Il disco si compone di sonorità ed influenze che sento vicine e che meglio mi permettono di esprimere in musica l’immaginario che voglio raccontare, appartengono al mio background che in effetti è decisamente poco italiano…

A dimostrazione dell’internazionalità del disco c’è “Chainless”, sesto brano della tracklist: l’inglese come esigenza espressiva o voglia di proiettarsi oltre i confini della Penisola?

CHAINLESS è l’unico brano che non ho composto, appartiene alla magica penna di Max Zanotti (produttore di DURAMADRE) è un brano bellissimo pieno di Swing melodia e riferimenti musicali. Lo avevo ascoltato e ho pregato Max di regalarmelo per il mio disco, abbiamo mantenuto il testo in inglese (realizzato dalla brava Marta Innocenti) perché si prestava meglio alla sonorità del brano.

E poi emerge un’Eva versatile, aperta a più registri. Ne “Il giocatore” ho sentito atmosfere “rettoriane”…

IL GIOCATORE è un brano in cui riecheggiano sonorità che appartengono all’ hardcore melodico, le radici sono sempre presenti!

Il refrain dello stesso brano ripete “mi piacciono le sfide sono un giocatore”, quanto di autobiografico c’è in questo verso?

Tutto..

Nel disco sono presenti anche molti arrangiamenti elettronici, certo fanno da cornice, non da protagonisti…

Molto dipendono dal mezzo con cui mi sono trovata ad interagire durante la scrittura del disco, cioè un programma ed un computer! Il resto dalla maestria di Gionata Bettini che ha curato gli interventi di elettronica in tutto il disco.

Ultimo brano, “Regina veleno”, brano coi Rezophonic. Qui il tuo passato viene certamente più fuori, ma si guarda al futuro, quello del popolo africano che il progetto sostiene?

Certamente si guarda al futuro, non nella scrittura del brano, ma sicuramente nell’averlo voluto regalare a Rezophonic che come saprete, devolve tutti i proventi realizzati con le vendite dei propri dischi, a AMREF per contribuire alla realizzazione di pozzi per l’acqua in Africa, nella regione del Kajiado in Kenia.

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.