La faccina e la ninfetta

 

Non amo le emoticon. Anzi mi irritano. Io, che pure amo la sintesi, non tollero di delegare a trattini, punti e parentesi i miei stati d’animo. Non credo basterebbero tutti i segni della tastiera per esprimerli. Più che un emoticon verrebbe fuori qualcosa di simile al mostro di Cthulhu di Lovercraft.

Mai avrei immaginato che l’ispiratore di queste insulse faccine potesse essere uno dei miei scrittori preferiti. Ma, andiamo con ordine.

Mi addentro in Wikipedia per scoprire a chi viene attribuita questa idea geniale e scopro che la questione, a loro parere, è controversa. Un tale Kevin Mackenzie nel 1979 suggeriva in una e-mail di utilizzare una proto faccina ( per completezza di informazione ecco l’icona “)-“) ) per riscaldare la fredda ed impersonale messaggistica virtuale.

Secondo un’altra fonte dell’enciclopedia più consultata al mondo la prima emoticon è stata utilizzata da un altro tipo, tale Scott Fahlman, nel 1982. per sottolineare l’ironia di una sua frase. Purtroppo, in questo caso non posso riportarvi la faccina in oggetto perché non riportata nell’illuminante nota di Wikipedia. Immagino sia stata comunque la solita cazzata con le O al posto di occhi e bocca e una parentesi tonda per il sorriso.

Questa la versione dell’insidiosissimo Wikipedia. L’enciclopedia virtuale gestita da editori volontari è utilissima se tuo zio partecipa come concorrente ad una puntata di “Chi vuol essere milionario” e ti ritrovi ad essere scelto come parente per l’opzione “telefonata a casa”. (Devo dire una delle eventualità tra le più sconvenienti che possano capitare).

In anteprima mondiale invece vi riferisco, con rammarico, chi ha ispirato per primo le stilizzate faccine. Niente di meno che il sublime Vladimir Nabokov. Il mio venerato Nabokov. Il geniale scrittore russo è stato uno dei giganti della letteratura del novecento e la sua fama è legata soprattutto al romanzo “Lolita”, da cui Stanley Kubrick ha tratto un altrettanto celebre film, scritto dallo stesso Nabokov (1). Vladimir Nabokov è stato il grande scrittore che conosciamo ma anche uno degli intellettuali più suggestivi e provocatori del nostro tempo. Solitario e distaccato. Antagonista dichiarato di Freud, Dostoevskij, Camus e  Sartre. Americano di adozione e per scelta. Maniacale studioso di lepidotteri (sua grande passione). Ha vissuto tutta la vita in alberghi ed ha odiato la musica leggera come nessun altro.

Nabokov ha imposto il suo personalissimo stile letterario, caustico e ricco di invenzioni. Un vulcano di idee, ma mai ideologizzato. Tra le sue tante idee, c’è anche quella delle emoticon. Mio malgrado, devo riferirla. Ripeto, in esclusiva per voi.

Nell’aprile del 1969 Nabokov viene intervistato da Alan Whitman per conto del “New York Times”. Ad una domanda sul posto che ritiene di assegnarsi fra gli scrittori viventi e quelli del passato prossimo, Nabokov risponde testualmente: “Molte volte penso che dovrebbe esistere uno speciale segno tipografico per indicare un sorriso – una specie di lineetta concava, una parentesi tonda supina, che ora mi piacerebbe tracciare in risposta alla sua domanda.” (2)

L’aristocratico autore di Lolita, il professore universitario a cui si deve la dimostrazione entomologica che Gregor Samsa non si trasforma in uno scarafaggio ma in uno scarabeo stercorario, è anche l’inventore delle Emoticons. Nessuno è perfetto!

Antonio Andrisani 1 – Wikipedia 0

(1) E’ noto che Kubrick abbia utilizzato poco il trattamento dello scrittore. Nonostante questo Nabokov si è sempre detto soddisfatto del risultato filmico del suo capolavoro letterario.

(2) Da Strong opinions (1973) di Vladimir Nabokov pubblicato in Italia da Adelphi come Intransigenze

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.