La lunga storia dei corti

Secondo IMDB, fino ad oggi sarebbero stati realizzati ben 223.859 cortometraggi. Da dove prende inizio questa prolifica attività?

Nel 1888, Louis Le Prince realizzò le prima sovraimpressione su celluloide della storia: Roundhay Garden Scene. Poi, i fratelli Lumiere inventarono il cortometraggio, credendo che sarebbe servito solo per i reportage. Ma George Melies si convinse di poter narrare vicende di fantasia e trasformò in fenomeno di massa il suo adattamento da Jules Verne, Viaggio sulla Luna (1902). E fu così il cinema divenne un’industria.

Gli artisti notarono che le possibilità fisiche del mondo reale erano limitate, perciò nacque l’animazione. Il primo cartone animato, creato con un assemblaggio di immagini chiamato stop motion, proviene dalla Russia: Cameraman’s revenge (1912).

Il primo vero genio filmico universalmente riconosciuto fu Buster Keaton, protagonista di comiche geniali come Una settimana (1920).

Salvador Dalì e Luis Buñuel realizzarono la più importante opera d’avanguardia della storia del cinema, contenente la prima immagine splatter, il surreale tuffo nei sogni notturni di Un chien andalou (1929). Quello stesso anno, ai disegni animati spettò il compito di portare sullo schermo la prime immagini oscene, con Eveready Harton in Buried Treasure.

Si iniziò a far parlare i soggetti ripresi, poi aggiunsero sottofondi musicali. Presero piede Stanlio & Ollio, tra i primi ad esser premiati con il prestigioso premio Oscar per La scala musicale (1932).

Walt Disney, seguendo la tradizione di Melies, iniziò ad adattare opere famose come Pierino e il lupo (1946), inventò tante divinità antropomorfe celebrate in parchi giochi e si rivelò uno dei più grandi creatori di abbinamenti tra immagini e suoni. Col passare degli anni, questo disegnatore si ritrovò molta concorrenza, come i personaggi di Hanna & Barbera (in particolar modo Tom & Jerry, premiati con l’Oscar per The cat concerto, 1947), quelli della Warner (da non perdere il loro short metacinematografico Duck amuck, 1953) e le avventure di Wallace & Gromit (quelli di I pantaloni sbagliati [1993] e Una tosatura perfetta [1995], anch’essi premiati con l’Oscar). Ma ancora oggi gli eredi artistici di Disney riscuotono un consenso tale da poter produrre corti di notevole qualità, solitamente presenti negli inserti DVD o come preludio in sala per i film della Pixar: tra questi segnaliamo Kiwi (2006) e Presto (2008).

Il settore cortometraggi, visti i loro costi di realizzazione contenuti (anche per via della loro natura no-profit) consentono più velocemente la popolarità internazionale alle opere di valore di qualsiasi nazionalità: l’esempio più eclatante è Il palloncino rosso (1956), un classico della rivendicazione dei sogni infantili, premiato addirittura con l’Oscar per la miglior sceneggiatura; oppure il curioso quanto acido corto brasiliano Ilha das flores (1990).

La televisione e i lungometraggi hanno saccheggiato i corti molto più di quanto siano disposti ad ammettere. Se l’originalissimo short di Chris Marker, La Jetèe (1962), ispirerà “L’esercito delle 12 scimmie” di Terry Gilliam, sempre quell’anno il rocambolesco “Un accadimento sul ponte di Owl Creek” ottenne una notorietà tale (ed un Oscar) da meritarsi la riproposizione nella serie televisiva “Ai confini della realtà”. Seguendo questa falsariga, la tv spagnola TVE realizzò la spettacolare e beffarda mystery story La cabina (1972), originariamente ideata per Gassmann o Mastroianni. La BBC, estrapolandolo da un evento teatrale, realizzò uno sketch col primo ed ultimo duetto avvenuto tra i due comici inglesi più bravi della storia, Rowan Atkinson e John Cleese, in Beekeeping (1981). Anche il mondo della pubblicità iniziò a sfruttare le potenzialità del cortometraggio. Alcuni spot commerciali vengono equiparati a veri e propri cult-movie, tra questi possiamo annoverare Washroom (1996) della Levi’s, che fu censurato in molti paesi.

Molti videoclip sono diventati “cult” perchè considerati come dei veri e propri cortometraggi, girati da registi affermati, come Thriller (1983) di John Landis o Weapon of Choice (2002) di Spike Jonze, con Christopher Walken.

Il cortometraggio non ha mai dimenticato le sue origini e potenzialità documentaristiche, come dimostrò la notevole sintesi dell’universo raffigurata in Potenze di dieci (1977).

L’animazione è maturata in forme stilistiche sempre più indipendenti, come quella dello short inglese con David Bowie The snowman (1982); lo stop motion del maestro ceco Jan Švankmajer (Moznosti dialogu [1983]); l’incantevole trasposizione francese, premiata con l’Oscar, del racconto breve L’uomo che piantava gli alberi (1988).

Nonostante l’avvento della durata media superiore ai 60 minuti, il cortometraggio rimase la strada migliore per creare sperimentazioni d’avanguardia artistica (come il polacco Tango [1980], premiato con l’Oscar), avviare una carriera registica (vedi l’esordio di Tim Burton con Vincent, 1982) o per spronare i produttori ad avviare/ultimare un film in cantiere (come avvenne nel 2010 con Mortal kombat: rebirth).

Oramai la gente dirige shorts col videofonino e li monta col proprio pc. Tra i cortometraggi più interessanti degli ultimi anni, quasi inediti qui da noi, possiamo annoverare lo strepitoso omaggio a Frank Capra di Validation (2007); l’ultrapremiato Signs (2008); il pirotecnico ed iconoclasta Logorama (2009) e il meraviglioso The Butterfly Circus (2009).