La mamma

 

Odio le mamme che pensano di essere le prime e le sole ad avere avuto dei figli. Oggi ne ho una, vicina di ombrellone. Comunica con un tono di voce molto alto e squillante, come se il pargolo fosse sordo. Di certo lo diventerà, se la mamma continua cosi’. Dall’invito a fare il bagnetto, alle rassicurazioni sull’imminente riapertura della scuola. Sembra debba essere tutto di dominio pubblico e soprattutto di interesse generale. Ostaggi a Tripoli, le borse crollano e lei strepita di quanto sia bello ritrovare la Maestra e gli amichetti. Che poi, diciamoci la verità, i compagni passino, ma chi cazzo se ne fotte della Maestra, starà pensando il bambino.

Vani, i tentativi di leggere il libro che mi sono portato sulla spiaggia per alleviare la mia già forte ritrosia per le giornate balneari. Reticenza che ho dovuto accantonare, per soddisfare le legittime esigenze della mia compagna. Mai, però, avrei voluto imbattermi in una mamma indiavolata. Nulla si impossessa di una persona come l’amore. Purtroppo, sulla costa, non trovi un esorcista neanche a pagarlo.

Ho provato a fulminarla con lo sguardo un paio di volte ma quella mi sorride compiaciuta mentre massaggia il culetto pieno di sabbia di Massimino. E’ cosi’ che si chiama. La mamma è certa che io provi tenerezza e mi compenetri nella sua meravigliosa esperienza di madre. Mi chiedo dove possa essere il marito. Forse lui riuscirebbe ad intercettare il mio disagio ed a stigmatizzare il comportamento della moglie. Di lui, però, non vi è traccia. Probabilmente è fuggito in Alaska. Non posso neanche condividere il disappunto con la mia fidanzata, in quanto, mi volta le spalle. Giace, supina ed immobile, su una sedia a sdraio da oltre un’ora. Potrebbe essere morta.

Dallo stabilimento balneare parte una musica tecno, ad un volume impressionante. In Italia finisce tutto “a discoteca” penso, ma riflettendoci un attimo, meglio questa musica di merda che la cronaca minuto per minuto dell’iniziazione di Massimino, il primo bambino nato sulla faccia della terra. Invece no. La genitrice pensa bene di far ballare il piccino. Lo prende per le manine e lo incita alla danza. Con quella voce stridula ormai famigliare, la donna comincia a cantare come Lady Gaga. Non so chi, tra i due, sollevi più sabbia. Credo la mamma. Comunque lei lo rimprovera amorevolmente ed esclama la fatidica frase: “non alzare la sabbia, non vedi che c’è il signore?” E mi guarda, con una espressione che sta a significare: “Ma non vede che dolcezza? Le stiamo facendo mangiare la sabbia, ma lei, si farebbe seppellire vivo come una mummia dal mio bambino, vero?”

Mi rifugio sulla battigia. Invece dell’esorcista, arriva un marocchino, comunemente detto, con la sua isola ambulante di canotti di ogni forma e colore. Ovviamente la mamma ed il suo piccolo angelo accorrono. Adesso la signora deve spiegare al figlio perchè, questo uomo, sudato e nero, è immerso nella plastica. Tutto il lido deve ascoltare questo nuovo insegnamento. Accecata dal suo ruolo, non ha sospetti o titubanze. Massimino è un miracolo e noi tutti su questa cazzo di spiaggia dobbiamo ascoltare i sermoni della donna che lo ha procreato e professare la sua religione.

Farei una lunga passeggiata sulla riva se non sapessi che sarebbe una gimcana tra idioti che giocano a pallavolo e casalinghe sedute con i piedi nell’acqua. Realizzo che l’’unico luogo che può darmi ristoro è il mare. Allontanarmi il più possibile, dove l’acqua è alta. Il solo posto dove la premurosa madre non può arrivare. Devo raggiungere quella boa lontana. Quando ci arrivo mi accorgo che non è una boa ma una testa. La capoccia di un uomo con qualche anno in più di me. Il mare circonda i nostri colli, quasi fino al mento, come un immenso collare. Ci guardiamo e come capita nell’ascensore cominciamo a scambiare qualche battuta per rompere l’imbarazzo. Mi dice che è a mollo da un paio di ore. Io, invece, gli racconto della mamma rompicoglioni e della mia fuga. Scopro cosi’ chi è il marito della donna, nonché papà di Massimino. Non è scappato in Alaska. E’ qui, di fronte a me. Anche lui, al largo. Come me. Siamo due puntini sospesi e lontani. Quanto resisteremo, prima di ritornare a riva?

Author

<p>La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.</p>