La morte di Mattei

 

Nella ricorrenza dei cinquant’anni della morte di Enrico Mattei pare che nessuno abbia voglia di ricordarlo. A quanto pare una casa editrice ha pensato, per l’occasione, di pubblicare una storia a fumetti del potente presidente dell’ENI. Al Festivaletteratura di Mantova, invece, l’ENI ha presentato un volume con tutti i suoi discorsi. Oggettivamente, non è molto. I motivi di questa omissione sono tanti, ma il principale mi sembra consistere nel fatto che è difficile catalogare un personaggio del calibro di Enrico Mattei che è stato nella storia italiana, dal dopoguerra fino ai giorni nostri, probabilmente l’uomo più potente in assoluto.

C’è chi ritiene Mattei l’uomo che ha fatto risollevare la testa a un paese come l’Italia, uscito sconfitto e umiliato dalla seconda guerra mondiale, portandolo a essere uno dei maggiori produttori di petrolio. E c’è invece chi lo ritiene il grande corruttore del sistema politico italiano; una circostanza che nemmeno lui ha mai smentito, confessando anzi candidamente: «uso i partiti allo stesso modo di come uso i taxi: salgo, pago la corsa, scendo». Insomma, i pareri non sono unanimi. E nessuno vuol correre il rischio, evidentemente, che questa ricorrenza alimenti il fuoco incrociato delle polemiche.

Il 27 ottobre del 1962 l’aereo su cui viaggiava Enrico Mattei precipitò nelle campagne di Bascapè, in provincia di Pavia, mentre si avvicinava all’aeroporto di Linate. Tornava da un viaggio in Sicilia ed era stato sorpreso da un violento temporale; a questa circostanza fu attribuita la causa dell’incidente, confermata dalla testimonianza di un contadino rilasciata nel corso di un’intervista televisiva. Ma anni dopo, un esperto del linguaggio dei sordomuti si accorse che in questa intervista il sonoro non corrispondeva al labiale, insinuando il dubbio su ciò che il testimone avesse effettivamente dichiarato.

Il regista Francesco Rosi, nel 1970, aveva deciso di girare un film che avrebbe dovuto consegnare alla storia la vicenda di Enrico Mattei e che uscirà due anni più tardi col titolo “Il caso Mattei”. Per la definizione della sceneggiatura aveva pensato di avvalersi della consulenza di Mauro De Mauro, un giornalista che all’epoca aveva seguito la vicenda della morte dell’imprenditore per un quotidiano siciliano. Ma appena pochi giorni dopo che Rosi gli conferì l’incarico, De Mauro fu rapito. Non sarà ritrovato mai più, né vivo, né morto. Mauro De Mauro, tra l’altro, non era un anonimo giornalista – suo fratello Tullio, illustre linguista e docente universitario, diverrà ministro alla Pubblica Istruzione. Un altro mistero si aggiungeva così al caso Mattei.

Una ventina d’anni dopo il rapimento di De Mauro, il magistrato Vincenzo Calia, all’epoca sostituto procuratore di Pavia, poté riaprire l’inchiesta dal momento che nuove tecniche d’indagine avrebbero potuto dire qualcosa di più preciso riguardo alle circostanze dell’incidente. Dal lavoro del magistrato, emerse che in realtà l’aereo su cui viaggiava Enrico Mattei cadde in seguito all’esplosione di una bomba. Nonostante questo importante passo avanti sulla strada dell’accertamento della verità, comunque, non fu possibile giungere a individuare i responsabili dell’attentato.

C’è anche un altro fatto che può aiutare a far luce sulla misteriosa scomparsa di Enrico Mattei. Si è appreso che il viaggio di Mattei in Sicilia, al ritorno del quale morì, non era nell’agenda dei suoi impegni. In Sicilia, Mattei era già stato poco prima, ma il presidente della Regione Siciliana Giuseppe D’Angelo aveva insistito perché vi facesse ritorno sostenendo che un intero paese, Gagliano Castelferrato in provincia di Enna, era in rivolta poiché erano giunte voci che Mattei avrebbe rinunciato a sfruttare un locale giacimento petrolifero con conseguenze disastrose per l’occupazione. Ma una volta giunto a Gagliano, Enrico Mattei poté constatare che non vi era ostilità di nessun genere da parte della popolazione locale, che anzi riservò all’illustre ospite la più calorosa accoglienza con lancio di coriandoli e festoni di benvenuto. Ha scritto il giornalista Giuseppe Oddo del Sole 24ore: «Se è vero che l’aereo di Mattei fu sabotato – e l’inchiesta di Pavia condotta dall’ex sostituto procuratore Vincenzo Calia ha cancellato ogni dubbio al riguardo – l’invito pressante a recarsi nell’ennese fu l’espediente per attrarlo nella trappola che lo avrebbe condotto alla morte».

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.