La pianista Marija Judina

È approdata sugli schermi televisivi la storia di Marija Judina, la pianista che sfidò Stalin. Nata nel 1899 nella Russia occidentale, la Judina studiò al conservatorio di San Pietroburgo, in quegli anni una vera fucina di talenti musicali. Eccelse al pianoforte in straordinarie interpretazioni di Johann Sebastian Bach, di Ludwig van Beethoven, ma anche del suo compagno di studi Dmitrij Šostakovič. Le sue impeccabili esecuzioni erano espressione di alta potenza artistica, una forza insolita in uno spirito femminile – Šostakovič disse di lei che le sue dita erano “artigli d’aquila”.

Indomabile, viscerale e “pazza”, Marija Judina non sapeva tacere e non riconosceva regole se non quella della bellezza artistica. Alla morte del suo amico Boris Pasternak, prima di un concerto, ne declamò pubblicamente i versi proibiti. Era questa una libertà che negli anni del terrore di Stalin nessuno poteva concedersi. Osteggiata dal potere comunista, visse emarginata dal mondo musicale sovietico e in condizioni economiche di estrema povertà. Ma un giorno Stalin, avendo ascoltato alla radio il suo Concerto per pianoforte e orchestra n. 23 in La Maggiore K 488 di Mozart, ordinò che gli fosse portata una copia del disco.

Purtroppo, il disco della “pazza” Marija Judina non era stato mai inciso. Nessuno ebbe comunque il coraggio di comunicarlo al dittatore. Così, in una sola notte e in gran segreto, ci si affrettò a incidere il brano. Non fu cosa facile e due direttori d’orchestra rinunciarono all’incarico, temendo che il capo del Cremlino potesse accorgersi che si trattava di una incisione non originale.

Stalin ne fu entusiasta e volle inviare alla Judina un premio in denaro, premio che però la pianista affidò alla Chiesa affinché, come lei stessa osò scrivere al despota, “il buon Dio La perdoni per tutte le atrocità che Lei ha commesso verso il popolo”. Queste affermazioni esponevano la pianista a una sicura condanna a morte. Nonostante ciò, non le fu fatto nulla.

Iosif Stalin morì nel marzo del 1953. Morì solo e senza il conforto degli affetti, come muoiono coloro che sono vissuti imponendo la propria violenza e seminando il terrore. Nessuno assistette ai suoi ultimi momenti di vita e poco si sa delle circostanze della sua morte. Videro, però, che sul giradischi di Stalin aveva girato per ultimo il disco della Judina, la donna che aveva avuto l’audacia di sfidarlo.

La storia di Marija Judina rende testimonianza della irriducibile forza della creatività e dell’impotenza del potere di fronte alla libertà degli uomini.

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<p>La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.</p>