La pista cifrata

 

34529 Antonio Andrisani, pur essendo un discreto intellettuale, non è mai stato in grado di risolvere un rebus o di completare un cruciverba, neanche facilitato. Per di più detesta le barzellette. Dinanzi a giochi di calcolo matematico o di prove di intelligenza si pietrifica assumendo la postura e l’espressione di una gallina.

 

La Settimana Enigmistica è una istituzione ed è la capostipite dell’editoria enigmistica. Dagli anni ’30 è rimasta uguale a se stessa, salvo piccoli aggiustamenti. Forse non ci avete fatto mai caso ma è l’unico periodico tra le cui pagine non troverete mai una pubblicità. Una scelta editoriale coraggiosa ma anche un rompicapo in un’epoca in cui la propaganda è immanente.

Se dovessi mai diventare un personaggio famoso, la mia più grande aspirazione sarebbe quella di essere ospitato su quella scacchiera disordinata in copertina. Anche se, fateci caso, i volti dei personaggi ritratti in copertina sono cerei, a volte irriconoscibili, come svuotati di vita. Vivi o morti? Ritratti enigmistici.

Non ho mai acquistato una copia della rivista “che vanta più tentativi di imitazione”. La Settimana Enigmistica, però, è come il sale o lo zucchero. C’è sempre stata e sempre ci sarà, ovunque io vada. Impossibile indugiare tra le sue pallide pagine.

La rubrica del “Forse non tutti sanno che”, con le sue pillole di cultura e curiosità corredate da piccole immagini, tutte graficamente differenti l’una dall’altra. Un patchwork di notizie stronze e disegnini improbabili e miniaturizzati. Irresistibile per questo.

“L’edipeo enciclopedico”. Altre schegge impazzite di cultura sotto forma di domande. “Il gatto riesce a distinguere i colori?”. Grazie alla Settimana Enigmistica, se non sai che il gatto percepisce diversi colori, puoi conoscere la risposta. A questo ed a infiniti altri quesiti esistenziali.

Il sublime “Strano ma vero”, altra fonte inesauribile di sapere. Nel 1967 la tenuta di Lord Turner Lodge in Inghilterra venne letteralmente invasa dai ragni. Sarebbe legittimo immaginare una rubrica di risposta, dal nome “ E chi se ne fotte!”. Invece no, è dolce colare a picco (o naufragare per gli amanti della Poesia) tra questi fatti realmente avvenuti, nonostante il sospetto che in realtà nulla sia accaduto.

E poi “trova le differenze”. Un baffo più lungo, un sole con un raggio in meno o una sciarpa che scompare da un riquadro all’altro. La leggerezza nell’individuare i primi segni di discontinuità tra le due immagini gemelle e la fatica nello scovare solitamente le ultime due.

Ma è sulla pagina con la figura da ricostruire unendo i puntini che mi soffermo, come stregato. La forma cifrata, a volte si intuisce da subito, nonostante l’apparente astrattezza ma il rito è irrinunciabile. Quello che ne viene fuori, di solito, è il surrogato di una illustrazione. Un elefante, un ciclista o un pescatore in barca, come tracciati da una macchina elettrocardiografica. Il cuore, non a caso. Per un attimo il cuore ringiovanisce e torno bambino, quando la punta della Bic congiunge ogni puntino.

Lascio i quadratini enigmatici, orizzontali o verticali che siano, e gli indovinelli agli altri e mi lancio tra i minuscoli numeri sparpagliati nel riquadro ancora bianco. Un rapido slalom che mi ricorderà ancora una volta la spensieratezza dell’infanzia.

La Settimana Enigmistica è rimasta uguale a se stessa, salvo piccoli aggiustamenti. Come me. Come tutti. Forse per questo, la rivista degli enigmi per eccellenza, è tanto amata ed imperitura.

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<p>La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.</p>