LA RAPINA

 

Sono a casa di un amico, al buio. Stiamo guardando Drive. Come l’autista del film anche io sono coinvolto in una rapina. Il film è stato scaricato da internet e fino a prova contraria sono perlomeno un complice. Ma anche questa rapina è una trappola come quella nella quale finisce il taciturno protagonista del film di Nicolas Winding Refn. Guardare questo film è come rubare soldi falsi. Il padrone di casa ha scaricato un file pessimo. E’ come entrare con le pistole puntate nel banco dei pegni sbagliato. L’immagine è discreta, diciamo attendibile. L’audio, invece è fortemente penalizzato. Non si capisce molto di quello che dicono i personaggi di questo noir, per nostra fortuna basato più sugli sguardi che sui dialoghi, ma a farne le spese è soprattutto la colonna sonora composta da una manciata di canzoni synth pop molto anni ’80. Non “mi sembra” che siano grandissime composizioni, se dovessi decontestualizzarle dalle immagini, ma nel film funzionano in modo assoluto. Per il resto, le musiche di Angelo Badalamenti (1), con i loro bassi pulsanti, distorti dall’audio pessimo, fanno vibrare i vetri dell’appartamento che mi ospita.

Drive, premiato a Cannes per la migliore regia, è, a sua volta, una grande rapina. Ad orologeria, aggiungerei. Perfettamente riuscita, al contrario di quella nel film o di quella del mio compagno. Inizia con una delle sequenze più originali del cinema noir.

La prima fuga “logica” in auto dopo una rapina. L’autista non corre all’impazzata, sfrecciando per le ampie strade di Los Angeles come siamo abituati a vedere ma, quasi a passo d’uomo, conduce refurtiva e ladri in salvo, secondo un percorso lucido non basato sulla velocità ma sull’analisi delle mosse dell’avversario, vale a dire la polizia e le sue sirene (elicotteri inclusi). Non c’è spazio per stridore di freni o accelerazioni con tanto di scintille dalla marmitta contro l’asfalto, la fuga di “Driver” sembra una partita a scacchi.

Da quel momento, vale a dire dopo i titoli di testa, tutto quello che vediamo lo abbiamo già visto. A cominciare dal volto di Ryan Gosling, classico come quello di James Stewart e moderno come quello di Stan Laurel. Metacinema allo stato puro. Non a caso, penso, il protagonista del film svolga l’attività di stunt man nel’industria cinematografica e che in uno dei momenti più inquietanti e suggestivi della sua vendetta, egli indossi una maschera. Quella ignifuga, senza espressione, che infila nelle pericolose scene d’azione dei film.

In Drive c’è Lynch, De Palma, Kitano, Tarantino, John Woo, Cassavetes, Mann e anche il martello di Park Chan-Wook. Il regista danese “rapina” ed omaggia tutti i maestri che hanno reso grande il cinema noir moderno, prevalentemente americano, ma lo fa con  personalità e con lo stile asciutto e viscerale che lo contraddistingue. Le storie sono spesso le stesse, l’importante è come si raccontano. Un po’ come i film da scaricare.

Drive termina. Il “pirata” non ha ripreso i titoli di coda. Si accendono le luci della nostra sala privata. Il padrone di casa si scusa per non aver messo bene a segno la “rapina”. Come posso volergliene, in fin dei conti, fa il dentista mica il ladro. Anche se, a giudicare da certe parcelle odontoiatriche, il sospetto sarebbe lecito.

La videocamera nel cinema, chissà quale e dove, ha testimoniato (quasi) tutto. Il signore con la tosse, il cellulare che squilla, la signora che fa commenti con l’amica, una serie di starnuti. Purtroppo, eravamo impotenti. Non abbiamo potuto zittire la signora o mandare a fare in culo l’idiota che non ha spento il cellulare. E’ metacinema, anche questo.

Da oggi il dvd di Drive è in edicola, allegato ad un noto settimanale.

 

(1) Nei titoli di testa del film la colonna sonora è attribuita al famoso compositore americano mentre è ormai certo che sia di Cliff Martinez. Pare che quest’ultimo abbia sostituito Badalamenti in corso d’opera. Allora perché nei titoli c’è ancora lui? Un’altra rapina, a quanto pare. 

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