La religione catodica

Un tempo si diceva “il disco della maturità”. Non anagrafica, ma artistica. Si intende, il momento in cui l’Autore affina le proprie idee e i propri mezzi. Non è una tappa obbligata, ovviamente. Ci sono musicisti che non riusciranno a realizzarlo mai ed altri che ne sforneranno anche 4 di seguito. In quel caso si dirà “il periodo della maturità”.

E’ uscito da pochi giorni il nuovo album di Luca Urbani(1) ed a mio modesto avviso è il suo “disco della maturità”. Un disco in cui l’artista monzese mette tutto a fuoco e si presenta nella sua forma migliore. Più “matura”, appunto. Tutti gli ingredienti, che lo rendono sin dagli esordi, cosi’ peculiare, (il pop, l’elettronica e l’intelligenza dei testi) sono presenti, ma mai come in questo caso, perfettamente calibrati. C’è anche la inconfondibile R rotante o “moscia” che inevitabilmente rientra  tra i marchi di fabbrica del cantautore.

La raccolta di canzoni si chiama “Praticante catodico”. Un titolo che istantaneamente ci conferma la grande ironia di Urbani e la sua capacità di “giocare” con le parole per raccontarci delle storie più profonde. Basterebbe questo. L’ironia è l’unica chiave di lettura consapevole per raccontare la nostra esistenza su questo pazzo mondo. L’ironia che manca, purtroppo, alla quasi totalità dei nostri autori della canzone.

“Praticante catodico” è un concept album (per usare un termine “antico”) sulla televisione. Ma solo apparentemente (ci ritornerò). Gli effetti di questo infernale elettrodomestico, che campeggia sulla copertina del cd, erano già stati protagonisti di una celebre e profetica canzone dei Buggles (2). Canzone pop elettronica che immagino Urbani ami molto. Le affinità terminano qui.

“Praticante catodico” è strutturato come un vero e proprio programma televisivo. Il disco si apre con una traccia dal titolo inequivocabile “Tv accesa” e si conclude con “Tv spenta”. Nella tracklist c’è anche “Tv pubblicità” e “Tv cambio canale” (trattasi di 4 strumentali).

La televisione e la sua arida programmazione ritorna in altre canzoni ma il piccolo schermo è soltanto un tetro specchio per le allodole. Urbani, a mio avviso, vuole raccontarci un altro abisso e la tivù è solo un mezzo, un espediente. Attraverso di essa Urbani denuncia un atteggiamento esistenziale: L’insensibilità e l’inerzia che ne consegue. L’incapacità di partecipare, scandalizzarsi, citando un suo testo “tu fai l’indifferente ma non la differenza”.

Le canzoni di “Praticante catodico” sono, il titolo non mi sembra casuale, profondamente religiose. Una religione laica ed elettronica. Urbani si interroga su questo mondo senza amore in cui gli uomini appaiono smarriti e confusi, senza il coraggio di affrontare i propri desideri ed il mondo stesso. Ed allora, la televisione come metafora dell’immobilismo sembra l’unica soluzione. Luca Urbani però, come in tutti i racconti morali, ci esorta a superare questo stallo. Emblematici i versi dell’ultima canzone dell’album: “sono me stesso quando faccio che sento”. Un disco Pop molto intenso e sofisticato che ci invita a ritrovare noi stessi, prima di “diventare troppo cattivi”.

Nella sezione video il video del singolo “Chissà mai” diretto dal venerabile Garbo, il fondatore della New wave italiana di matrice “berlinese”.

 

(1) Del talentuoso cantautore, il sottoscritto si è già occupato su questo sito in data 12 aprile nella rubrica Ascolti (potete quindi recuperare agevolmente)

(2)  Il caso vuole che mi sia occupato di “Video Killed the radio stars” sempre su questo sito in data 25 aprile nella rubrica Ascolti

 

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<p>La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.</p>