La scuola, l’Apocalisse

 

Leggo sul Corriere della Sera del 27 novembre scorso che una maestra di Bologna è stata sospesa dall’insegnamento della Religione cattolica perché in una scuola elementare ha parlato dell’Apocalisse. Ha parlato cioè della fine del mondo. I bambini, secondo i genitori, potrebbero aver subito uno shock.

Non so di cosa abbia parlato di preciso questa maestra e può darsi che i genitori avessero ragione a lamentarsi. Ma per evitare che i bambini si accorgano dell’Apocalisse, dovremmo impedire loro anche di uscire di casa, soprattutto per andare a scuola.

La fine del mondo, infatti, è una realtà. E forse non da oggi. Quando ero uno scolaro – mi riferisco a mezzo secolo fa – ero nella redazione del giornalino scolastico. Una volta, un compagno doveva scrivere qualcosa su un tema a piacere. Scrisse una poesia in cui, già allora, si parlava di situazioni apocalittiche nella scuola elementare. Ricordo che il mio compagno la intitolò “La Pocalisse”. Gli altri bambini della redazione – per inciso – giustificarono l’errore marchiano, rivendicando il diritto alla licenza poetica.

Sempre sul Corriere della Sera – stessa edizione, pagina precedente – leggo un’altra notizia che riguarda un’altra scuola. Niente più della scuola fa notizia. Giovanni Scattone, nel maggio del ’97, ha ucciso la studentessa Marta Russo nei viali dell’Università “La Sapienza” di Roma. Per uno scherzo del destino, a Giovanni Scattone è stata assegnata adesso una cattedra di Storia e Filosofia proprio nel liceo che fu di Marta Russo. Ho detto “scherzo del destino”, ma forse si dovrebbe concludere che la scuola italiana è entrata nell’era dell’Apocalisse. È bene, dunque, che anche i genitori di quei bambini bolognesi si mettano l’anima in pace.

Se un istituto scolastico potesse scegliere il corpo docente, ciò non sarebbe accaduto. Invece, per l’assegnazione delle cattedre bisogna attenersi rigorosamente alle graduatorie del Provveditorato – o come diavolo si chiama adesso – ai punteggi dei candidati, allo stato di salute dei docenti di ruolo. Procedure che mettono in moto una sarabanda di precari, perdenti posto, eccetera. Insomma, una girandola pazzesca che può produrre quella situazione apocalittica che ha portato Scattone sulla cattedra più sbagliata che ci potesse essere.

Tutto ciò, a seguito di questo fatto: nella scorsa estate, il titolare della cattedra di Storia e Filosofia occupata adesso da Scattone, era stato arrestato perché – stando a quello che rivela il Corriere – “molestava e perseguitava” studentesse e docenti. Vedete che ho ragione a dire che l’Apocalisse è una realtà?

Se l’ideale di un’azienda normale è quella di avere l’uomo giusto nel posto giusto, nella scuola si verifica normalmente invece di avere l’uomo sbagliato nel posto più sbagliato.

Che fare?

Si è pensato di allontanare Scattone, come si è pensato di allontanare quella maestra bolognese di cui non conosco il nome. Ambedue avevano “la colpa” di avere riportato alla coscienza, consapevolmente o no, la realtà del male.

Ma è la soluzione migliore? Si può allontanare un professore supplente di un professore allontanato? Ed è sicuro che un altro supplente creerà meno imbarazzo dei precedenti? Il dubbio ha un certo fondamento perché secondo un articolo pubblicato sul n° 5/2004 de “La Medicina del Lavoro”, autorevole rivista scientifica, il 49,8% degli insegnanti comparsi davanti alla Commissione medica di verifica (CMV) presentava patologie psichiatriche.

Come si vede, le vie di scampo sono piuttosto limitate.

Ci sarebbe veramente di che preoccuparsi. Ma mi rinfranco al pensiero che i ragazzi che vanno a scuola sono migliori di tanti loro genitori. Sono almeno più agguerriti di quei genitori bolognesi di cui sopra. Quando escono di casa per andare a scuola, sono ben consapevoli di ciò cui vanno incontro.

À la guerre comme à la guerre.

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<p>La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.</p>