L’amore è un bluff teatrale

L’altro ieri uno dei miei più cari amici mi ha scritto un messaggio: “Implicare il cuore in abitudini degradanti. Avvilire il petto, perciò, è la risposta alla tua domanda”. La mia domanda scaturiva da un suo post su facebook, in cui mi aveva taggata su una hit dell’82 di Claudia Mori, e dunque era: “Cosa, non succederà più?”. Se di mezzo non ci fosse stato un social network, avrei probabilmente capito di che si trattava guardandolo negli occhi per tre secondi. Ma non ci si rivede più abbastanza come una volta, non ci si incontra più così spesso anche nella stessa città, e – insieme a tante altre cose – succede che pure tra vecchi compagni si finisca col ricorrere a banali quesiti.

L’immagine del suo sentimento mortificato, descritto con quelle esatte parole, si intersecava perfettamente con alcuni riverberi presenti ormai da più giorni nelle stanze della mia mente. Da circa un mese avrei voluto metter giù qualcosa di personale sullo spettacolo di Roberto Corradino dal titolo “Perché ora affondo nel mio petto”, una riscrittura per attore solo della “Pentesilea” di Heinrich von Kleist pubblicata nel 1808, visto in scena l’8 dicembre al Caffè tra le Righe – Spazio Off di San Severo (secondo appuntamento della IV stagione teatrale indipendente “FREAKS 2013/2014”). Il fatto di non esser riuscita a farlo, nonostante ci abbia pensato quotidianamente durante queste ultime festività (o forse proprio il fatto che sia stata lì più o meno sempre a ripensarci è uno dei principali motivi del blocco?), rappresenta il mio attuale avvilimento: perché non riesco più a scrivere facilmente delle cose che mi piacciono? come mai più voglio – e mi riprometto di – dedicarmi a ciò che trovo bello e più – più a lungo – mi trovo impelagata nei lacci di quella bellezza? Comunque ora il peggio è passato, e la magia è che sono state proprio le parole contenute nel messaggio del mio caro amico a spingermi a tirare fuori qualcosa. Per questo lo ringrazio. (Quest’ultima considerazione a proposito della magia vuol dire che, al netto dei dispiaceri e delle sozzure di questo piccolo mondo, mi piace affidarmi al pensiero che: 1) finché un buon amico assolve al compito di riportarti alla tua unica sorgente rimane un buon amico e 2) si può dimostrare di essere buoni amici anche attraverso un social network.)

Possono sembrare delle questioni totalmente non coincidenti e insensate – il petto del mio amico, il mio intasamento di scrittura e la Pentesilea di Corradino – ma vi assicuro che non è così. Perché soggetto delle tre situazioni è in fin dei conti il desiderio: quando esso è subito troppo, o ancora poco, o rappresentato in tutto il suo tormentoso splendore. Fino a che punto e a quale costo la vitale aspirazione a desiderare diventa bramosia distruttrice, che eccede e sovrasta i sensi, o piuttosto silenziosa devozione che rimane a contemplare interrogandosi, e quanto in entrambi i casi si tratta forse solo di giungere – presto o tardi – alla consapevolezza della necessità di una mancanza perpetua ce lo svela proprio la bionda guerriera queer, tenace e fragile contemporaneamente, protagonista dello spettacolo (e a me lo ha svelato il giorno dell’Immacolata Concezione). La sacrosanta spinta esistenziale del desiderio è dunque proprio ciò che riesce bene a incarnare Roberto Corradino attraverso la sua contemporanea Regina delle Amazzoni, il cui corpo dinoccolato e precipitato per caso sulla scena ci svela soprattutto quanto il gioco del Desiderio – a braccetto con Amore e Follia – consista in un continuo rimando tra pieni e vuoti, morsi e rimorsi, attacchi e fughe.

Corradino mutua la figura “spregiudicata” proposta da Kleist, quella che fatalmente si innamora e sbrana d’amore pazzo Achille invece che venire da questi uccisa in guerra, e che tanto fece scalpore nell’Ottocento così da essere riscoperta e rappresentata solo un secolo dopo. La Pentesilea dell’attore e autore/regista barese è perciò la trasposizione corporea e vocale di una materia letteraria difficile, forse quella che non c’era mai stata finora nell’ambito del teatro indipendente, e sono sicura abbia rappresentato per lui una sfida notevole: sfida risolta – ma direi anche candidamente e lucidamente irrisolta – proponendo un personaggio che cammina sul filo sospeso di una mitologia classica, postmoderna e contemporanea insieme, sintesi del conflitto tra natura/istinto e società/repressione. La regina guerrigliera di Corradino smania, ansima, danza, cade e si rialza, perdendo e recuperando ad ogni passo la parrucca, il rossetto e il cerone, lì sul campo minato dello spettacolo della vita. E lo fa abbandonandosi completamente al linguaggio della poesia e della musica (“tramite Carmelo Bene, Omero, Mogol, Gianni Bella, Silvia Plath, Amr Diab, Amelia Rosselli, Rimbaud, Paolo Meneguzzi, Bach, Max de Angelis, Gabriella Ferri, Sezen Aksu, Paganini, Walter Siti, M.me du Deffond, Diaframma”), all’irrazionale delle parole più sublimi o più sceme che è per noi dolce scampo dall’autorità; non è quello che vorremmo fare anche noi, sempre più spesso, in mezzo alla gente: declamare i nostri versi e cantare e ballare le canzoni preferite, come in un sogno ad occhi aperti?

Lei è un po’ tutti noi, quando amiamo oltre i generi e i sessi, di un amore che ci spaventa e spesso ci sfinisce. Il teatro di Roberto (e posso dirlo perché è il suo secondo spettacolo al quale partecipo da spettatrice) è prima di tutto sempre una forma di devozione al Teatro, ed è poi fatto per persone vive, per chi ha ancora voglia di domandarsi “Cosa sentiamo?”. A lui i miei sinceri complimenti.

Al mio amico invece dico, a margine di questa storia che mi sono voluta raccontare: “Amico mio, e invece succederà ancora, per fortuna”.

 

“PERCHE’ ORA AFFONDO NEL MIO PETTO” è un bluff teatrale sull’amore (finalista al Festival Incontri teatrali/F.I.T. Lugano 2006) liberamente tratto dalla “Pentesilea” di H. Von Kleist, scritto e diretto da Roberto Corradino; drammaturgia sonora, messa in campo, interpretazione e produzione di Reggimento carri | teatro con il sostegno di Teatro Kismet O.per.A di Bari.

Roberto Corradino è attore, autore e regista. Si è formato a Siracusa presso l’Istituto Nazionale del Dramma Antico per poi perfezionarsi con stage di studio sulla voce, sulle tecniche del movimento e sulla danza. Ha continuato la sua formazione seguendo i laboratori della Raffaello Sanzio Socìetas, Danio Manfredini, Ornella D’Agostino, Marco Martinelli. In teatro ha lavorato con Mimmo Cuticchio, Maria Maglietta, Pippo Delbono, Federico Tiezzi e il Teatro Kismet OperA. Nell’ottobre 2000 fonda il Reggimento Carri con cui produce i Movimenti per un Amleto contadino I°, II°, III° (tre riletture del testo shakespeariano), Scheggia nel 2001, Inumano nel 2002 (riscrittura corale basata sull’ “Ivanov” di Cechov), Perché ora affondo nel mio petto nel 2005, La commedia al sangue (liberamente ispirato al romanzo “Di questa vita menzognera” di Giuseppe Montesano) e nel 2006 Conferenza / Nudo e in semplice anarchia (dal Riccardo II di Shakespeare). Nel 2003 è finalista al Premio Generazione Scenario con Piaccainocchio; al Contemporanea festival del 2007 ha presentato Vietato ai minori (paesaggio urbano con figure), mentre nell’agosto 2009 ha debuttato con Le muse orfane di Michel Marc Bouchard, in coproduzione con il Festival Castel dei Mondi. Sempre per Reggimento Carri, del 2010 è lo spettacolo Cuore_Come un tamburo nella notte (da Edmondo De Amicis ad oggi) e del 2012 Le Braci. Primo Movimento.

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.