l’Arte in tempo di crisi

 

«Si può amare l’arte anche nella povertà». Lo ha detto Vittorio Sgarbi intervenendo a Potenza, alla Galleria civica di Palazzo Loffredo che ospita in questi giorni il Padiglione Italia della Biennale di Venezia. Sgarbi era presente in qualità di curatore del Padiglione Italia e dei padiglioni regionali per la 54aEsposizione internazionale che l’importante istituzione veneziana tiene per celebrare i 150 dell’Unità d’Italia.

La manifestazione tenuta a Potenza era stata preceduta se non da palesi contestazioni, dalla manifestazione di un certo malcontento con il quale si metteva in discussione l’opportunità di sostenere eventi culturali in un momento in cui le famiglie vedono venir meno il sostegno pubblico a beni più essenziali. Il malumore era rivolto principalmente al sindaco della città. Se l’amministrazione comunale non riesce a erogare i sussidi per le mense scolastiche – si faceva notare – come mai mostra tanta premura nei confronti delle manifestazioni artistiche?

Col suo intervento, Sgarbi ha voluto affermare la necessità di dare uno spazio all’arte anche in momenti di crisi economica come quello attuale. L’arte non è un lusso che gli uomini dovrebbero concedersi soltanto in condizioni di benessere economico e «si può amare l’arte anche nella povertà».

Le parole di Sgarbi, piacciano o no, sono la verità. E basta guardare alla storia dell’arte per rendersene conto. I monumenti più imponenti e più ammirati per il loro splendore sono quelle cattedrali gotiche costruite nel mezzo di poverissime case medievali. Non troveremo niente di paragonabile, nemmeno lontanamente, nella Fifth Avenue di New York né tra le strade ancora più orribili dell’opulento quartiere Pudong di Shanghai, dove quanto di bello architettonicamente ci fosse, precedentemente, è stato barbaramente raso al suolo.

Nel corso della discussa manifestazione di Potenza il sindaco della città e il presidente della Regione hanno esposto le ragioni che fanno ritenere l’arte un buon investimento. Non so quanto questo sia vero e nessuno fino a oggi è stato in grado di dimostrare in maniera scientifica quale sia il ritorno economico di un investimento in campo artistico. Dico però che, anche nel caso l’arte non procuri alla comunità reali benefici economici, ogni comunità ha bisogno dell’arte. Ogni comunità per essere veramente espressione di una civiltà deve necessariamente – come ha affermato Vittorio Sgarbi – offrire «la possibilità di rispettare certi valori».

“Rispettare certi valori”, cioè riconoscere la bellezza nelle cose, salva l’uomo dalla barbarie. Difendiamo l’arte, dunque. Più di quanto difendiamo il buono mensa.

 

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.