l’assassino

 

Adelphi sta ripubblicando Simenon. Questa è la volta de L’assassino, romanzo del 1937.

Ogni volta che esce un nuovo titolo devo concentrarmi non poco per ricordare se io abbia già questo titolo. Simenon ha scritto centinaia di romanzi e la grafica rigorosa ed uniformante della casa editrice  non aiuta. Ma il libraio in tal senso mi rasserena garantendomi che è appena arrivato. Il problema è che devo rammentare se io non abbia questo romanzo in un’altra edizione magari con un nome differente ed una copertina di Pinter. Leggere la trama serve a poco. I libri di Simenon raccontano sempre la stessa storia. Allora lo acquisto e come da prassi mi raccomando al libraio: “Se ce l’ho, te lo riporto!”

Anche Fellini ha girato sempre lo stesso film e non a caso Simenon nutriva per il regista riminese una venerazione. Ma d’altronde ogni artista che si rispetti ha una precisa visione ed interpretazione delle cose e proprio reiterandola che la sua opera acquista riconoscibilità e dignità. Ecco perché la politica è la cosa più distante dal mondo dell’arte.

La corrispondenza di amorosa stima tra i due giganti è pubblicata da Adelphi e non riserva grandi sorprese. Io però, ho scoperto, leggendola, di condividere con Fellini una insana passione per lo stesso romanzo di Simenon, “Il trasloco”. Magra consolazione. Lui è stato Federico Fellini, io non sono un cazzo.

 

Ma torniamo a L’assassino. Rientrato a casa verifico che non mi sia già imbattuto in questo specifico assassino. Certifico di non conoscere il Dott. Hans Kuperek, protagonista del libro. Anche se, mentre leggo delle sue gesta criminali, mi sembra di conoscerlo meglio di chiunque altro. Ruperek, infatti, è un classico eroe di Simenon. Deduco facilmente come andrà a finire la sua disavventura, ma non per questo, non consumo avidamente la descrizione della sua inevitabile caduta.

 

Nel mondo di Simenon c’è sempre un prima e un dopo. In ogni romanzo, c’è un momento, che arriva sempre con naturalezza agghiacciante, in cui il personaggio supera una linea di confine che solitamente lo distanzia da una vita fatta di consuetudine, frustrazione, conformismo ed ipocrisia borghese. Il prezzo da pagare per avere attentato a questo ordine precostituito è sempre il più alto.

 

Kuperek uccide a rivoltellate la propria moglie ed il suo amante Schutter. Un attimo dopo pensa, mentre i corpi delle vittime sono ancora caldi, a Neel, la donna di servizio. Pensa che potrà possederla e cosi’ sarà. Kuperus ha “passato la linea”. E’ già perduto. L’assassinio non ha nulla a che vedere con la gelosia e forse neanche con l’invidia per l’avvenenza ed il successo sociale dell’amante. L’omicidio in Simenon non è mai motivato da un riscatto o da un beneficio di varia natura che ne può derivare, come accade in tutti i romanzi criminali che si rispettino. L’assassino di Simenon uccide in preda alla rassegnazione ed alla noia. L’illusione di poter trasformare l’abitudine in avventura, dura solo un attimo, e poi non rimane che espiare.

La collettività, paradossalmente, rifiuta l’atto violento di Kuperus ed il Giudice istruttore, piuttosto che punirlo gli impone di “sparire” pur di evitare uno scandalo e ristabilire lo Status Quo borghese. Una ulteriore umiliazione per la sfida omicida del Dott. Kuperus. L’indagine poliziesca che ne consegue è asfittica e burocratica. Niente a che vedere con le intuizioni e gli interrogatori dei grandi Detectives. Nei romanzi di Simenon l’inchiesta è tutta psicologica e si svolge esclusivamente nell’anima dei personaggi. L’assassino, è allo stesso tempo giudice ed imputato. Come tutti i criminali, uccide, elabora il movente, cerca degli alibi, ma contrariamente a tutti gli altri personaggi “neri” della letteratura, emette anche la condanna. Anzi, è proprio il desiderio di una condanna, come unica via di fuga, a determinare l’atto criminoso.

Ma per il Dott. Kuperus non ci sarà via d’uscita. Ha ucciso due persone nel tentativo di “tagliare la corda” ma la pena che deve scontare è quella di rimanere intrappolato nel più duro dei carceri, la Società ed i suoi rituali.

Anche questo romanzo di Simenon è andato. Presto ne arriverà un altro. Sarà simile ed altrettanto bello.  Non mi resta che riporre “L’assassino” nello scaffale. La mia libreria, ormai, sembra un casellario giudiziario.

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.