Le “Allusioni” di Gionata Mirai

Quando un paio di anni fa ho avuto modo di vedere dal vivo il Teatro degli Orrori mi ha colpito la furia che li caratterizza, tanto nelle esecuzioni, quindi a livello strettamente musicale, quanto nella esibizione in termini più coreo-scenografici.

Ecco perché quando un amico agente, settimane fa, mi preannunciò l’uscita del disco da solista del chitarrista, Gionata Mirai, per un’associazione d’idee linearissima immaginai che si trattasse di una produzione rock, indipendente in tutti i sensi, anche perché Mirai, prima del Teatro, aveva già convinto coi Super Elastic Bubble Plastic.

Non potevo immaginare che Gionata, nel frattempo, era andato già oltre.

Perche “Allusioni” (La Tempesta/Niegazowana) è tutt’altro rispetto a quanto personalmente potevo immaginare.

E’ un disco composto da un’unica traccia, che dura venticinque minuti, nella quale Gionata Mirai tira fuori tutta la sua vena classica, dando luogo a una variegata suite acustica, suonata con la sua chitarra a dodici corde, che sembra diventare la sintesi della sua creatività.

Perché non è detto – e chi conosce la musica lo sa – che per mettere in evidenza un’attitudine rock servano necessariamente pedalini e strumenti elettrici.

L’artista, in questo caso, fa proprio questo, reinventandosi ma non perdendo identità, mostrando in modo naturale ciò che molto spesso ai musicisti manca: la passione e l’amore per la musica.

Per questo motivo è stato bello anche incontrarlo, tra una data e l’altra per la promozione di “Allusioni”, per parlare di questo disco, tentando di strappare qualche piccola anticipazione anche sul nuovo cd del Teatro , in uscita a gennaio.

 

Gionata, dopo mesi di tour col Teatro, hai appena iniziato un percorso solitario che fino a gennaio ti porterà in giro nei club italiani per promuovere “Allusioni”, il tuo disco uscito il primo novembre scorso. A farti compagnia, sul palco, la tua dodici corde. Viene da dire: “da un eccesso all’altro”?
E la cosa migliore è che appena finirà questo tour ripartirò con il Teatro. Come dire… dall’intimità alla piazza. Direi di sì, forse ho qualche problema con le mezze misure… 
Il disco è praticamente una lunga suite acustica e rivela un versante della tua anima artistica che difficilmente viene fuori in altri contesti e forse fino ad oggi non era mai emersa?
E’ un lato del mio essere musicista che ha aspettato molto tempo prima di volersi manifestare pubblicamente. Forse ha aspettato il momento e, soprattutto, l’idea giusta per farlo. Tempo fa pensavo che la prima volta che sarei uscito con un disco da solo (perchè è un’idea che ho da tempo) sarebbe stato un disco di cantautorato folk in senso più “tradizionale”, ma l’idea del lungo arpeggio sulla 12 corde è arrivata inaspettatamente e si è dimostrata subito molto più intrigante. E assurda, per questo mi piace. 
“Allusioni” risponde sicuramente ad un’esigenza espressiva ma, oserei dire, è anche un atto di coraggio non indifferente, considerato che si tratta di un disco non “facile” e dal vivo ancora meno se suonato in club.
E’ un disco che chiede all’ascoltatore di compiere una scelta nell’approccio all’ascolto: fermarsi ad ascoltare qualcuno che ti sta parlando senza parole. In un periodo in cui il tempo è diventata la merce di scambio più preziosa fermarsi 24 minuti ad ascoltare una chitarra che non si ferma mai è un gesto quasi rivoluzionario, secondo me. Dal vivo sta funzionando bene, per il momento, chi viene è consapevole di quello che sta per vivere e si lascia volentieri portare a spasso per qualche decina di minuti…
Intanto, tra una data italiana e l’altra, ci sarà anche il Belgio?
Sì, torno dagli amici con cui ho fatto 4 tour negli anni passati con i Super Elastic Bubble Plastic; in una veste più “mansueta” questa volta…
Gionata, col Teatro siete riusciti a dare veramente una sonora scossa alla scena italiana, nonostante la vostra proposta sia comunque complessa, sia sul piano sonoro che lirico, secondo te da cosa dipende questo effetto dirompente?
Dipende dal fatto che in Italia manca un fenomeno rock di un certo spessore da un sacco di tempo, dipende dal fatto che cantare in italiano rende la comunicazione molto più immediata, efficace e costruttiva; e dipende dal fatto che a dispetto di quanto vogliano farci credere, in Italia c’è un sacco di gente che ha una gran voglia di “qualità” e non solo puro “entertainement”.
Dopo il tour di “Allusioni” si ritorna sul palco del Teatro degli Orrori? Qualche piccola anticipazione?
Ne vedremo delle belle…

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.