Le cose che non si toccano

 

Gaetano Plasmati, materano, 43 anni, lo puoi incontrare sull’altare di una chiesa che fotografa tua cugina mentre pronuncia il fatidico si ma stai pur certo che per i due mesi successivi non lo vedi più. E’ partito per l’India o il Sahara. La fotografia di viaggio è la sua grande passione e vocazione. Al ritorno, porta con se straordinarie testimonianze di luoghi e genti. Questa volta è andato a Chernobyl.

 

Gaetano, non sei il primo e non sarai l’ultimo ad aver fatto un reportage fotografico su Chernobyl. Ma vorrei sapere intanto perché anche tu hai sentito l’esigenza di recarti in Ucraina.

Curo una rivista fotografica e monografica che si chiama Intransit. Il numero che sto preparando, nasce dopo il disastro in Giappone e sarà dedicato al delicato tema del nucleare e delle energie alternative e rinnovabili. Quest’anno ricorre il 25° anniversario della tragedia di Chernobyl e ho pensato di cominciare il mio racconto fotografico proprio da quei luoghi.

Hai scattato, ho visto, centinaia di foto. Tra le tante mi hanno colpito molto quelle che hai fatto nella città abbandonata di Pripjat. Me ne parli?

Pripyat è il paese dove abitavano prevalentemente le famiglie degli operai della centrale nucleare. Al momento del disastro c’è stata l’evacuazione e quindi tutto è rimasto così come era al momento della catastrofe.

A me queste immagini mi hanno fatto venire alla mente “Picnic sul ciglio della strada” (noto anche come Stalker), un romanzo dei fratelli russi Strugazki, in cui si descrive la “Zona”, luogo metaforico visitato dagli extraterrestri, dove tutto è stato abbandonato e lasciato com’è dalla visita degli alieni. Tutto alla mercé del tempo che logora e deteriora. Cosa si prova a guardare e camminare in una città fantasma?
Non ti nascondo una certa inquietudine per le radiazioni ancora presenti. Si chiama Radiofobia. Quando sono partito mi sono ovviamente documentato sugli effetti eventuali a cui andavo incontro ma la mia voglia di essere in quei posti ha vinto su tutto. Considera che ci sono persone che visitano questa area per curiosità ed alla ricerca di forti emozioni, per turismo insomma. Io ci sono andato per lavoro e devo dire spesso la mia attività di fotoreporter mi ha portato in luoghi e situazioni pericolose.
Bene ma ripeto, la sensazione di camminare in un luogo così cristallizzato?
Di città fantasma ne ho visto altre ma quello che mi ha emozionato e sconvolto allo stesso tempo erano gli oggetti sopravvissuti ed abbandonati. Attraverso di essi ricostruivo nella mia fantasia la vita di queste persone.
Mi dicevi che era proibito toccare alcunché e che hai addirittura firmato un protocollo in cui ti attenevi a regole molto severe.
Si, il protocollo impone di non toccare, prelevare e portare niente fuori dall’area. Non era permesso poggiare nulla sul terreno e ovviamente mangiare alcunchè.
Capisco, una sorta di macabro museo a cielo aperto. Il mondo ne è pieno.

Le centrali nucleari oggi rispetto a quella ucraina sono sicuramente più sicure ma la drammatica vicenda del Giappone dimostra che non esistono le dovute garanzie. A mio avviso, è una strada che va abbandonata. Attraverso la ricerca potremmo e dovremmo concentrarci su altre fonti di energia.
Le foto dell’asilo e della scuola. O meglio, le cose dell’asilo,  sono particolarmente struggenti per ovvi motivi.
La cosa che mi ha colpito sono stati i disegni dei bambini inconsapevoli di quanto sarebbe accaduto nel loro futuro. Una generazione, se non due, infranta. Sempre a proposito dei più giovani anche il luna park abbandonato è profondamente spettrale ed esemplare di questa infanzia bloccata. Su un manifesto che ho visto in quei luoghi c’era questo monito: Spero che noi abbiamo imparato qualcosa da questo”. Lo spero davvero anche io.
Gaetano, la grandezza della fotografia sta soprattutto nella sua capacità di testimoniare. Riconosci al mezzo altre funzioni o valori?
Le potenzialità e le applicazioni sono infinite, amplificate poi dall’avvento del digitale. Io stesso eseguo lavori commerciali ma la mia natura ed esperienza mi ha sempre portato alla fotografia di viaggio con tutte le sue scoperte piacevoli o inquietanti. Spero solo che la comunicazione molto veloce del web e il sovraccarico di immagini dettate dalla tecnologia digitale non ci faccia assuefare al valore di testimonianza che la fotografia ci può offrire.

Grazie

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.