Le dimensioni contano?

La Finlandiasi rivela ancora una volta un Paese culturalmente in netto stacco rispetto agli abiti mentali che la vecchia Europa è abituata a portare. Il Dipartimento di Politica e Studi Economici dell’Università di Helsinkiha appena pubblicato il lavoro di Tatu Westling, ricercatore in Economia Politica, che sta portando avanti un’analisi estremamente interessante. Studiando la relazione tra crescita economica e lunghezza del pene tra il 1960 e il 1985 in 121 paesi del mondoTatu Westling ha ottenuto un risultato ancora più sorprendente del metodo impiegato.

Grazie all’analisi del “Male Organ and Economic Growth: Does Size Matter?” viene definita una relazione inversa tra prestazione del prodotto interno lordo e virilità: il livello di massima crescita economica dei Paesi risulta correlata ad una lunghezza media del pene di 13,5 cm.

Ma perché dovremmo credere in questa teoria?

Anch’io non stavo attribuendo importanza alla notizia, quando per curiosità mi sono spinta un po’ più avanti. I risultati sono quelli seguono.

Il tema della crescita economica ha scatenato l’impegno intellettuale per decenni. Attraverso l’ipotesi di convergenza condizionata del 1956, Solow vinse il Premio Nobel proprio grazie al modello neoclassico di crescita che oggi è alla base dello studio in questione.

Il modello di Solowprevede una rappresentazione essenziale, che è giustificata metodologicamente in virtù dei risultati e della loro spendibilità: il sistema economico viene cioè descritto con una singola equazione differenziale in una variabile.

In base alle ipotesi del modello, si possono analizzare tre condizioni di crescita, cioè quella della concorrenza perfetta, quello della costanza del tasso di crescita (sia del progresso tecnico che della popolazione) e quella dei rendimenti di scala costanti della funzione di produzione.

Questo significa che i tassi di crescita delle principali variabili reali dipendono soltanto da fattori esterni alla crescita stessa e che, quindi, hanno carattere strutturale. Se pensiamo per esempio, solo in Italia, che grossa parte della crescita locale dei nostri territori non avviene non per mancanza di risorse o di specialisti nei vari grandi settori economici, bensì a causa del sistema e delle infrastrutture che pesano sulla reale capacità che abbiamo di diventare competitivi grazie alle risorse capitali ed umane, possiamo intuire cosa significhi spiegare un fenomeno di crescita economica attraverso questo modello. Ma se tali condizioni valgono in una economia chiusa, è interessante allora notare come ciò sia vero anche per confrontare cosa accade in vari Paesi.

Consideriamo allora due sistemi economici differenti e inseriamoli in un’immaginaria gara per il raggiungimento di un risultato economico importante. Se allo start presentano entrambe la stessa tecnologia, la stessa propensione al risparmio e gli stessi tassi di sviluppo demografici e di progresso tecnologico, ma sono diverse per variabili endogene, cioè hanno appunto un sistema di infrastrutture differenti, vedremo raggiungere l’obiettivo non dalla più “potente”, ma da quella che era dotata di un sistema che le permetteva semplicemente di correre di più.

Se applichiamo ad entrambi i Paesi il modello di Solow potremo infine notare che la convergenza delle due economie sarebbe stata diversa anche nell’ipotesi in cui una delle due fosse partita con una dotazione di capitale proporzionalmente minore. Eppure grazie alla manipolazione della variabile endogena, alla fine sarebbe stata proprio questa a convergere verso il cosiddetto sentiero bilanciato e lo avrebbe fatto anche velocemente rispetto all’economia più matura.

Ma arriviamo al dunque. Con la divulgazione delle applicazioni al modello di Solow fatta dal ricercatore finlandese oggi sappiamo che introducendo un’altra variabile, cioè quella della dotazione dei genitali maschili, i risultati di crescita cambiano. Westling infatti utilizzando un dataset di 121 paesi, ha ottenuto una stima sulle dimensioni dei genitali maschili, graficamente illustrata da una curva a forma di U rovesciata, che descrive il rapporto di correlazione con il livello di PIL raggiunto, con una variazione spiegata del 15%.

Dai calcoli di Westling risulta che il massimo della salute economica di un Paese entra in crisi ogni successivo centimetro in più di dotazione genitale maschile, contribuendo perciò ad una riduzione del Pil del 6% in media. Quando il membro eccede in lunghezza si assiste alla caduta di interi punti percentuali del Pil.

Da un punto di vista strettamente statistico questa è una correlazione, perciò non introduce già una dipendenza diretta, cioè una relazione di causa ed effetto. Ma in base a ciò è stato possibile definire in quale condizione il PIL massimizza le sue performance: ovvero quando la dimensione del pene è di circa 13,5 centimetri. Al contrario, un crollo nello sviluppo economico è identificato dalla situazione in cui la dimensione dell’organo maschile supera i 16 centimetri.
Infatti si nota che la crescita economica tra il 1960 e il 1985 è associata negativamente alla dimensione dell’organo maschile.

Infine, dato non meno importante, la variabile “virilità” spiega da sola il 20% sul totale della variazione della crescita del PIL.

Si legge inoltre nella pubblicazione che la dimensione del pene, , mantenute le dovute riserve, risulta perciò essere una variabile più importante anche del regime politico adottato da un Paese, tale da determinarne con più influenza la crescita del PIL. Si apprende inoltre che controllare la lunghezza dell’organo maschile rallenta la convergenza e riduce l’effetto negativo di crescita della popolazione.

Sebbene possa apparire suggestiva e poco fondata, in questa fase la ricerca ha però tutte le prove a suo favore, perché sono molto precise e si basano su correlazioni sorprendentemente forti, anche quando vengono effettuati controlli sulle variabili per falsificarne i risultati.

Non ci resta che dare un’occhiata alle mappe che descrivono il fenomeno sulla popolazione maschile mondiale e provare a fare due conti con la storia dell’economia.

Quando lessi per la prima volta il famoso manuale di macroeconomia di Olivier Blanchard non ebbi un impatto granché positivo con il metodo adottato. L’economista francese si divertiva a prendere in giro noi studenti novelli supponendo delle condizioni di bilancio che però non avevano soluzione. Per la soddisfazione dei sadici, noi ovviamente non lo sapevamo (e non c’erano indizi perché potessimo capire che quello era il classico gioco degli ambienti accademici, che somiglia molto agli esperimenti dei topolini messi nel labirinto disseminato di pezzettini di formaggio). Quella che lui proponeva alla fine, perché le condizioni potessero verificarsi era di supporre una rapina di una parte del capitale ad opera degli ufo. Dopo aver imparato dall’economista finlandese come stanno le cose, oggi ho preso a riconsiderare quella famosa superiorità delle creature extraterrestri che fa parte da sempre dell’immaginario collettivo .

Rosanna Perrone  

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.