Le Guetter

 

Le polemiche tutte italiche nei confronti del suo “Vallanzasca – Gli angeli del male” proprio non le ha digerite. Un’aggressione mediatica sterile e fine a se stessa che ha certamente pregiudicato lo scarso incasso al botteghino. A ciò si aggiunge la scelta dal sapor suicidio di lanciare il film nelle sale in contemporanea con tre (dico tre, ahinoi) delle commedie più attese(?) dell’anno. Qualunquemente, Immaturi e, dulcis in fundo, Che bella giornata. Naturale dunque che il prodotto venisse soverchiato da una concorrenza non operante su un piano di parità. Probabilmente anche dall’esperienza di questa Caporetto commerciale i distributori nostrani hanno maturato la perniciosa tendenza (sempre esistita, certo, ma da qualche tempo fattasi più insistente e deleteria) di fissare una data di uscita e poi smentirla, posticiparla a data da destinarsi e in attesa che le sale siano libere da pellicole commercialmente insidiose (che in Italia sono appunto rappresentate da quelle poco fa menzionate). Un esempio? Il Prometheus di Ridley Scott, rimandato a ottobre dopo l’annuncio di una distribuzione nel mese di settembre. Sono film diversi Prometheus e Vallanzasca, che raccolgono una fascia di spettatori diversa, certo, ma il sugo è lo stesso. E se parlo di Caporetto commerciale lo faccio perché il film è comunque emerso dignitosamente dalla lotta, ma non come avrebbe meritato. Vallanzasca (accantonando le diatribe tra detrattori e sostenitori) è certamente un film da difendere con i denti, esempio di cinema autosufficiente e libero da qualsiasi tendenza pretenziosa nei confronti del pubblico. L’accusa più corrente mossa da più fronti è stata quella di aver reso, da parte degli autori, l’uomo, il personaggio Renato Vallanzasca un idolo le cui azioni sono preventivamente scagionate da un giudizio etico e morale. Di rendere la vita criminale “bella vita”. Probabilmente gli accusatori non hanno visto il film fino in fondo e in generale hanno poca dimestichezza con le parabole criminali cinematografiche. Soffermarsi sulle ragioni di questo sarebbe quindi esercizio retorico. Vallanzasca vive di un afflato genuinamente seventies, recupera una cifra stilistica desueta trasfigurando la realtà in epos. Vallanzasca è dirompente, scorretto e urlato. E non è poco se si considera la palude stagnante entro cui il nostro cinema di intrattenimento (dico di intrattenimento) sembra essersi definitivamente inabissato. Naturale dunque che l’ostilità riscontrata di fronte a tutta l’operazione spingesse Michele Placido a cercare altri lidi, sondare altre prospettive ben più ampie del limitato raggio visivo capace di rendere estraneo o addirittura immorale qualcosa che si allontani concettualmente dalle commedie di un Fabio Volo o di un Leonardo Pieraccioni. Le ha trovate all’interno dell’industria francese grazie a StudioCanal. “Le Guetteur”. Ultima fatica del regista pugliese girata in Francia con fondi francesi, Le Guetteur si avvale della presenza dell’enigmatico e tormentato Daniel Auteuil nel ruolo del commissario Mattei, uomo alla ricerca di una banda di rapinatori autrice di un colpo in banca e del loro collaboratore, le guetteur appunto. Placido parla dell’esperienza francese come di un miracolo se paragonata alla difficilissima condizione italiana, in cui trovare fondi per la realizzazione dei film di genere diventa sempre più complesso. Si parla di un omaggio a “Le Doulos”, celebre polar del 1962 diretto da Jean-Pierre Melville e primo atto dei capolavori successivi imbevuti di decadence e determinismo che saranno “Le Deuxieme Souffle” e Le “Samourai”. Rappresenterebbe certo una lesa maestà il tentativo di un rifacimento dell’opera melvilliana. Più facile vedere Le Doulos come un punto di riferimento per il nuovo film di Placido. Presentato nel corso di una proiezione speciale al Festival di Cannes (alcuni lo hanno definito irrisolto), il destino italiano di Le Guetteur sembra indirizzarsi verso una distribuzione autunnale, nel mese di ottobre. Brizzi permettendo. Il teaser trailer nella sezione multimedia.

 

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