Le Mani al lavoro sul terzo disco

 

 

Avevamo lasciato Le Mani su “Anno luce”, il secondo album, più maturo e “avventuroso” di “In fondo”, quello d’esordio, contenente la fortunata “Stai bene come stai” e pubblicato da Universal. A distanza di qualche anno, quando i riflettori del music-business si sono abbassati e la band ha potuto lavorare con maggiore tranquillità e meno pressioni, ritroviamo Luigi Scarangella, Antonio Marcucci, Marco Pisanelli, Angelo Perna e Francesco Stoia impegnati a lavorare al terzo disco, forti dell’ennesima esperienza valida: la collaborazione, alla produzione, di Giuliano Sangiorgi dei Negramaro per il brano “In salita”, presentato alle selezioni per lo scorso Sanremo ma senza esiti positivi, come quasi sempre accade per gli emergenti veri. Proprio da alcune considerazioni sulla kermesse sanremese è partita l’intervista che il cantante, Luigi Scarangella, ha rilasciato a F052, abbandonandosi alle sue personali opinioni, anche opportunamente provocato, senza parlare a nome dell’intera band.

Gigi (Luigi per gli amici, ndr), anche quest’anno l’Ariston non ha aperto le porte a Le Mani. Vista la qualità delle vostre produzioni, anche superiore alla media del festival della canzone italiana, ti sei fatto un’idea di questa situazione?

Sinceramente non ho visto Sanremo, né lo vedo da almeno dieci anni. Non posso dare dei giudizi su una situazione che non conosco, sarebbe pretenzioso, e non è nelle mie intenzioni. Non credo ci sia da fare un discorso di qualità delle canzoni, ma piuttosto di finalità che ognuno cerca in questa kermesse musicale. Ecco il motivo per cui non lo vedo. Molti considerano Sanremo come unica-ultima opportunità per farsi vedere o conoscere, nel senso che in poche sere tu, concorrente o ospite, hai la possibilità di farti notare da molta gente. Io, invece, lo considero come una perdita di tempo senza risultati, almeno al giorno d’oggi. Se cambiassero metodo di scelta, di valutazione, di trattamento delle band emergenti, nel senso di dare loro più spazio, facendolo diventare davvero un trampolino di lancio per chi ha musica giovane nel sangue, sarebbe diverso. Ci sarebbe più competizione, ed il cardine del festival ruoterebbe intorno alle nuove sonorità. E poi, non è del tutto giusto inculcare nei giovani musicisti l’animo “sanremese”, un compromesso cioè tra le proprie visioni musicali e l’aspetto di musica leggerissima ammessa. Ognuno è libero di esprimersi secondo la propria musica. E questo già avviene. Ma i giurati che scelgono, puntano sempre e solo verso qual mondo “sanremese”, che non rispecchia assolutamente le nuove sonorità che si sentono suonare, rotolare, esplodere, all’interno delle cantine e dei garage.

Da “La salita”, il brano prodotto da Sangiorgi, si evinceva un cambio di rotta rispetto ai brani precedenti: maggiore sperimentazione, meno impatto rock, più elettronica: è questa la nuova direzione intrapresa dalla tua band?

La Salita” rappresenta a conti fatti un nuovo vestito che stiamo dando alla nostra musica. Non è la regola però. Con due album alle spalle, abbiamo deciso di sentirci più liberi di creare. Angelo (il tastierista, ndr) spesso ha accompagnato i riff di chitarra, rimanendo un po’ ai margini dell’arrangiamento. Adesso abbiamo intenzione di sperimentare nuovi intrecci di suoni, utilizzando anche macchinari acquistati di recente, che regalano un’ampia gamma di visioni diverse da quelle finora utilizzate. È un po’ quello che fanno gli animali ritenuti erroneamente “non pensanti”, come il serpente o il camaleonte. Il primo cambia muta per donare a se stesso una pelle nuova, un vestito mai messo prima, fresco, nuovo, privo di gioie e dolori, senza macchie, senza delitti. Il secondo, invece, si veste dei colori della natura, mimetizzandosi dai predatori e mimetizzandosi per predare. Prendendo spunto da loro, cerchiamo di svecchiarci dalla musica finora fatta, per raggiungere un grado di originalità nuova, ed essere così riconosciuti senza essere per forza accomunati ad altre realtà musicali già presenti in Italia.

Quindi allo stato attuale come state lavorando?

Riprendendo la risposta alla domanda precedente, stiamo passando un buon periodo di ascolto-creazione: ascolto di nuova musica proveniente da Stati Uniti, Inghilterra, Centro Europa; creazione, invece, di nuove canzoni che prontamente registriamo su di un multi-traccia (apparecchio utile per risentire registrazioni live in sala prove, ndr), così da cambiare subito elementi, parti che non piacciono e ritornare sulle stesse canzoni in modo più diretto. Contiamo di raggiungere un buon numero di prodotti, così da scegliere poi le canzoni che comporranno il terzo album. Il passo successivo sarà quello di produrlo. Per questo vaglieremo tutte le conoscenze acquisite finora, per realizzare una produzione il più possibile fedele alle nostre intenzioni.

Dopo l’incursione negli ambienti musicali pop e mainstream italiani pare quasi che stiate ritornando all’approccio indipendente iniziale, che ha caratterizzato la carriera di ognuno di voi. Che idea, personalmente, ti sei fatto dell’industria musicale italiana, dell’ambiente, tra delusioni e cose belle?

È stato un viaggio onirico durato quasi due anni, in cui siamo stati gettati nella bolgia dei leoni da gladiatori ancora inesperti. Ci siamo uniti molto, fatti forza, abbiamo condiviso sorrisi e musi lunghi, ma alla fine siamo riusciti a sopravvivere con grande dignità, e perché no, con immensa soddisfazione di tutto quello dato e ricevuto. La situazione delle case discografiche ha toccato il fondo da almeno cinque anni. Il perché è legato a scelte sbagliate e ad investimenti buttati su progetti “one shot” privi di solide basi. Il tutto ha eroso le casse di denaro a loro disposizione, incentrando l’attenzione solo sui grandi nomi del passato e del presente, o sugli eventi mediatici a forte impatto immediato, come i talent show. Nulla, o quasi, si investe oggi su nuove voci e nuovi volti, al di fuori delle due situazioni sopra citate. Noi ci siamo salvati dalla centrifuga di idee sbagliate che ci hanno circondato, decidendo di uscire da una grande casa discografica e di fare una nuova esperienza, insieme a tutte le amicizie in campo musicale raggiunte in questi anni. Siamo consapevoli delle difficoltà che possiamo incontrare, economiche e decisionali, ma credo che la forza rimanga sempre e solo la MUSICA, per cui il potere viene sempre dal basso. Dobbiamo concentrarci e fare un terzo album “pauroso”, il resto verrà da sé. Quanto alle delusioni e alle cose belle, non ci sono stati eventi, situazioni, persone che ne hanno determinato la loro buona o cattiva nascita. Piuttosto, dagli eventi infausti abbiamo imparato molto, soprattutto nel non rifare i medesimi errori; da quelli positivi, invece, abbiamo “rubato” quegli attimi di felicità tanto agognata e sfuggente, conservandone un po’ proprio per i momenti malinconici. Consideriamo la MUSICA l’unica ragione per cui valga la pena lottare, l’unica per cui valga la pena andare avanti.

 

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<p>La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.</p>