Le recensioni sui dischi

 

Quando avevo 18 anni, nel 1994, leggere recensioni era una cosa per me fondamentale. I soldi per i dischi, che dividevo tra negozi e mail order, tra cui il mitico “Top Ten”, erano sempre scarsi. E allora ne approfittavo per andare in un negozio che noleggiava cd con pratiche ai limiti della legalità, ma alla fine efficaci (praticamente li rivendeva come usati e poi li riacquistava per sfuggire ai controlli SIAE).

Le recensioni, dicevo, erano fondamentali per non fare errori. Per non ritrovarsi una massa di cd inascoltabili e soprattutto invendibili nel mercato dell’usato. Ogni acquisto andava quindi scelto e pesato meticolosamente, magari dopo averlo ascoltato nell’unico negozio della mia città che aveva le postazioni con le cuffie.

Oggi, almeno per me, le recensioni non hanno più il valore di una volta. Puoi ascoltare tutto online, hai suggerimenti e stimoli da ogni dove, in ogni momento c’è qualcuno che ti mette in connessione con dischi e canzoni che potenzialmente potrebbero piacerti.

E allora uno potrebbe chiedersi che senso può avere oggi una recensione. Forse quello di raccontare delle storie. Storie che fanno parte del vissuto di ognuno di noi, perché il giornalismo musicale, almeno nella sua accezione più moderna, è un’esperienza di scrittura sempre più egocentrica e “personale”. Per questo, più che scrivere una recensione, vorrei raccontarvi una storia che parte da me, nel lontano 1994.

Nel 1994, proprio nel negozio che noleggiava cd di cui ho parlato prima, noleggiai il cd “Mantra” dei Ritmo Tribale. Era un periodo in cui la musica italiana alternativa raggiungeva uno dei suoi apici storici, con MTV e Red Ronnie che pompavano questo o quel gruppo, e mille festival e locali dove suonare dal vivo.

I Ritmo Tribale erano la frangia un po’ più hard rock della scena, tanto che piacevano molto ad un mio amico metallaro. Anche un ascoltatore di pop-rock come me, però, poteva scorgerci qualcosa di diverso dal solito gruppo. Quel qualcosa era rappresentato proprio dalla voce di Edda e perché no, anche dal suo aspetto: lo sguardo fragile, il look “grunge”, i capelli lunghi ma non cotonati alla Van Halen, i modi quasi effemminati.

“Mantra” mi sembrò subito un gran disco e, anche se oggi mi appare datato, devo dire che aveva un’ispirazione davvero fuori dal comune. All’epoca mi piacevano anche i Timoria che proprio un anno prima, nel 1993, avevano fatto uscire il loro disco forse più bello e ambizioso, “Viaggio senza vento”.

Timoria e Ritmo Tribale li ricordo come due tra i più promettenti gruppi rock italiani dell’epoca (i Litfiba si erano già ampiamente sputtanati), con due cantanti di personalità e con grande carisma, ma soprattutto con la prospettiva di sfondare. Eppure poco dopo le loro strade si divisero.

I Ritmo Tribale fecero uscire un altro disco dignitoso e poi sparirono (il primo a sparire fu proprio Edda) dalle scene. I Timoria raccolsero i frutti commerciali del loro lavoro (con il mediocre “2020 speedball”) e poi dopo il disco successivo si separarono per via degli screzi tra Omar Pedrini e Francesco Renga.

Passarono molti anni e nel 2009, quando dopo più di 10 anni riascoltai nuovamente la voce di Edda, ci rimasi di sasso. Era uscito il suo primo album solista e al posto di quel ragazzo dai capelli lunghi, che saltava e si contorceva nel video di “Sogna”, vedevo un uomo provato dalla vita e dagli eccessi che improvvisava con la chitarra litanie deliranti e a tratti insensate senza alcun imbarazzo, anzi, con la grazia di chi è tornato dalla guerra con danni permanenti, ma è sopravvissuto all’inferno.

Nello stesso anno Francesco Renga era finalista a Sanremo (dopo averlo vinto nel 2005) e stava per convolare a nozze con la principessa di Non è la Rai, Ambra Angiolini. Questo accostamento, che già allora mi aveva fatto venire i brividi, mi è tornato alla mente quest’anno, che ha visto coincidere l’ennesima presenza al Festival di Renga e l’uscita del secondo disco solista di Edda, “Odio i vivi”.

Dopo anni difficili passati tra gli Hare Krishna e la droga, tra un anonimo lavoro di costruzione di ponteggi e lo studio di registrazione, circondato da pochi amici, Edda fa uscire nel 2012 la sua seconda raccolta di canzoni e un video, sul suo canale Youtube, in cui balla sulla spiaggia con la pornostar Manuela Falorni, in arte Venere Bianca.

Se me l’avessero detto all’epoca, nel 1994, mi sarebbe sembrata una cosa fuori dal mondo. Eppure questi dannati tempi moderni sono così, prendere o lasciare: Renga a Sanremo intervistato da Mollica, Edda su Youtube con la Venere Bianca.

Ma la cosa se possibile più sconvolgente è vedere come sono arrivati a questo punto, quale messaggio portano a chi li ascoltava un tempo e ai giovani che li ascoltano per la prima volta. Prendiamo ad esempio due canzoni su cui riflettere: la folle e struggente “Anna” di Edda e “La tua bellezza” di Francesco Renga, finalista a Sanremo 2012.

Tutti e due i pezzi parlano d’amore, come nella miglior tradizione della musica rock e pop, ma “Anna” è il delirio di un pazzo completamente fuori di testa, a partire dall’incipit (L’amore diventa MERDA/dopo due settimane). Edda in queste e nelle altre 9 canzoni del disco scalpita, accellera, frena, farfuglia come un alcolizzato, incespica, cade, si rialza, si esalta, si dispera, piange, ride, si gonfia, esplode, si rannicchia in un angolo, respira, si soffoca.

Ricorda gli ubriaconi molesti fuori dai bar il sabato sera, verso l’orario di chiusura, quando ti infastidiscono chiedendoti una sigaretta con insistenza, ma anche quando ti illuminano con delle frasi meravigliose, retaggio di una sensibilità distrutta da anni di alcolismo.

Ma la grazia è soprattutto nel modo in cui Edda canta, recita, delira frasi come “Se ti scopi uno come me/perché io so fare l’amore bene uuuu” o “i miei amici hanno figli figli figli/io ho sempre fame/e allora non mi attaccare alle cose alle persone/che non mi serve a niente”. Si vede che non pensa alle classifiche, ai giornalisti, alle comparsate in tv, alla moglie famosa e con una immagine da difendere, ai figli a casa. Soprattutto non pensa a cosa può pensare chi lo ascolterà. Pensa solo a cantare quello che ha dentro.

Edda si è bucato, Edda è stato in India, Edda è diventato vegetariano e ha seguito per un po’ gli Hare Krishna, Edda si è rasato i lunghi capelli, Edda è stato solo come un cane, Edda ha costruito ponteggi, Edda è tornato sul palco (anche come supporto degli Afterhours), Edda è stato convinto a registrare un nuovo disco, una canzone, qualunque cosa, purché fosse sua.

A quel punto mi torna in mente Renga assediato dalle ragazzine fuori dall’Ariston, Renga che sposa Ambra, Renga che va in tv a promuovere le sue canzoni, Renga che canta con sguardo languido parole come queste: “Mentre togli il vestito di fretta/Non rimane che la meraviglia/Che la tua pelle nuda risveglia/Sto precipitando amore mio/Come la pioggia sul tuo viso/Come il cielo quando crolla all’improvviso”.

Poi ripenso a “L’amore diventa MERDA/dopo due settimane”. Forse la differenza è tutta qui. Ma piano, non voglio dare giudizi, non voglio essere superficiale. Non voglio ritornare allo stereotipo (mi scusino i fan) che “anche dal fango può nascere un fiore”, che i perdenti sono i più puri, ecc.

Eppure una cosa è certa: tutto quello che esce dalla bocca di Edda sembra terribilmente vero, vissuto, anche se a volte è brutto, dissonante, sconcio, volgare, consumato dal tempo, e fa vergognare un po’ per lui. Tutto quello che esce dalla bocca di Renga sembra finto, costruito, banale, stereotipato, stucchevole.

Se tornassero indietro a quel 1994, Francesco e Stefano, e si vedessero come sono adesso, forse sarebbero orgogliosi entrambi. Francesco Renga sarebbe fiero della sua bella famiglia, della sua bella casa a Brescia, della sua posizione di “big” faticosamente conquistata dopo anni a volte anche difficili.

Stefano “Edda” Rampoldi sarebbe felice di essere ancora vivo, su un palco, a raccontare quello che gli dicono i demoni nella sua testa senza l’assillo di dover leggere le recensioni sui giornali di musica. La sua libertà, alla fine, l’ha conquistata anche lui.

 

Edda – Il testo di “Anna”

L’amore diventa MERDA

dopo due settimane

i miei amici hanno figli figli figli

io ho sempre fame

e allora non mi attaccare alle cose alle persone

che non mi serve a niente

ricordalo continuamente

ma non leggere nel libro del matto

non lo leggi

lo capisci lo capisco la metà

solamente perché sono uno strazio

STUPIDELLA bambina e gradasso

se ti scopi uno come me

perché io so fare l’amore bene uuuu

se ti scopi uno come me

perché io so fare l’amore bene

il primo deve essere dalla finestra

il secondo deve essere dalla maestra

ammazza mia madre

ammazza tuo padre

ammazza se sei cattivo cumpà

il primo deve essere dalla finestra

il secondo deve andare giù dalla maestra

ammazza mia madre

ammazza tuo padre

ammazza se sei cattivo

perché con me tu fai così

perché non esci più di lì

nnnnnnnnaaaa

Anna non ho regali

Anna non faccio regali

Anna io non ho buon gusto

mmmuooooo

non ho maglioni da lavare

mi riesco solo a dimenticare

che io non ho buon gustooooo

il primo deve essere dalla finestra

secondo deve essere dalla maestra

ammazza mia madre

ammazza mio padre

ammazza se sei cattivo cumpà

perché con me tu fai così

perché tu esci giù di lì

gnegnegne

Anna non ho maglioni

Anna non faccio regali

Anna io non ho buon gusto

mmmuuuuoooo

non ho maglioni da lavare

mi riesco solo a ricordare

che io non ho buon gusto

uuuooooo

non ho maglioni da lavare

mi voglio solo dimenticare

di quello che era giusto

 

Francesco Renga – Il testo de “La tua bellezza”

Mentre aspetto che tutto finisca
E ti guardo perchè sei perfetta
Sei la cosa che più mi spaventa
Mentre togli il vestito di fretta
Non rimane che la meraviglia
Che la tua pelle nuda risveglia
Sto precipitando amore mio
Come la pioggia sul tuo viso
Come il cielo quando crolla all’improvviso
Se la tua bellezza è
Furiosa e nobile
E’ qualcosa che somiglia alla parte migliore di me
Se la tua bellezza è
La tua bellezza è…
Mentre giri sull’ultima giostra
Come sopra due metri di onda
Ogni mio desiderio si incendia
Stanno rotolando amore mio
Queste stagioni
Come sassi in un torrente
Come fanno i nostri sogni
Se la tua bellezza è
Furiosa e nobile
E’ qualcosa che somiglia alla parte migliore di me
Se la tua bellezza è
La tua bellezza
E’ qualcosa che somiglia alla parte migliore di me
Domani è un giorno lontano
Ora che per l’unica volta ci amiamo
E’ per me
La tua bellezza
La tua bellezza
Se la tua bellezza è
Furiosa e fragile
E’ qualcosa che somiglia alla parte migliore di me
Se la tua bellezza è
La tua bellezza è

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<p>La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.</p>