Le visioni oniriche di Seven Moods

 

Guardare i suoi quadri equivale a intraprendere un viaggio nel cuore della notte.

Non è una questione esclusivamente cromatica, bensì si tratta di un approccio visivo esperienziale, legato alla parte oscura del giorno per quello che essa può suscitare a livello onirico, in quanto regno dei sogni per eccellenza.

Mondi fantastici, creature umane o umanizzate, situazioni surreali che stimolano l’immaginazione.

Una traslazione pittorica dei concetti alla base del pop-surrealismo, corrente artistica di matrice americana che Marco Pisanelli, artista materano ormai da anni residente a Roma, è riuscito comunque a personalizzare, ricavandosi un ruolo di tutto rispetto nel panorama dei giovani pittori italiani orientati a questi canoni stilistici.

Ambienti a metà tra gli ambienti e le dinamiche narrative che Tim Burton e David Lynch, ognuno a proprio modo, hanno traslato su pellicola e che attingono anche alle trame oscure sottese – e ci sono fior fiori di studi a tale proposito – da certe rappresentazioni animate di casa Disney.

E non è facile condensare tutto ciò in un frame dipinto, ma Pisanelli ci riesce con una certa abilità, a giudicare dalla sua copiosa galleria di quadri che da qualche tempo sta girando l’Italia, tra mostre personali e collettive molto apprezzate dalla critica di genere. L’ultima, in ordine di tempo, è quella che sabato prossimo, 18 febbraio, sarà inaugurata proprio nella Capitale, alla Dorothy Circus Gallery, il regno italiano del pop-surrealismo, che dedicherà a Seven Moods, questo il nome d’arte scelto da Marco, che al contempo è anche un talentuoso batterista con trascorsi metal e ora nella line-up della rock-band LeMani e ideatore dell’omonima linea di abbigliamento, per presentarsi al grande pubblico di appassionati.

Marco Pisanelli, nonostante gli ultimi preparativi in vista del vernissage, ci ha aperto le porte del suo mondo fantastico:

Marco, batterista e pittore. Quando si dice: “un’artista a tutto tondo”?

M.P. Sì, batterista e pittore, grazie per “l’artista”, credo si una parola molto importante che ha delle responsabilità, quindi se qualcuno pensa che io sia un artista la cosa può solo farmi piacere.

Pop surrealista, la tua corrente è questa, in Italia tra l’altro non è molto diffusa. Come ti ci sei avvicinato?

M.P. Giusto: il pop surrealismo, da una parte il pop dall’altra il surrealismo,nasce in California verso la fine degli anni settanta, grazie allo spirito creativo del cartoonist Robert Williams, per toccare poi il suo apice con Mark Ryden. E’ vero, in Italia è poco conosciuta, ma sta dilagando a macchia d’olio. Tra gli artisti italiani più importanti c’è Nicoletta Ceccoli, con la quale ho avuto il piacere di condividere, durante una sua mostra, uno spazio che ospitava dieci miei lavori: sto parlando della Dorothy Circus Gallery,la galleria più importante in Italia di questa corrente pittorica moderna. Per caso anni fa mi ci sono ritrovato dentro, subito dopo sono corso a casa e ho cominciato a disegnare quello che in realtà serbavo in me da sempre, ma che solo avendo di fronte opere come quelle di Mark Ryden, di Joe Sorren, Sas Cristian e Kris Lewis, sono totalmente uscite dalla mia mente, attraversando le mani, per poi ritrovarlo su un foglio o su una tela.

Quali sono le tue fonti di ispirazione reali che poi trasformi in surreali?

M.P. I miei quadri nascono da sensazioni molto intime, da visioni notturne, dalla voglia di avere un mondo interiore dove rifugiarsi per sentirsi più libero, dove poter respirare sott’acqua e letteralmente fluttuare con la testa e il corpo. E’ un bisogno continuo di sperimentare ed esplorare nuovi mondi, può ispirarmi anche un odore di una stagione o un colore che mi passa sotto gli occhi.

Quanto la musica che suoni finisce con l’influenzare le atmosfere che rendi sulla tela?

M.P. La musica è importante. Ogni tela ha una sua colonna sonora, la musica che suono e che ascolto sono dentro i miei quadri, sono davvero un tutt’uno.

Dopo una serie di esposizioni in Italia, approdi ora ad una personale nella Dorothy Circus Gallery di Roma: una bella soddisfazione?

M.P. La Dorothy, come già ho detto, è una galleria importantissima, dove espongono i nomi più importanti del mondo, da New York al Giappone, quindi è certamente una soddisfazione enorme: siete tutti invitati.

Ti firmi anche come SevenMoods, siglando anche una collezione di t-shirt: traducendo letteralmente: le sette vite dell’arte? Sette modi di essere artista?

M.P. Seven Moods, ovvero i sette stati d’animo intorno al numero sette. Ci sono davvero tanti significati, è un numero mistico, come la vita che ho scelto. Il numero sette esprime la globalità, l’universalità, l’equilibrio perfetto e rappresenta un ciclo compiuto e dinamico, considerato fin dall’antichità un simbolo magico e religioso della perfezione, perché era legato al compiersi del ciclo lunare. La collezione 7MOODS, che adesso comprende anche molto altro oltre alle t-shirt, nasce da una mia idea legata al mondo dell’arte e della musica,il bisogno di vestire questa forma di espressione,la voglia di indossare e far indossare capi che sposano un attitudine visionaria, mondi altri.

Che circuiti ha un’attività artistica così particolare?

M.P. I circuiti sono legati alle gallerie che trattano questo genere, ci sono anche delle collettive di artisti che vengono selezionati da altri colleghi stessi insieme a galleristi, tra Roma e New York, e io spero di esporre presto alla Jonathan Levine Gallery di New York.

La mostra resterà aperta fino al 7 aprile 2012. Per maggiori informazioni, visitate il sito www.dorothycircusgallery.com.

Nella mediagallery sono presenti alcuni dei quadri di Marco Seven Moods Pisanelli.

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.