Letture da spiaggia

 

Persino il sogno che descrivo a mia moglie mentre facciamo colazione è soltanto una prima bozza. Vladimir Nabokov 

 

Si dice “quello è un tipo da spiaggia” per significare una persona strana. E’ una espressione che ha una accezione negativa ma non troppo maligna.

Il mio amico sotto l’ombrellone tira fuori dalla sacca Adidas un libro. Inclino la testa e leggo il titolo. Non lo conosco. Tanto meno l’autore. La spiaggia è corta, due balzi e sono in acqua. Tornando, mi accorgo che anche una signora abbandonata su una sdraio, tra bagnasciuga e primo metro di mare , sta leggendo lo stesso libro. E’ un best seller quindi. Uno di quelli che vanno forte sulla sabbia. Forse nella scarno chiosco di questo posto di villeggiatura c’è solo questo romanzo. La copertina appena incurvata ed ingiallita dal sole che batte incessantemente sulla vetrina. E Tex. L’ immancabile fila di Tex.  Il cowboy  nazionale non riesco a leggerlo neanche dal barbiere.

Chiedo al mio amico informazioni su questo best seller. Lui, con l’aria e il tono di chi vuole giustificarsi, come un bambino, scoperto con le mani nella marmellata, mi dice che “è una lettura leggera”; “senza impegno”; “cosi’, tanto per distrarsi”.

Incasso le sue spiegazioni, mi alzo di scatto, e mi vado a rituffare nel mare senza indugio. Leggerezza è sinonimo di inconsistenza e distrazione di superficialità e noncuranza. Non ci credete? Usate l’opzione sinonimi di Microsoft Office.

Se aveste poco appetito, mangereste carne rancida? Immagino di no. Ma, al cervello, all’anima si, si può dare in pasto qualunque schifezza con l’alibi dell’evasione, del relax.

Come se leggere, non so, il primo che mi viene,  Boris Vian, non fosse rilassante. Su questa spiaggia nessuno legge Boris Vian. Neanche questo ragazzo dell’ombrellone di fianco, intento a guardare il suo iPad. Nella migliore delle ipotesi sta leggendo un Blog o la pagina del Corriere delle Sera. Nella peggiore, sta scrivendo un commento su Facebook. Con internet siamo diventati tutti scrittori d’altra parte.

Mi piacerebbe fare un sondaggio, parasole per parasole, chiedere ad ognuno di loro “conoscete Boris Vian?”. Mi prenderebbero per pazzo e darebbero la responsabilità al sole. Vado a comprarmi un ghiacciolo. Raggiungo saltellando sulla sabbia rovente il piccolo bar del lido. Non so decidere quale gelato tra i tanti fotografati sulla lastra di metallo. Forse perché ne mangio pochi. Non li conosco. E allora ne scelgo uno semplice, senza troppe complicazioni. Faccio come fanno quelli sulla spiaggia con i libri. Il primo che capita. Un ghiacciolo “da spiaggia”, come le loro letture.

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.