L’incantesimo di Fabrizio Bosso

 

Quando si dice: “nomen/omen”.
Il titolo dell’ultimo disco di Fabrizio Bosso è davvero emblematico, poiché riassume quanto questo musicista sia in grado di emozionare veramente chi lo ascolta, che sia su supporto digitale o, ancora meglio, dal vivo.
Si scherza poco, anzi per niente. Bosso è un trombettista capace di tirar fuori da quello strumento un lirismo raro, di farlo parlare, recitare poeticamente ed “Enchantment”, appunto il suo ultimo disco, ne è la riprova, perché è davvero un incantesimo, una sorta di alchimia capace di traslare la mente in un’altra dimensione, di stimolare l’immaginazione attraverso l’ascolto, in modo suadente.
Emozioni provate, personalmente, solo con un certo Davis, sempre nel jazz, anni prima.
Ad aumentare le potenzialità di suggestione, c’è da dirlo, è anche il terreno su cui Bosso, per questo disco che ne consacra la maturità artistica, ha deciso di muoversi: le composizioni per il cinema del maestro – indimenticabile – Nino Rota.
Con le sue melodie, la sua leggerezza armonica al contempo incisiva per la mente, Rota riuscì a far breccia nel palato difficile e sofisticato di Federico Fellini, a sonorizzare l’immaginario complesso e surreale della sua cinematografia e la capacità grossa di Bosso, nel disco, è quella di essere riuscito a fare lo stesso col jazz.
Ma non sono solo i temi de “La dolce vita”, di “Otto e mezzo” o “Amarcord”, solo per citarne alcuni, a popolare la tracklist di “Enchantment”. Bosso, per l’occasione, si è addentrato anche in altri capisaldi della produzione rotaia, come “Il padrino” per Coppola o “Romeo e Giulietta” per Zeffirelli.
Un omaggio a tutto tondo ad un grande compositore, quindi, impreziosito dalla presenza, nel disco, della London Symphony Orchestra, che praticamente ha suonato sotto casa, visto che Bosso ha registrato proprio nella capitale britannica, ai gloriosi Air Studios di Abbey Road, di beatlesiana memoria.
Ma Bosso non si distacca dai suoi fedeli amici jazzisti italiani (più passa il tempo e più immagino il jazz italiano – quasi – come una grande famiglia, ndr) e sceglie come compagni d’avventura – per un quartetto d’artiglieria – Claudio Filippini al piano, Rosario Bonaccorso al contrabbasso e Lorenzo Tucci alla batteria.
Di questo e di altro è stato bello parlare proprio con Fabrizio, tra una data e l’altra delle innumerevoli presenti nel suo carnet.
Il tuo personale omaggio a Nino Rota sta avendo molto successo: come nasce questo tributo?
F.B. Tutto è cominciato quando Stefano Fonzi, compositore abruzzese, alla fine di un concerto mi ha preso da parte per propormi il progetto e io l’ho trovato molto allettante. La London Symphony Orchestra prima di accettare ha visionato dei miei video su Youtube e l’avventura è partita. 
E l’incontro con la London Symphony Orchestra?
F.B. Sono dei grandissimi musicisti, mi ha colpito più di tutto il loro amore e la loro passione per la musica. Ad un certo punto, quando avevamo finito di registrare con due ore di anticipo, si sono messi a battere gli archetti sui leggii in segno di protesta: si stavano così divertenti che volevano continuare a suonare. 
Tu, i tuoi compagni di palco, e un ensemble di musicisti: una situazione un po’ diversa rispetto ai trio, ai quartetti o ai quintetti tipicamente jazz?
F.B. Ovviamente il tappeto sonoro che crea un’orchestra di questa levatura ci ha portato tutti a suonare con un altro tipo di ispirazione. Per non dire il posto dove ci trovavamo: gli Air Studio, dove sono passati anche i Beatles. 
Un’ultima domanda: se avessi potuto scegliere di firmare la colonna sonora di un film di Fellini, quale avresti scelto?
F.B. “Otto e mezzo”, sicuramente. Le situazioni oniriche di quel film si sposano perfettamente con le improvvisazioni jazzistiche. 
Un gioco che facciamo con F052, lo chiamiamo Soundtrack, le dieci canzoni della giornata-tipo di un artista, con una piccola spiegazione, sapendo che non avresti tempo, al momento, per elencarcele tutte, ce ne enumeri qualcuna? 
F.B. Purtroppo il mio tempo libero per ascoltare musica è sempre poco.Quando ho bisogno di rilassarmi ascolto musica brasiliana tipo Nana Caymmi, Sem Poupar, Coracao, Senhorinha; un altra grande cantante che mi fa sognare è Shirley Horn con “Here’s To Life”. Un brano che mi tiene spesso compagnia è la splendida versione di “Body and Soul” cantata da Tony Bennett e Amy Winehouse e poi per la parte jazz sono troppi. E cambiano ogni giorno.

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