L’ultimo, attuale, corpo sonoro da ascoltare

 

Qualche mese fa, quando ancora il disco non era uscito, mi è stato proposto l’ascolto di “Io ricordo con rabbia” (Manzanilla, 2011), nuovo capitolo degli Ultimo attuale corpo sonoro, band veronese nata otto anni fa che si è ricavata un posto di rilievo nel panorama musicale avanguardistico e cantautorale italiano con un approccio solido e concreto in termini di suono e contenuti.

Essendo per natura attratto da quanto si presenta come “nuovo” e “alternativo” rispetto ai consueti canoni musicali italiani, ho accettato con curiosità e, ad ascolto avvenuto, ho avuto subito le idee chiare: l’Ultimo attuale corpo sonoro è un sodalizio che va a collocarsi in un ambito di produzione culturale nazionale che i Csi hanno lasciato vacante e che solo i Massimo Volume, con fama già consolidata e rispolverata col recente ritorno sulle scene, sono riusciti a portare avanti.

Quindi si tratta di un disco, il terzo, veramente interessante, da raccomandare caldamente a chi della musica non ne fa soltanto uno strumento di distrazione, bensì di riflessione.

“Io ricordo con rabbia”, infatti, fa riflettere. Militanza sofisticata e rivendicazione sociale in versi – recitati e non cantati – ne costituiscono il substrato su cui si eleva un disco impegnato, di cui ho parlato poi con Gianmarco Mercati, voce e autore dei testi.

Il disco è registrato live e non in uno studio: scelta di stile o di suono?

E’ stato ripreso in piccolo club molto curato della provincia del nord-est cui abbiamo dato vita una decade fa e cui naturalmente siamo molto legati. Su consiglio di Fabio Magistrali, che ci ha appunto seguito e suggerito nella produzione artistica, abbiamo optato per uno spazio che avesse le caratteristiche tecniche per una registrazione in presa diretta e in cui, soprattutto, ci sentissimo a nostro agio, da ogni punto di vista. Il suono del disco, a nostro avviso, col senno di poi risulta sicuramente aderente alle aspettative di urgenza che ci eravamo prefissi.

Testi di alta liricità e attitudine vocale recitante: un genere coraggioso anche per l’alternative?

Sicuramente la declamazione in senso stretto può dare l’impressione di non pagare in termini di efficacia immediata. Nelle esibizioni live tuttavia, che rappresentano in qualche misura la cartina al tornasole di ciò che hai composto su disco, l’attenzione non scema; si crea spesso un feedback emozionante (e non solo emozionale) tra noi esecutori e pubblico. E poi, andiamo, è un disco che avevamo bisogno di comporre e registare con immediatezza in un lasso di tempo di un anno e mezzo, e la declamazione è nata dallo stomaco; non si è trattato di “coraggio”. Magari tra sei mesi sentiamo l’esigenza di strutturare un ep riarrangiando i canti alpini della Resistenza veneta, dando sfogo ad esigenze strettamente melodiche. Non è questo il bello della musica?    

Come assonanze il vostro lavoro ricorda i Massimo Volume: quanto Clementi e co. vi hanno, anche inconsapevolmente, influenzato?

A titolo personale ascolto, seguo e leggo i lavori di Ferretti. Ai Massimo Volume ci è capitato di aprire un concerto, ma, per il resto, io personalmente non li ho mai ascoltati, non ho nemmeno un loro disco, non so nemmeno quali siano i loro brani che hanno segnato una generazione. Sia chiaro: questo non per cattiveria; semplicemnete le contingenze e le casualità della vita non mi hanno fatto incrociare la loro musica.  

La percezione della realtà nel vostro lavoro appare piuttosto cupa: un mood legato alle contingenze o più endemico, filosofico?

Essere musicalmente “cupi” sicuramente è cosa che ci appartiene. Sono innamorato, ad esempio, dell’album “Ghost Tropic” dei Songs: Ohia di Jason Molina. C’è chi dalla musica si aspetta impegno, c’é chi si aspetta rock ‘n’ roll, c’è chi si aspetta divertimento, c’è chi si aspetta pop, c’è chi si aspetta bubblu-gum music, c’è chi si aspetta un frullato di tutto quanto assieme. Per quel che ci riguarda, in tal senso, non abbiamo fatto una scelta di campo. Cerchiamo semplicemente di esternare ciò più ci urge. Si potrebbe sicuramente approfondire questa nostra attitudine, ma, ti assicuro, per un’intervista sarebbe di un pedante certamente fuori luogo. Ad ogni modo, se ti va, sarei lieto di scandagliare la questione. Ma ti assicuro che cadremmo in un vortice di correnti filosofiche, antropologiche, sociologiche, letterarie, sino a sfociare nelle branche più moderne della neorologia. Sei sull’orlo del burrone: sicura di voler fare il passo successivo e cadere nel vuoto? (prendi queste ultime righe col sorriso).

In ultimo, c’è un testo su Ustica: è bello notare che l’impegno civile su certi misteri italiani giunga anche da musicisti e soprattutto musicisti giovani. L’Italia ha un po’ perso quella musica militante che fino al 2000, anno più anno meno, ha resistito?

Forse non sono la persona adatta per affrontare il tema in questione. So che molti musicisti, anche e soprattutto di stampo underground (per quel che possa significare l’espressione), vorrebbero scindere completamente la loro arte da qualsivoglia tema di stampo civile. Certamente è una scelta più che legittima, ma spesso mi chiedo come si possa parlare di se stessi, della propria esistenza, di una qualsiasi storia, senza che la propria attitudine di artista (e proprio per questo di persona estremamente sensibile) si intersechi con ciò che accade là fuori, nel “buio oltre la siepe”. Per il brano che abbiamo dedicato alla vicenda (strage) di Ustica cui accennavi nella domanda, stiamo lavorando con un regista a mio avviso molto bravo, Riccardo Pittaluga, per ampliare il raggio d’azione della canzone in sé con una sorta di documentario breve. Non tanto per rimarcare una vicenda lontana tre decadi e ancora difficilmente decifrabile, quanto per omaggiare chi si è preso l’onere di portare avanti rivendicazioni più che legittime: parlo dell’Associazione dei parenti delle vittime della Strage di Ustica e in particolar modo della sua presidentessa, Daria Bonfietti. Un po’ come allegoria del popolo indifeso (e a stento difendibile), che combatte con un mostro a più teste, il Potere colluso a interessi individualistici, che per ragioni di comodo ti sbrana, giorno dopo giorno, stagione dopo stagione, anno dopo anno, decade dopo decade.   

Author

La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.