Madame X e le dive cattive

Negli ultimi anni la diffusione massiccia del dvd ha permesso di riportare in circolazione vere e proprie perle del cinema italiano di genere, basti pensare ai “poliziotteschi” ipercinetici e violentissimi o ai thriller che stizzivano la critica di casa, salvo poi finanziare operazioni culturalmente più forbite, mentre spopolavano all’estero.

Si trattava, invece, di pellicole spesso capaci di osare, non solo nei contenuti, ma anche nella sperimentazione, accompagnati da soundtrack di assoluto rilievo, partiture scritte da compositori di altissimo livello che, allo stesso modo, qualcuno oggi si sta preoccupando di onorare, recuperando e reinventando musicalmente quelle atmosfere.

E se i Calibro35, già qualche anno fa, l’hanno fatto con i vari “Milano odia” e “Roma violenta”, orientandosi verso il filone più “testosteroni” del genere, i Madame X, oggi, lo hanno fatto concentrandosi sull’altra faccia della medaglia: le protagoniste femminili di queste pellicole.

Edwige Fenech, Barbara Steele, Barbara Bouchet: le ricordate?

Tra viziose signore Ward, Dame rosse che uccidevano sette volte, povere Solange vittime di violenze, loro ed altre hanno rappresentato il “must” dell’immaginario erotico italiano dei ’70, spesso anche tendenzialmente perverso, venato di sado-fetish. Loro potevano essere vittime, ma ancor prima carnefici e la band di Alessandro De Benedetti (voce), al suo secondo disco, ha celebrato questo microcosmo rosa (o rosso?) riassumendolo in un concept intitolato “Dive cattive” (Ponderosa/Emi), in uscita il prossimo 17 gennaio.

In quattordici brani/episodi, la band reinventa le atmosfere thriller/horror di quei film, usando lo spartito al posto della pellicola, le parole (sempre sospese tra humour nero e linguaggio pseudo-dark) al posto delle immagini, e rende un ritratto fedele di quei caratteri che, ancora oggi, ispirano moda, cineasti, musicisti e artisti in senso più lato.

Sesso e violenza, dolcezza e perversione, pelle e velo riportano alla memoria, tra gli altri, “Reazione a catena” di Bava, “Danza macabra” di Margheriti, “Chi l’ha vista morire” di Lado o persino “La decima vittima” di Petri.

Il tappeto musicale su cui si stendono i testi, invece, strizza fortemente l’occhio al punk che ha poi originato la new wave e all’indie, non a caso alla produzione oltre a Gianluca Mancini (già con Ludovico Einaudi) figura anche Alberto Fabris (polistrumentista ex-Blonde Redhead), entrambi anche in line-up

Il risultato, come giustamente si legge nella nota di accompagnamento del disco per i giornalisti, è a metà tra Morricone e Siouxsie ma, al di là di classificazioni mai così difficili come in questo caso, occorre dire che “Dive cattive” merita perché è un disco diverso, nuovo nel concept, originale, tagliente, proprio come le lame che spesso scivolavano assassine sul collo di donne più o meno innocenti nei gloriosi thriller italiani degli anni ’70, prima di essere ripulite dal sangue su tute di pelle o, ancor meglio di latex, di assassini affamati di sesso e tracce ematiche.

Ecco perché è stato anche bello commentare questo lavoro proprio insieme al leader dei Madame-X, Alessandro De Benedetti, e a Gianluca Mancini (tastiere, synth, moog):

Da dove nasce l’idea di questo concept? 

Alessandro: Da un certo punto di vista si può intendere la bellezza  anche come cattiveria. Questo spiega la fascinazione che i film thriller/horror degli anni ’60/’70 hanno avuto su di me . Ancor di più quando le donne icone di quei film vengono schiacciate nel  binomio vittima-carnefice. Grazie all’incontro di un musicista creativo e visionario come Gianluca, abbiamo cercato di trasmettere in musica quelle suggestioni,e l’album non è altro che un omaggio alla bellezza  e alla fragilità di quei personaggi femminili.

E la passione per il cinema di genere?

A: Nella mia adolescenza, la scoperta e la visione di film quali “Danza Macabra” di Margheriti o “Cosa avete fatto a Solange” di Dallamano, hanno rappresentato la fuga dalla realtà. Crescendo poi ho realizzato che le mie espressioni creative avevano tutte un forte legame con l’estetica di quell’immaginario. Che non è altro che un’illustrazione mentale, quasi pittorica, accompagnata da sontuose colonne sonore e frammentata di bizzarie geniali, quali l’uso di una fotografia al limite dell’irreale o inquadrature azzardate, di cui purtroppo oggi si è persa traccia. 

In principio furono i Calibro35 con le colonne sonore dei “poliziotteschi”, ora voi che vi rifate al thriller: i giovani musicisti italiani stanno scoprendo compositori e atmosfere che forse per primi hanno apprezzato all’estero? 

Gianluca: Sì, ed era ora. Non vedo perché non debba essere recuperata quella meravigliosa cultura sonora e cinematografica, che si è espressa così magnificamente fino alla fine degli anni ’70 in Italia. E’ purtroppo evidente ascoltando il panorama musicale e osservando quello cinematografico che tutto ciò è andato perso. Noi non abbiamo fatto altro che riproporre con canzoni originali le suggestioni di quel mondo ancora perlopiù sconosciuto al grande pubblico.

Qui al centro c’è anche la donna ma cambia la chiave di lettura rispetto al ruolo e all’accezione che essa ha nelle liriche musicali italiane?

A: Sì, era stimolante provare a raccontare il mondo femminile non più visto attraverso il concetto di Cuore-Amore, ma, in qualche modo, sostituirlo con quello di Morte-Amore; e raccontando le diverse sfaccettature delle donne rappresentate in quei film, spesso psicopatiche assassine o vergini vittime sacrificali o lesbiche amanti-respinte, di cui noi siamo spettatori innamorati. 

Se oggi vi proponessero di risonorizzare un film dell’epoca seventies italia, quale scegliereste e perché?

G: Senza ombra di dubbio “6 donne per l’assassino”, indiscusso capolavoro di Mario Bava. Non abbiamo avuto il tempo di dedicargli una canzone, purtroppo. 

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.