Madaski racconta “The dub sync”

Si preannuncia un’estate in dub. E in dubstep. Tutto italiano, senza compromessi commerciali o implicazioni di tendenza, come per certi versi sta accadendo – complice anche la diffusione sui network massificati – col fenomeno Skrillex, sempre più sulle copertine anche di riviste non di settore.

I Dub Sync sono tornati, con un disco omonimo appena uscito, dodici tracce che mescolano i generi succitati con una buona dose di massiccia elettronica, meticolosamente prodotte. E’ il territorio su cui gioca, a tre anni dall’esordio di “Dub ex-Machina”, il trio Madaski, Paolo Baldini e Papa Nico, tutti e tre Africa Unite, rispettivamente al mixer e ai devices elettronici, al basso e alle percussioni e i primi due alla produzione.
Il disco, per gli amanti delle sonorità sincroniche e potenti, è davvero un gioiellino, aperto ai suoni europei, internazionale per come suona, ricco di collaborazioni di rilievo tra le quali spiccano quelle di Bunna, “amico di famiglia”, e Fabri Fibra. A questi si aggiungono i featuring con gli emergenti Mellow Mood, Eazy Skankers e Steela.
A differenza di quanto spesso accade in un momento di ipertrofia musicale qual’è quello attuale, quando si spaccia per oro ciò che invece è robaccia, il secondo disco dei Dub Sync va acquistato e conservato con attenzione, per capire quanto Madaski e soci viaggino oltre, anche anticipando “il suono che verrà” e che quest’estate, anche per un folto numero di date in cartellone, caratterizzerà i dance-floor.
Nel frattempo, con il sempre disponibile Madaski, abbiam fatto quattro chiacchiere sul progetto e sul disco:
I Dub Sync ritornano sulle scene con un nuovo disco a tre anni dall’esordio: all’Italia piace il dub?
Sempre di più; si sono moltiplicate le serate a tema, hanno preso il posto di quelle dance-hall, ed anche molti sound e band suonano il genere, con le dovute differenze stilistiche.
E tu, Mada, con gli Africa hai contribuito molto alla diffusione del genere nel Paese. Con questo trio, però, si è potuto approfondire il discorso?
Penso di essere uno dei pionieri, nel 1986 il primo disco degli AfricaUnite conteneva una dub version, nel mio studio ne ho prodotte centinaia da allora, il dub è una tecnica e spesso l’ho applicata anche ad altri generi, è interessante in quanto elegge il mixer, un non- strumento, a strumento principe, non solo per l’elaborazione del sound ma per la struttura e la dinamica strumentale dei brani stessi.Una grande rivoluzione oramai datata ma sempre attuale!
Tre anni fa, all’epoca del primo disco, il dubstep non era ancora esploso. Oggi, invece, è tendenza, basti pensare all’esplosione del fenomeno Skrillex anche in Italia: tutto passeggero o destinato a diventare duraturo? 
Dubstep come drum’n’bass e jungle sono fenomeni di moda, vivono nella stretta attualità del loro essere e del loro suono particolare, poi tendono a perdere sapore e si avvizziscono. Il dub, invece, come dicevo prima, è una tecnica ,un modo di suonare e, come tale, è sicuramente più longevo. Comunque la dubstep mi interessa molto e cerco di apprenderne le sonorità per fonderle con il mio stile.
E quanto di dubstep c’è nel vostro ultimo lavoro?
Poco nell’album ma ci saranno dei remix…
Avete composto il disco durante il tour in Malesia, quanto ha influito il luogo sulle sonorità?
Ci siamo andati per suonare e per fare il disco, avendo la possibilità di rimanerci per una ventina di giorni. L’ambiente ti influenza sempre, Kuala lumpur è super tecnologica, come molte metropoli asiatiche, abbiamo cercato di coglierne lo spirito.
Tanti ospiti nel disco, molto spazio agli emergenti…
Si ,quelli bravi, almeno a nostro parere: Steela, Mellow mood, Raphael ed altri ancora, tutti con tante carte da giocare. Nei prossimi anni li vedremo sui grandi palchi, almeno me lo auguro.
E poi Fibra, featuring in “P.O.T.”, com’è nata la collaborazione?
Grande stima reciproca ,mi piace molto il rap italiano e reputo Fibra uno dei più interessanti per la capacità di parlare con mille stili, attraverso una grande forza comunicativa, molto diretta ma estremamente stilosa.
Eppure a pensarci non era un accostamento scontato quello tra voi e lui…
Evviva! Quindi abbiamo fatto una cosa interessante…
Balleremo su queste song la prossima estate?
Me lo auguro, sicuramente ai nostri live, che saranno molti, se vi interessa tenervi informati e sapere dove saremo www.thedubsync.com.

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.