Afterhours, altro sold-out a Bari

Altro concerto, altro sold-out. Per gli Afterhours il tutto esaurito di sabato scorso, 25 marzo, al New Demodé di Modugno (Bari) non è una novità.

Il concerto degli Afterhours a Bari (foto New Demodé)

Le date di questo breve tour tardo-invernale, anticipato da una mini-tournée in Europa, infatti, sono andate quasi tutte esaurite. E non venitemi a parlare di effetto X-Factor: gli Afterhours tiravano e tirano, oggi ancora di più perché vivono il cosiddetto “stato di grazia”.

Sul palco sale la formazione migliore di sempre, l’equilibrio perfetto dopo svariati turn-over, per suonare principalmente il miglior disco di sempre della band milanese, “Folfiri o Folfox”. Tutto il resto è noia, o meglio pretesto, per un manipolo di frustrati della musica, di tentare di sparare a tutti i costi su Manuel Agnelli, un personaggio scomodo perché non allineato, mai scontato, imprevedibile (esattamente come nei dischi che scrive e produce), che può apparire scostante e antipatico, autoreferenziale e dispotico, ma che invece ha solo dalla sua la capacità di essere la migliore voce italiana e il fondatore del miglior gruppo rock della Penisola.

Lo dicono i sold-out che faceva e che fa, senza che i ‘bimbiminkia’ abbiano invaso le platee, e i dischi tutti diversi e ugualmente intensi (se pure con qualche fisiologico “su e giù”) che continua a sfornare. Sì, cari detrattori affetti da invidia penis, perché l’ultimo degli After è un disco coi “controcoglioni”, l’esatto opposto della svolta mainstream che Agnelli ha intrapreso da giudice di reality, ospite di Bonolis e fenomeno mediatico: arriva al cuore e da lì riparte per tornare in circolo, ve lo dice uno che è riuscito a trovare tra quelle diciotto canzoni lo specchio della propria anima e di quella che ha perso, come lui ha perso suo padre, che ha ispirato il songwriting, per una terribile patologia oncologica. E quindi i conti di chi vorrebbe Agnelli “compiacente” con un sistema deviato qual è quello del mercato musicale italiano non tornano, al pari delle considerazioni di chi, nato indipendente, oggi si ritrova solo per dinamiche ascrivibili solo a sé stesso.

Gli Afterhours al termine del concerto di Bari (foto Afterhours)

La dimensione live degli Afterhours ne è solo una riprova: oltre due ore e mezza di concerto e di scaletta non ruffiani, che restano impressi nel cuore e nella mente a confermare una carriera ardita e, nonostante le evoluzioni continue e costanti, ancora riuscita e pronta ad aprirsi al nuovo, che siano altri membri della band (Rondanini alla batteria e Pilia alla chitarra in vece di Prette e Ciccarelli) o talenti incrociati sul percorso come Andrea Biagioni (concorrente di X-Factor nella squadra di Agnelli nella scorsa edizione) che trova spazio prima e durante il concerto del Maestro e della sua band, in questo paese di malati di invidia penis, o meglio di “Invidia Agnellis”.

 

La scaletta del concerto:

Né pani né pesci
Qualche tipo di grandezza
Oggi
Il mio popolo si fa
Ballata per la mia piccola iena
La sottile linea bianca
San Miguel
Musa di nessuno
Non voglio ritrovare il tuo nome
Ti cambia il sapore
Cetuximab
Grande
Costruire per distruggere
La tempesta è in arrivo
Noi non faremo niente
Se io fossi il giudice
Folfiri o Folfox
Fra i non viventi vivremo noi
L’odore della giacca di mio padre

Male di miele
La verità che ricordavo
Tutti gli uomini del presidente
Bye Bye Bombay

Ophryx
Padania
La vedova bianca
Ci sono molti modi

State Trooper (Springsteen, con Biagioni)

Quello che non c’è