Matera Capitale

 

“Per una serie di circostanze che prescindono da Salvatore Adduce ma anche da ognuno di noi, Matera è già una delle capitali europee delle cultura” Antonio Andrisani

Le cronache delle scorse settimane sono state dominate dalla drammatica vicenda dei minatori della Carbosulcis, nel sito minerario di Monte Sinni in Sardegna, che per protestare contro la chiusura della loro improduttiva miniera si sono barricati a 400 metri di profondità minacciando di farsi esplodere con 600 chili di dinamite. Uno dei minatori, per protesta, si è tagliato le vene. È un caso di disperazione. La crisi di quella che è l’ultima miniera di carbone ancora attiva in Italia sembra non avere alcuna prospettiva. Le miniere della Carbosulcis danno lavoro a oltre quattrocento persone.

Negli anni scorsi entrava in crisi, a Matera e nell’area circostante, l’industria del salotto. Se nel sito minerario di Monte Sinni in Sardegna gli addetti si aggirano attorno alle quattrocento unità, a Matera e dintorni gli operai che hanno perso il lavoro sono molti di più, forse dieci volte di più. Ma non si sono registrate scene di disperazione né forme di protesta esasperate. Perché?

Per capirci qualcosa, riferisco una mia stupida considerazione. Domenica scorsa, a Matera, sono entrato in un pastificio artigianale per acquistare della pasta fresca. Nello stesso pastificio c’ero stato qualche anno fa. All’epoca, al bancone c’era soltanto la moglie del titolare. Adesso ci sono quattro dipendenti che gestiscono le vendite e le prenotazioni con un sofisticato software per pc. Non posso verificare quanti siano i lavoratori impegnati nel laboratorio. Negli scaffali, però, noto pile di confezioni di pasta fresca pronte per la consegna. È un segno che il fatturato è aumentato e che è aumentato il numero di clienti. Ma chi sono questi clienti?

Si dice che a Matera, negli ultimi anni, sono sorti oltre cento nuovi ristoranti. Non so se la cifra è esatta, ma ad occhio e croce sembra una cosa verosimile. Se questo è vero, devo dedurre che si è sviluppato in maniera rilevante il turismo. In una città che non aveva stabilimenti balneari né impianti sciistici, si poteva puntare soltanto sul turismo culturale.

Non so quanti operai licenziati dall’industria del salotto siano stati successivamente assunti in questo strano settore economico che è l’industria culturale. Presumo, comunque, che siano parecchi. Cosa produce questa industria culturale, legata evidentemente ai siti della civiltà rupestre? I “prodotti” più noti sono stati quelli realizzati dall’industria cinematografica, dalla lavorazione del Vangelo secondo Matteo di Pasolini – film ormai cinquantenne – a The Passion di Mel Gibson, passando attraverso decine di pellicole. Se è vero che il cinema è un’industria, la Passione di Gibson è stata nella storia del cinema una delle “macchine” più formidabili. Nessuno può negarlo, nemmeno chi è critico sul valore artistico di questo film; come non si può negare che da Gibson in poi Matera rimarrà uno dei siti mitici della produzione cinematografia.

Lo “sfascio” del Carro della Bruna nel corso della festa patronale che si celebra a Matera il 2 luglio è un altro spettacolo che divide i critici. Ma anche in questo caso, si tratta di un evento che mobilita un numero impressionate di turisti e di reporter. Si dirà che tutto ciò fa parte di un settore culturale che si potrebbe definire “leggero”. Matera, comunque, non è soltanto questo. Può vantare anche una cultura “pesante”.

Il 7 ottobre 1882 giungeva a Matera il poeta Giovanni Pascoli per prendere possesso della cattedra che gli era stata conferita presso il locale liceo ginnasio. Scrisse subito in maniera entusiasta: «Sono a Matera sin dalle ore prime antimeridiane del 7. Arrivai all’una dopo mezzanotte, dopo molto trabalzar di vettura, per vie selvagge attraverso luoghi che io ho intravisto notturnamente, sinistramente belli». Ma poi ebbe a scontrarsi con una dura realtà, lamentando che qui «non c’è un libro. È una morte». Nel 1882, dunque, a Matera “non c’è un libro”. Oggi, a distanza di appena 130 anni, il problema è il contrario: in questa città non c’è un numero di bibliotecari sufficiente per rendere fruibile un vasto patrimonio librario, né vi sono spazi adeguati per la consultazione. Recentemente, in mancanza di altro, l’importante biblioteca della Fondazione Olivetti è stata sistemata a La Martella, un borgo rurale distante chilometri dall’area urbana.

Cinquant’anni fa questo territorio, in piena Guerra Fredda, è stato teatro del momento di massima tensione tra le due Superpotenze con la crisi dei missili. Ventitré secoli fa vide invece fronteggiarsi gli eserciti delle superpotenze dell’epoca, quello romano e quello di Pirro, in uno degli eventi più sconvolgenti della storia militare: la battaglia di Eraclea. L’Impero romano d’Oriente e quello d’Occidente si sono a lungo contesi questa regione, che ancora oggi viene indicata con due differenti nomi: il latino Lucania e il bizantino Basilicata.

Queste vicende storiche, nel materano, hanno fatto sedimentare nel corso dei secoli tracce di culture anche molto remote. Finché qualcuno ha cominciato a capire che questa stratificazione culturale rappresentava un “unicum” che poteva essere capitalizzato. Da ciò è scaturita la candidatura di Matera a Capitale europea della cultura 2019. Tra lo scetticismo generale, anche degli stessi materani. Non c’è niente da fare, c’è ancora oggi chi si abbandona alla disperazione senza pensare alle risorse a propria disposizione. Ma se fosse così, domenica scorsa entrando in quel pastificio avrei trovato ancora soltanto la stessa signora che c’era alcuni anni fa.

Se questa considerazione è troppo stupida, ne faccio un’altra molto più seria che va a ricollegarsi alla drammatica, forse addirittura tragica esperienza dei minatori sardi della Carbosulcis. Chicco Testa, un dirigente d’azienda che si occupa di politiche energetiche, ha calcolato che la miniera della Carbosulcis ha costi di gestione che si aggirano attorno ai 60 milioni di euro annui e che dalla vendita del carbone si ricavano soltanto 4,5 milioni di euro. Già questi numeri suonano come una condanna senza possibilità di appello. Testa ha anche calcolato che se la Carbosulcis cessasse di produrre carbone e regalasse ogni anno settantamila euro a ognuno dei propri dipendenti, le perdite non sarebbero maggiori. Per concludere che nella stessa Sardegna, un noto centro alberghiero e termale fattura 63 milioni di euro, con utili di 13 milioni e un numero di dipendenti superiore a quello della miniera di carbone.

Ma evidentemente, ancora oggi, c’è chi preferisce fare una vita da schiavi rischiando la vita in miniera che una vita più sostenibile lavorando in un ameno villaggio turistico.

Il Libro verde della Commissione europea intitolato “Le industrie culturali e creative, un potenziale da sfruttare” fa propria l’idea secondo la quale nella società del futuro, «le fabbriche sono progressivamente sostituite da comunità creative, la cui materia prima è la capacità di immaginare, creare e innovare». È un modello che ben si applica, secondo la Commissione europea, proprio alle realtà locali. «Le industrie culturali e creative» recita il Libro verde, «contribuiscono spesso a rivitalizzare le economie locali in declino, favorendo la nascita di nuove attività economiche, creando posti di lavoro nuovi e sostenibili e aumentando l’attrattiva delle regioni e delle città europee».

Mentre i minatori sardi si abbandonano ad atti di autolesionismo, Matera ha dimostrato che è ragionevole puntare su creatività e innovazione, come auspica la Commissione europea. Lo hanno dimostrato i disoccupati in cerca di nuovi posti di lavoro, ma il merito va anche a tanti operatori culturali che hanno lavorato con discrezione e che, facendo parlare poco di sé, hanno avuto la capacità di mettere la comunità “sul binario giusto”.

Non so quante chance abbia Matera per diventare Capitale europea della cultura. Non conosco quanto potere abbia chi sostiene questa candidatura né i criteri che adotta l’Unione Europea per questo ambito riconoscimento. Ma questo, in fondo, conta relativamente. Matera, già adesso, è in Europa l’esempio di una produttiva capitale culturale.

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.