Matera non esiste

Prima i fatti.

Dal 21 al 23 settembre si svolgerà a Matera la seconda edizione di Materadio, la festa di Radio3, kermesse musicale e non solo, che porterà nella città lucana artisti e personaggi di spicco della cultura italiana. La lista degli ospiti è generosa. Si va da Concita De Gregorio ai Krikka Reggae, da Luca Telese all’Orchestra di Piazza Vittorio, passando per i gruppi folk del Pollino. Il programma completo potete consultarlo qui: http://www.rai.it/dl/docs/1347863753801Programma_Matera.pdf

Dopo l’edizione d’esordio, incentrata sul racconto della città, del territorio e le sue straordinarie risorse culturali, quest’anno la manifestazione si propone di “volgere uno sguardo originale e profondo all’Europa” con il chiaro intendimento di “riallacciare i fili della storia e dell’attualità con le vicende di Matera e della Basilicata e disegnare nuove prospettive e opportunità in vista della candidatura a capitale europea della cultura 2019.”

Vocazione internazionale non solo a parole: nell’edizione 2012, grazie al progetto Visioni urbane, Materadio si apre a tutto il territorio regionale. Oltre alle collaudate location della Casa Cava, San Pietro Barisano e piazza San Giovanni, le attività si estenderanno anche a Pisticci, San Paolo Albanese, Rionero in Vulture e Tito, che ospiteranno ognuna una delegazione europea: Turku (Finlandia), Guimares (Portogallo), Marsiglia (Francia), Sofia (Bulgaria).

Fin qui, tutto bene.

Qualche incertezza su cosa significhi esattamente “riallacciare i fili della storia ecc.”, ma nel complesso tutto bene.

Ciò che non mi torna è perché organizzare la conferenza stampa di presentazione a Roma. Ma per dare la maggiore risonanza possibile all’evento, è ovvio. Può darsi. Però io, che sono un reporter candido e parecchio curioso, sono andato a verificare di persona.

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Appuntamento martedì 18 settembre alle ore 12 in via dell’Umiltà, presso la sede dell’Associazione stampa estera. A Roma fa un caldo bestiale, mentre avanzo sovraccarico di perplessità, portatile e giacca delle grandi occasioni riciclata dal recente matrimonio di un caro amico e probabilmente fatta di silicio. Tra l’altro, mi viene in mente, la via è la stessa della sede del PDL. Per fortuna non sono superstizioso.

La prima cosa che mi insospettisce è proprio la scelta della location. Associazione della stampa estera. Dà un senso di non appartenenza, di provvisorietà, di essere ospiti un po’ troppo, per così dire. Poi c’è che io, materano emigrato al nord, come tutti i miei compagni di diaspora nutro per principio scarsa stima, e quindi sospetto, verso il mio luogo d’origine, oltre a lamentarmi tutto il tempo che sono dovuto andare via perché giù non c’è lavoro, non ci sono opportunità, non c’è stimolo al cambiamento.

Arrivo in loco con anticipo fantozziano, ma trovo la sala già gremita di gente in attesa. È gremita in massima parte di materani, per la precisione. Scopro che c’è il comitato Matera capitale della cultura 2019 al gran completo, con tanto di organi di informazione cittadina al seguito. Si sono spostati in blocco.

Le perplessità crescono.

Perché fare 461 Km per un evento che poteva tranquillamente essere organizzato a Matera?

Tipico atteggiamento da provinciali con manie di grandezza, sogghigna la parte maligna del mio cervello. Oppure assoluta mancanza di senso pratico, aggiunge quella spiritosa.

Prendo posto di fianco a un uomo dotato di zazzera ribelle, giacca di velluto nonostante il caldo, occhialetti e Ipad. Senza dubbio un giornalista affermato. Al tavolo del conferenziere si schierano, dopo un bel po’, Giampiero Perri, direttore generale dell’Azienda di promozione territoriale della Basilicata, Paolo Verri, direttore del comitato Matera 2019, Salvatore Adduce, presidente del comitato medesimo e sindaco di Matera, Marino Sinibaldi, direttore di Radio3 e un uomo presentato come delegato dell’Unione Europea, che tutti, sindaco in testa, sbeffeggiano per via del nome straniero (A. K. Beremliysky).

Va bene, mi dico, sulla caratura internazionale delle nostre istituzioni c’è ancora un po’ da lavorare, ma la conferenza pare partire bene. L’atmosfera è quella giusta. Al centro dell’introduzione di Paolo Verri c’è il ruolo cruciale della cultura per il rilancio del territorio e il pregio, in questo senso, della candidatura materana. Cita Carlo Levi, poi passa la parola a Marino Sinibaldi, che parla dieci minuti e poi si defila per impegni improrogabili. Durante i dieci minuti precisa che, pur entusiasta della candidatura di Matera, lui personalmente non può appoggiarla, in quanto direttore di un organo di informazione super partes. Beremliysky dice lo stesso, anche lui è un convinto sostenitore della candidatura materana ma non può sostenerla. Anzi precisa scherzosamente che si trova nella stessa situazione ogni volta che partecipa a un evento promosso da una delle innumerevoli città italiane in lizza per il titolo di Capitale europea della cultura. Mi fa venire in mente un vecchio film di Stanlio e Ollio ambientato durante la guerra di secessione americana, in cui il grassone e il magrolino si trovano ad attraversare un campo di battaglia con l’esercito nordista schierato su un lato e quello sudista sull’altro e per non farsi impallinare portano una bandiera a due facce: nordista su un lato, croce sudista sull’alto.

Il mio vicino intanto ha smesso di prendere appunti e smanetta sull’Ipad. Una mela marcia. Invece il resto della platea è completamente concentrato su Giampiero Perri che sta citando Levi: Matera è una città possente, diceva lo scrittore. È la volta di Salvatore Adduce, sindaco e presidente, che esordisce citando Levi. Inaspettatamente, un moto di orgoglio campanilistico mi scuote: ma uno scrittore lucano no? Non so, Nicola Festa, De Robertis, Rocco Lazazzera. Certo meno famosi dell’autore di Cristo si è fermato a Eboli, ma sicuramente più legati al territorio di uno che ci ha passato due anni per punizione.

Il sindaco prosegue: “Abbiamo preso la candidatura come pretesto per spingere le istituzioni locali a fare quegli interventi di cui normalmente una città dovrebbe beneficiare.”

Una clamorosa confessione di inadeguatezza oppure ammirevole sincerità?

Al momento propendo per la seconda ipotesi. Sono candido come un giglio, ve l’ho detto, e poi, lo ammetto, l’adducea favella mi ha conquistato. Prendo appunti con entusiasmo e sono sul punto di balzare in piedi urlando: “Bravo!”, quando proclama: “Basta con la disperazione” (citando ancora Levi). E ancora: “Matera è collegata benissimo”. La platea è attraversata da una risata sommessa, ma il presidente continua, chiarendo che non sta scherzando: “abbiamo anche l’aeroporto. In mezzora con la navetta da Bari sei a Matera.” Questa è una notizia. Perfino il reporter accanto a me si distrae per qualche momento dall’Ipad. È una notizia soprattutto per me, che ogni volta che torno a casa sono costretto a precettare amici o parenti vari per recuperarmi dall’aeroporto della mia città. Certo, un po’ è anche colpa del comune di Bari, che si ostina a chiamare “Aeroporto di Bari” l’aeroporto situato a Bari, e un po’ di tutte le compagnie aeree che hanno dimenticato di aggiungere Matera tra le destinazioni. Ma la navetta c’è. Cinque corse giornaliere. Forse ci mette un po’ più di mezzora, diciamo forse anche più di un’ora, a essere onesti, ma non è il caso di stare a sottilizzare.

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Paolo Verri, negli ultimi cinque minuti, sintetizza il programma di Materadio e sottolinea le iniziative più importanti. Faccio fatica a seguire, visto il clima di smobilitazione prandiale che si è impossessato dell’uditorio, poco male: all’entrata mi hanno distribuito un pieghevole dettagliato, da cui posso copiare l’introduzione di questo pezzo.

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A conclusione lavori, si va tutti a pranzo in un bistrot vicino. Parlo con i membri del comitato promotore di Matera 2019 e con Paolo Verri e l’impressione è ancora positiva. Ascolto progetti validi, gente che lavora bene con pochi mezzi a disposizione, che inventa soluzioni anche brillanti. Gente che ci crede. E questo per me è importante, perché da materano emigrato al nord ho quell’immagine stereotipata dei miei concittadini e della mia città. Una città pigra, adagiata placidamente nel suo isolamento, un paese per vecchi.

Non credo che Matera diventerà mai capitale europea della cultura.

Ma oggi quell’immagine sta cambiando.

Mi viene quasi da chiedermi malignamente se quelli che ho intorno, in questo bistrot, siano davvero miei concittadini. “Sì, tutti quanti”, conferma la segretaria del comitato Matera 2019. “Ci siamo svegliati stamattina alle cinque per venire qui.” Sono arrivati in autobus, puntualizza. Evidentemente farlo in aereo era poco pratico.

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Prendo commiato quando gli altri sono ancora al caffè e mi avvio verso la stazione Termini, c’è un treno per Bologna che non aspetta. Non sono riuscito a rispondere alla domanda fondamentale: perché organizzare a Roma una conferenza stampa di presentazione di un evento materano, che si pone come obiettivo quello di valorizzare il territorio materano e coinvolgere la popolazione materana. Questo fa di me un pessimo reporter. Ne sono consapevole. Ma a dire il vero, non me ne frega più di tanto. Adesso, mentre costeggio la fontana di Trevi sommersa di turisti, ho qualcos’altro per la testa. È una frase di Carlo Levi, una citazione. “Matera non esiste”, diceva lo scrittore. È vero, penso. Matera come la ricordo forse non esiste più.

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.