Meditazioni sul Tugnaz

 

Con questa meditazione su Ugo Tognazzi, F052 comincia a ospitare le raffinate e divertenti riflessioni di Andrea Bruni. Per chi desideri saperne di più  www.contenebbia.splinder.com

 

Finalmente ho capito. Finalmente ho capito cosa rende Ugo Tognazzi immenso. Il potere affabulatore del Tugnaz si cela nei suoi silenzi, in quella dolorosa “sospensione dello sguardo”, vessillo di antichi disagi. Secondi di doloroso mutismo da Pierrot Lunaire che travalicano le colonne d’Ercole della Professione per veleggiare verso l’Isola di Boklin. Prendiamo il Mambelli de “La stanza del Vescovo”. Dopo una notte di bagordi Tognazzi e Patrick Dewaere si trovano sulla barchetta di quest’ultimo con la trillante compagnia di due ninfette che optano per il nudo integrale. Tognazzi è smosso da un fremito di libido quasi isterico, poi…il silenzio. Temistocle Mambelli si blocca, smette quasi di respirare e, con le lacrime agli occhi, osservando quelle carni levigate,sussurra: “A me la tinca mi fa piangere”.

Ecco cosa rende indimenticabile la visione di questo film: un frammento, una scheggia masochistica di verità, emanato da uno sguardo vitreo, più doloroso di un addio fra amanti. Esattamente come in “Amici Miei” quando il Mascetti, scoperto il “vizietto” della Titti si precipita dai sodali di sempre che lo sfottono con sadica empatia. Il Melandri gli dice, con tono affettato, che “imporre la virilità del maschio contemporaneamente su due donne è una occasione rara” e il Perozzi rincalza: “Se torni indietro tu fa’ ancora in tempo…”, Tognazzi ci dona un altro straordinario momento di Sospensione, donandoci un altro esempio di mimica metafisica: gli occhi tatuati di tempeste del Nostro ci mostrano sorpresa, stupore, rammarico, lascivie antiquate e rassegnazione in un pugnetto di secondi…Ecco, ecco cosa rende il Tugnaz il nostro Buster Keaton, cresciuto alla scuola di Molière.

 

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<p>La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.</p>