Il museo di Yayoi Kusama a Tokyo

La notizia aleggiava già da un po’ di tempo nei media. Ora è ufficiale: il primo di ottobre, la grande artista Yayoi Kusama apre il proprio museo a Tokyo.
L’annuncio, pubblicato sul sito giapponese Spoon e Tamago, è confermato dalla Galleria David Zwirner, che rappresenta la signora Kusama.

Yayoi Kusama a Tokyo

A Shinjuku, in uno dei quartieri più importanti della capitale nipponica, famoso per le strade illuminate da una miriade di led luminosi con immagini pubblicitarie stile Times Square di New York, il museo Yayoi Kusama ospiterà:

  • al primo livello un negozio di souvenir (dove io mi fionderei prima ancora di andare a visitare il museo);
  • al secondo e al terzo le sale espositive con collezioni temporanee e una permanente;
  • al quarto le installazioni immersive dell’artista;
  • al quinto una sala lettura dedicata all’archiviazione di documenti e materiali relativi all’artista e al suo lavoro.

Ci sarà anche uno spazio esterno, del quale non si sa ancora l’uso effettivo.

La torre bianca, come hanno definito il museo gli abitanti del quartiere, è a firma dell’architetto Kume Sekkei, dallo stile minimal-spigoloso, autore anche del Four Seasons Hotel nella “città dei mille templi”, Kyoto.

Non si tratta di un’opera postuma, come siamo abituati a pensare, ma di un centro che glorifica l’appassionante e tenace lavoro di Yayoi Kusama, a ben sessant’anni di carriera.

Yayoi Kusama, l’artista e la sua arte

Classe 1929, Yoayi Kusama è una delle donne artiste più quotate nel mondo dell’arte contemporanea e famosa per le tele coperte di polka dots.

Chi l’ha conosciuta personalmente dice che dipinge tutto il giorno senza sosta. Quindi, una donna tenace, instancabile e prolifica, che però da quarant’anni vive – volutamente – nell’ospedale psichiatrico Seiwa a Shinjuku, lo stesso quartiere del museo. Il personale dell’ospedale l’assiste e l’aiuta preparandole i colori o avvicinandole le tele vergini, che mano a mano riempie di pallini di diverse misure. Punti, puntini, palline o pois in qualsiasi modo li si voglia chiamare, sono i veri protagonisti dell’arte e dello stile inconfondibile di Kusama che in tono scherzoso e con un gioco di parole si potrebbe anche dire che i pallini sono un suo pallino!

Sono proprio queste sue ipnotiche fantasie a contraddistinguerla, a renderla speciale e d’ispirazione, anche nel mondo della moda. L’esempio calzante è nella capsule collection, di qualche anno fa, presentata in grande stile a New York dalla casa di haught couture Louis Vuitton, in cui lo stilista statunitense Marc Jacobs, da sempre appassionato di arte e all’epoca direttore artistico della Maison (dal 1997 al 2013), aveva disegnato la “dot collection”.

L’esposizione Kusama

In esperienza della recente mostra Yayoi Kusama: Infinity Mirrors al Museo Hirshhorn di Washington, che ha richiamato un gran numero di visitatori (talmente tanti che il Washington Post ne ha pubblicato una guida alla sopravvivenza) per la prima mostra temporanea aperta fino al 25 febbraio 2018, i biglietti sono (già) in vendita, ma a fasce orarie: 1.000 yen (circa 7.52 euro) per visitare Creation is a Solitary Pursuit, Love is What Brings You Closer to Art; una recente serie di dipinti, i My Eternal Soul, che riflettono le allucinazioni giovanili, quelle visioni, che l’hanno portata a creare infiniti punti, macchie o paesaggi amebici, come se si vedesse attraverso un microscopio. Protuberanze organiche, innumerevoli occhi o forme vegetali, che nascono da percezioni ossessive infantili.

Una collezione, che si distingue dalle opere più recenti sia per il tocco del pennello più fine che per la maggiore attenzione compositiva dei dettagli.

La nuova serie di Kusama sembra essere un regalo per le nuove generazioni, offrendo una visione più attenta e consapevole come in una “Alice nel paese delle meraviglie” di Lewis Carroll (libro di recente pubblicato da Orecchio Acerbo con le illustrazioni dall’artista: corro ad ordinarmi una copia!), che è caduta in un buco – quello del Bianconiglio – ed è riuscita a uscirne e a ritornare a casa…

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Arte, arte e ancora arte. Non posso farne a meno... Il mio motto è: "Meglio essere piccoli e vedere grande, che essere grandi e vedere piccolo!"