Natale a 40 gradi

 

Sino all’età di 13 anni ho villeggiato a Metaponto. Una località sul mar Jonio poco distante dalla mia città.

Ricordo poche cose di quelle estati. La spiaggia lunga, Giochi senza frontiere alla televisione  ed il cinema all’aperto, che poi, era in parte coperto. Oggi la spiaggia è drammaticamente corta, risucchiata dal mare, Giochi senza frontiere e il cinema hanno chiuso da tempo i battenti. E’ rimasta Metaponto, sino a prova contraria.

I bagni, i castelli di sabbia, i primi turbamenti sessuali, i ghiaccioli Arcobaleno, tutto splendido, ma la cosa che mi dava maggiore emozione era quella bacheca, a ridosso della spiaggia, nella quale era affissa la locandina del film che si sarebbe proiettato di li a poche ore. Ogni sera una pellicola diversa. Per un totale di circa 60 film, al netto delle sporadiche giornate di pioggia. Questa la durata della mia vacanza da preadolescente.

Rammento l’eccitazione nello scoprire la locandina del giorno, dietro la retina metallica,  fissata con quattro punes di acciaio sui quattro lati dell’affisso, già bucherellato dalle precedenti visioni in chissà quante altre località balneari o chiese parrocchiali.

Ma questo lo portiamo al mare per farsi i bagni o per andare al cinema?” Chiese mio padre a mia madre, la quale non rispose, troppo occupata a consultare l’orologio per salvarmi da una congestione. Ho scoperto solo molto tempo dopo che per aver mangiato un cornetto, non è necessario aspettare 4 ore, prima di tuffarsi tra le onde. L’ho scoperto tardi, quando il mare mi era già diventato insopportabile. I cornetti invece sono ancora miei fedeli compagni di vita.

Insomma, ogni giorno era Natale. La sorpresa non era in un pacco da scartare sotto un albero addobbato ed intermittente ma dentro una anonima vetrina di legno. Poi, finalmente, giungeva la sera, i grilli cominciavano il loro monotono concerto, ed io, ormai affrancato dalla salsedine, andavo al cinema.

Il film veniva proiettato su un grande muro di cemento armato. Io lo ricordo grande almeno. Trattandosi di un posto di villeggiatura per famiglie, la maggior parte delle pellicole erano per ragazzi, o meglio, adatte a “tutti”. Tranne rare eccezioni. Ricordo una volta proiettarono Profondo rosso. La notte di Metaponto si tinse di rosso. Le urla delle vittime raggiunsero tutte le villette, compresa la mia. Persino i grilli tacquero forse chiedendosi se anche tra la loro specie canterina si potesse nascondere uno psicopatico assassino.

Io ovviamente non ci potetti andare. Mia sorella si. Ritornò scioccata dal cinema, scortata da una comitiva di amici, sconvolti a loro volta. Si accompagnavano a vicenda. Mi chiedo come abbiano potuto poi spezzare questa catena. L’ultimo avrebbe dovuto pur tornare da solo. La risposta era semplice ed evidente come in un indovinello di altri tempi. Gli ultimi due erano fratelli e dormirono nella stessa villa.

In quel cinema all’aperto solo per metà, la tettoia sarà stata sicuramente di amianto, ho scoperto le maratone di cartoni di Gatto Silvestro e Bugs Bunny, le smorfie di Franco Franchi, la poetica irruenza di Totò e gli scheletri viventi di Ray Harryhausen,  Ma anche Diabolik di Bava, che mi sembrò bislacco persino a 10 anni, e per la prima volta, i pistoleri sporchi e disonesti di Sergio Leone.

Non si proiettavano mai i film della commedia all’italiana con Sordi o con uno degli altri “colonnelli”. Evidentemente troppo problematici per quel placido posto di villeggiatura.

Un altro mondo, direbbe qualcuno. Bastavano le note sinistre dei Goblin per far tremare i polsi e l’epiteto finale di Eli Wallach nel “Brutto, il buono, il cattivo” per provocare un rossore. Una rassegna a cielo aperto che non teneva conto di prime, seconde, terze visioni e neanche di un minimo di continuità tra generi o cronologie. Era un mondo, ed una visione, a parte.

La notte tornavo in villa, pronto a sacrificare il mio corpicino alla tribù delle zanzare. All’epoca non c’era ancora il braccialetto alla citronella. Ma la mente era occupata dalle immagini appena guardate e prima di addormentarmi pensavo all’epifania del mattino successivo.

Qualcuno potrebbe chiedermi: “Ma dove vuoi andare a parare con questo amarcord sulle origini di una passione?”. Nel caso, risponderei che non è una domanda elegante. L’eleganza è morta, come Metaponto. Come il cinema italiano.

Author

La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.