Non uccidere

Nell’unica Top ten della storia scolpita nella pietra, l’indicazione “non uccidere” sta al 5° posto. Posizione stabile da molte settimane. Diciamo settimane. Nella più stringata lista di consigli (tre) di Isaac Asimov gode del primo posto dal 1950.

 “Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno”.

Il bello delle regole, però, è che si possono trasgredire. I robot, infatti, spesso e volentieri violano la prima delle leggi robotiche dello scrittore americano. Le casalinghe degli anni ’50, hanno corso, senza sospettarlo, un mortale pericolo ad ospitare i robot Moulinex nelle proprie cucine. Tremendi frullatori che avrebbero potuto triturarle senza pietà. Ma, a quanto pare, i robot da cucina erano stati ben indottrinati come Robocop.

Il rapporto tra gli umani e i loro surrogati di ferro e circuiti ha sempre ispirato letteratura e cinema. Solitamente, la macchina impazzisce e sfugge al controllo con conseguenze nefaste. Tutto sommato, l’ammutinamento delle macchine è destinato a rinverdire i fasti del mito del Dottor  Frankenstein. Come nel romanzo della Shelley, anche la letteratura sui robot è un monito a non sfidare la legge della Natura ed a non sostituirsi ad essa. La minaccia arriva da un progresso tecnologico incontrollato ed eticamente discutibile destinato a ritorcersi contro i propri artefici..

La lista degli automi ribelli è infinita. Come non citare Westworld, (in Italia conosciuto come “Il mondo dei robot”) con Yul Brinner nei panni di uno spietato cow boy cibernetico alla guida di una rivolta, in un enorme parco di divertimenti a tema, appunto western. L’indistruttibile e inarrestabile robot dell’Ovest influenzerà tutta una serie di personaggi successivi, uno su tutti, il Terminator di James Cameron. Più esistenzialisti e decadenti, invece, gli androidi di Blade Runner, ma, senza dubbio, il film che racconta con maggiore speculazione filosofica il difficile rapporto tra uomo e macchina rimane 2001 Odissea nello spazio di Kubrick. In questo capolavoro dalle tante sfaccettature, fa la sua apparizione il più astratto quanto sinistro cervello elettronico della storia del cinema: Il monocolo Hal 9000.

Il computer di bordo, dalla voce melliflua, antepone la salvezza della missione alla vita degli astronauti ed ordisce una oscura trama per eliminarli. Indimenticabile la scena finale, in cui l’astronauta sopravvissuto, disinstalla lentamente il computer che, agonizzante, perde coscienza di se e ci svela la sua “umanità”, sussurrando: “Fermati David, ho paura!”. Qualche anno dopo, un “cattivissimo” computer organico, addirittura sevizierà e feconderà la sua padrona di casa, nel film Generazione Proteus. (1)

Oggi, nonostante l’avvento della clonazione, che offre spunti filosofici e morali ancora più ampi e complessi, la fantascienza continua a sfruttare il filone dei robot recalcitranti. Basti pensare ai recenti “I, robot” ed al modesto “Il mondo dei replicanti”, in cui, gli esseri umani creano un “rimpiazzo” per risparmiarsi la “fatica” di vivere e liberarsi dal peso dell’esistenza. Insomma, una metafora delle chat.

Tutti questi scenari, sin qui descritti, appartengono evidentemente al mondo della fiction. La stessa cosa non si può dire, purtroppo, per la storia di Kenji Urada. In quel giorno del 1980, presso uno stabilimento della Kawasaka, le leggi della robotica di Isaac Asimov sono completamente saltate. L’operaio Kenji Urada fu preso e scaraventato in una macina da un robot della filiera mal funzionante. Il malcapitato lavoratore di 37 anni è ufficialmente il primo uomo della storia ucciso da un robot.

Appare chiaro che tra finzione e realtà, i robot dovrebbero indicarci una via morale e interrogarci sui limiti da imporre alla tecnologia, e, vedi il caso Urada, su quanto sia importante una costante manutenzione. Per concludere, mi chiedo: Perché preoccuparsi tanto se un androide ogni tanto uccide qualcuno, per giunta in un romanzo o in un film, quando gli esseri umani non fanno altro?

 

 (1) Tutti i film citati sono tratti da romanzi o racconti tranne Westworld che però è scritto e diretto da un grande autore di fantascienza Michael Crichton. 

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.