Oh-a-a-a oh

Video Killed The Radio Star appartiene alla ristretta cerchia delle canzoni POP perfette. In quanto tale è eterna ed immune all’usura del tempo. Lo dimostrano le innumerevoli cover e l’utilizzo, anche recentissimo, che se ne fa nella pubblicità. Il titolo della canzone, come il sintetico testo, (“sintetica” anche la musica, ma dal punto di vista delle sonorità elettroniche) ha fatto il resto. La canzone esce nella sua forma più nota (ci ritornerò) nel 1980, all’inizio del boom del videoclip e più in generale di quello della televisione come ossessivo ed invadente mezzo di comunicazione. Il teorema per cui il video ha ucciso le star della radio, quindi, è di grande suggestione e precisione.

La canzone con l’irresistibile “Oh-a-a-a oh” (decisivo, direi) è in realtà stata scritta e pubblicata un anno prima che uscisse in questa versione celebre, quella che tutti conosciamo. E’ stata composta infatti da Bruce Wooley nel 1979 con Trevor Horn e Geoffrey Downes e pubblicata sull’album “English Garden” del gruppo Bruce Wooley  and the camera club(1). Il disco in questione è uno dei dischi new wave (ma è riduttivo catalogarlo in un genere) più belli e sofisticati della storia della musica pop ma purtroppo anche uno dei più misconosciuti. Questo destino è ancora più stridente proprio perché l’album contiene tra le sue tracce proprio quella “Video killed the radio stars” che un anno dopo nella versione dei Buggles avrebbe raggiunto l’apice delle classifiche di mezzo mondo.

Succede che quando i Camera club si dividono, Horn e Downes formano i Buggles e dopo una trattativa sui diritti di alcune canzoni del repertorio della disciolta band ne ripubblicano un paio o forse tre sul loro album di esordio “The age of plastic”. Le canzoni, riproposte con piglio (quasi dance) più elettronico, vocoder e soprattutto con quel geniale coro al femminile (assente nella prima versione) conquistano il mondo (2). Non dimentichiamo che Trevor Horn confermerà nel tempo questo grande talento ed intuito commerciale diventando uno dei più influenti e creativi produttori di musica pop. Bruce Wooley,  il vero autore della canzone, da parte sua, dichiara che con la sola percentuale dei diritti di “Video Killed” avrebbe potuto vivere di rendita. Ma Bruce Wooley, ignorato dai più (come lo splendido disco della sua band Camera club) è, in realtà, una delle personalità più eminenti della scena pop. Il compositore inglese ha infatti scritto e prodotto grandissimi successi, uno tra i tanti,  quella “Slave to the rhythm” di Grace Jones, scritta originariamente per i Frankie goes to Hollywood.

Sono passati trent’anni dall’uscita di “Video killed the radio stars” e tante cose sono cambiate, ma la POP SONG non ha perso nulla della sua brillantezza. La previsione di Wooley e dei Buggles sul video omicida si è avverata in pieno e, per una certa scuola di pensiero, ha preso una piega culturalmente ancora più drammatica con il sopraggiungere della televisione berlusconiana. Ma questa è un’atra canzone e si dovrebbe chiamare “Silvio killed the radio stars”. Ma, forse, anche per il video è giunto il tempo di morire (parafrasando Mogol) e il suo killer potrebbe essere Facebook.

PS: Nella sezione media dell’articolo, le due versioni della canzone, uscite una a distanza di un anno dall’altra. La prima (video2) passata del tutto inosservata, la seconda (video1) destinata ad entrare nella storia.

 

  1. Nella formazione anche Thomas Dolby, compositore e produttore di grande talento.
  2. Senza considerare che quell’anno in più, dal ’79 all’80 è bastato a far esplodere il fenomeno del video musicale e quindi anche quello della canzone in questione. Videoclip diretto dal regista australiano Russel Malchay (autore dei memorabili video dei Duran Duran e del meno memorabile film Highlander che pure ebbe grande successo)

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.