Palazzo canta la notte e la controra

 

“Terzetto nella nebbia”, il primo brano estratto da “Canzoni della notte e della controra”, pubblicato su YouTube, ha oltre duemila click. Puntualmente, almeno con cadenza quotidiana, l’autore, Umberto Palazzo, ringrazia gli affezionati ascoltatori attraverso il suo profilo Facebook personale.

Sono cose che non capitano spesso, soprattutto in Italia, ma Umberto Palazzo, si sa, è un artista raro, per talento e attitudine.

E lo è perché ha una sensibilità, un occhio continuamente proiettato sulla società che lo circonda, in senso lato.

E così, dopo le perle del Santo Niente e l’esperimento, riuscito, della traslazione nel Santo Nada, eccolo assecondare il suo istinto solitario da cultore della musica che fu e che non è più, nonostante dovrebbe esserlo: l’approccio solistico alla composizione, che riassume ciò che lo ha reso artista. Non il noise, non il rock, non l’alternative. La logica è sempre indipendente, ma vira verso il passato, verso ciò che, consapevolmente o inconsapevolmente importa poco, lo ha reso maturo.

Da questo percorso di ascolto che ha generato il background di un autore nasce “Canzoni della notte e della controra”, nove tracce edite da Discodada, che risponde fedelmente al titolo. Composizioni che mettono in evidenza la vena cantautorale di Palazzo e la loro appartenenza a un lavoro certosino di costruzione “in solitudine”, da self-made musician, mescolando soprattutto ciò che l’Italia, nei decenni passati, è riuscita a partorire e che oggi andrebbe recuperato.

E per fortuna che c’è Umberto. Ogni canzone del disco è un caso a sé, una piccola perla che consacra la tendenza a fare antropologia musicale di un artista che, come, sempre si è dimostrato disponibilissimo nel commentare per F052 la sua ultima fatica discografica.

“Canzoni della notte e della controra”: già dal titolo le trame di questo disco sembrano più intimistiche e il fatto che esca da solista ne è un ulteriore riprova:

Non direi che intimistico sia la parola perfetta. Mi viene in mente prima l’aggettivo onirico. Il sonno, il sogno, il dormiveglia, il rilascio delle endorfine dopo l’orgasmo sono cose che hanno a che fare con l’immaginario di questo disco più di ciò che di solito viene associato con l’aggettivo intimista. E’ un disco dolce, ma è totalmente anti-sentimentale. La dolcezza è tutta fisica.

Chi è l’Umberto Palazzo che ha scritto e suonato in questo disco?

Il solito cazzone.

Se col Santo Nada ti eri già discostato dal Santo Niente, recuperando sonorità molto orientate al “western” e al “morriconiano”, le nove tracce di questo disco suonano molto sixties italiano, no?

Pochi sanno che Morricone è stato l’arrangiatore del catalogo pop della RCA fino a metà degli anni sessanta e ha lasciato un segno indelebile nell’immaginario canzonettistico italiano, arrangiando decine e decine di successi per Mina, Gianni Morandi, Edoardo Vianello, Rita Pavone e così via. Anche questo è un disco morriconiano, pieno di chitarre baritone che fanno clic clac nel riverbero a molle.

Di fondo c’è anche la necessità di recuperare atmosfere che hanno reso grande la musica italiana nel passato e oggi sono cadute nel dimenticatoio?

Più che altro si tratta della necessità di battere nuove strade partendo da un punto del passato e da lì seguire un percorso verso il futuro alternativo a quello che c’è stato effettivamente. Mi piace pensare che sia un disco appartenente ad un genere immaginario che io chiamo pre-rock, cioè come m’immagino che si sarebbe evoluta la popular music se non ci fosse stato il rock. 

5° traccia: “La marcia dei Basilischi”. Un omaggio alla Wertmuller (che nel 1963 diresse “I Basilischi”, ndr)

Non è l’unico. “I Basilischi” si apre con un elogio della controra, la parola ritorna in “Metafisica”, nel pezzo omonimo e nel titolo del disco. E’ il concetto base di un disco che ha un’anima profondamente meridionale. La colonna sonora del film, e non è un caso, è di Morricone.

“Aloha”, subito dopo, ha qualcosa di familiare:

E’ una nuova versione di un pezzo già presente ne “Il fiore dell’agave”. All’epoca pubblicai il rough mix, che aveva il suo bel fascino, perché non ero riuscito a riaprire l’originale master multitraccia. Fortunatamente l’anno scorso sono riuscito a trovare un registratore uguale a quello che avevo usato per registrare, una tecnologia nel frattempo divenuta obsoleta, e ho potuto rifinire in maniera più ariosa la canzone. 

Chiude il disco “Acchiappasogni” con Tying Tiffany. Anche lei regala una performance insolita per l’occasione:

Avevamo iniziato a scrivere quel pezzo prima che ci fosse l’idea di questo disco, avevamo una mezza idea di fare un disco di queste ninna-nanna alla Lynch-Badalamenti. Un progetto folle, che ovviamente è stato poco più che una chiacchierata molto fantasiosa, ma alla fine ne è venuto fuori una delle cose più belle del disco. Bisogna sempre mettere in pratica le idee più folli: è difficile che i risultati non siano interessanti.

Umberto il disco uscirà il 14, colpisce il fatto che ti prodighi, sulla rete, per farlo comprare nei negozi di dischi: non facciamoli estinguere come sta succedendo da più parti in Italia. Come negli anni passati è accaduto anche coi piccoli cinema:

E’ importante per l’anima e per il karma.

Author

La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.