Politica e cravatte

 

Luigi De Magistris, sindaco di Napoli e magistrato ammazzagoverni, pare abbia fondato un nuovo partito. Non so quale sia il programma e non mi meraviglierei se non ne avesse alcuno. Da un po’ di tempo i partiti non fanno programmi. Se fare politica è un reato, avere un programma è molto pericoloso: potrebbe scattare l’aggravante della premeditazione.

Per questo, per i partiti è meglio non fare programmi, meglio ancora fare un “partito non propriamente partito” – tipo “tessuto non-tessuto”. Infatti, De Magistris ha fatto proprio così: ha fondato un partito che non è un partito; nome di battesimo: “Quarto Polo”. Bisogna dire – per inciso – che c’è un po’ di confusione al riguardo, se è vero che per definizione i poli potrebbero essere al massimo due. Forse De Magistris e gli altri fondatori “polari” si riferivano ai punti cardinali che sono effettivamente quattro e che avrebbero anche il vantaggio, all’occorrenza, di un’ulteriore scomposizione: nord-est, sud-ovest, sud-est, nord-ovest… addirittura nord-nord-est, sud-sud-ovest, eccetera.

Ma questa mia discussione sui programmi e sul nome dei partiti è una cosa fuori luogo di cui, mi rendo conto, al lettore non interessa affatto. C’è, piuttosto, un altro aspetto che sta tenendo alto l’interesse dell’opinione pubblica attorno a questa novità politica inaugurata da Giggino De Magistris: i colori sociali di questo Quarto Polo. De Magistris avrebbe scelto il colore arancione, già collaudato portafortuna alle elezioni comunali di Napoli e di Milano.

L’idea però non piace a Gianfranco Miccichè che intende far valere un presunto copyright sul colore arancione – a proposito, controllate bene di non avere indosso qualcosa di arancione, per non beccarvi una diffida. Miccichè, politico siciliano, ex padre fondatore di Forza Italia ed ex ministro della Repubblica, ha fondato un partito che si chiama Grande Sud. La questione è questa: Grande Sud avrebbe adottato per primo il colore arancione e minaccia chiunque ne faccia uso, pare anche legalmente.

La questione è precipitata perché De Magistris, oltre ad aver fondato un nuovo partito, pare che si sia ficcato in testa – il “congiuntivo” è d’obbligo – di proporre un proprio candidato alla guida del governo italiano. Chi sarà il predestinato? Come al solito, tutti fanno finta di niente. Ma a un certo punto, quatto quatto, è spuntato il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingoia. Il quale faceva sfoggio di una sgargiante cravatta arancione. I giornalisti – che sono tutti malelingue – hanno interpretato la mise del magistrato come una chiara allusione: sarebbe lui il candidato premier del partito degli arancioni.

Gianfranco Miccichè l’ha presa malissimo. Un po’ perché il personaggio, palermitano come lui, nel collegio gli porterebbe via dei voti, un po’ perché ciò significherebbe un ulteriore arretramento della politica rispetto alla magistratura. Ma soprattutto perché hanno la stessa cravatta.

Dove starebbe il problema lo si comprende benissimo osservando attentamente una vignetta di Jacovitti. Se due persone indossano la stessa cravatta, un pezzo unico annodato al collo di entrambi, non sarà tanto agevole andarsene in giro.

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.